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Parma, altro che sms innocenti: adesso rischia la Serie A

Il “tono scherzoso” di Calaiò e Ceravolo come li giudica la società  secondo la Procura configurano invece un tentativo di combine

PARMA. Dalla gioia per una promozione storica in Serie A alla rabbia e alla paura di perdere tutto per tre sms. È quanto stanno vivendo in queste ore tifosi e dirigenti del Parma dopo la decisione della Procura federale di deferire per tentato illecito sportivo i giocatori Emanuele Calaiò e Fabio Ceravolo e, per responsabilità oggettiva, lo stesso club. L'accusa è la più pesante possibile: nel caso fosse accolta in giudizio, potrebbe portare ad una pesante squalifica per i due tesserati e, ...

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PARMA. Dalla gioia per una promozione storica in Serie A alla rabbia e alla paura di perdere tutto per tre sms. È quanto stanno vivendo in queste ore tifosi e dirigenti del Parma dopo la decisione della Procura federale di deferire per tentato illecito sportivo i giocatori Emanuele Calaiò e Fabio Ceravolo e, per responsabilità oggettiva, lo stesso club. L'accusa è la più pesante possibile: nel caso fosse accolta in giudizio, potrebbe portare ad una pesante squalifica per i due tesserati e, per il Parma, alla mancata promozione. L'indagine era scattata dopo che due giocatori dello Spezia, il bellunese Filippo De Col e Alberto Masi, avevano segnalato di avere ricevuto tre messaggi whatsapp dai vecchi ex compagni di squadra Ceravolo e Calaiò, due invii per il primo, uno per il secondo. Messaggi definiti di tono scherzoso dai due attaccanti del Parma, come "Non ci spaccare le gambe". Dopo quei messaggi, lo Spezia perse in casa 2-0 con gli emiliani che, grazie al contemporaneo pareggio del Frosinone a Foggia, conquistò la A. Sms spiritosi fra amici corredati da faccine secondo il Parma, un tentativo di combinare il match invece secondo la Procura, guidata da Giuseppe Pecoraro.

Una versione assolutamente inattesa dal Parma che aveva sempre ritenuto come unica ipotesi possibile l'archiviazione e mai aveva ipotizzato che si potesse arrivare al deferimento in base all'articolo 7. Il club ha immediatamente replicato, senza nemmeno attendere la comunicazione ufficiale, con una lunga nota al vetriolo. Il Parma ha espresso prima di tutto sconcerto perché continua a ritenere che "testo e tenore dei messaggi non possano integrare una fattispecie così grave", confidando "che chi dovrà giudicare lo farà nel rispetto delle norme, della giustizia e del buon senso". Per questo motivo il Parma ha chiesto espressamente che, "come sono stati resi pubblici molti dettagli delle indagini, possano essere resi pubblici dalla giustizia sportiva, da subito o al termine del procedimento, anche i testi dei messaggi in questione, affinché tutti gli sportivi italiani possano avere contezza del tenore degli stessi". Alle parole ufficiali del club ha fatto eco Alessandro Lucarelli che ha postato "Rendete pubblici i messaggi, così ci facciamo due risate". Ma c'è anche, fra i tifosi, chi ha accusato i due giocatori protagonisti della vicenda, rei di avere agito con troppa leggerezza mandando messaggi a due avversari.