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Sfida tra ventenni Osaka è la regina della California

La giapponese si aggiudica nettamente la finale battendo in due set la russa Daria Kasatkina 

ROMA. La finale femminile di Indian Wells potrebbe avere un significato storico. Forse. La regina della California si chiama Naomi Osaka, ragazza del ’97. Tennista di formazione statunitense, che però gioca per il Giappone in nome di sua mamma (il papà è di origine samoana). Ha trionfato lei nel deserto californiano di Indian Wells, uno dei tornei più amati dai tennisti. Ha battuto Daria Kasatkina, in quella che per molti è stata la sfida della Next Gen femminile. Anche lei del ’97, russa di nascita. Ed effettivamente una finale tanto giovane a Indian Wells non si vedeva da tempo, quando a scontrarsi erano Serena Williams e Kim Clijsters, oppure Daniela Hantuchova e Martina Hingis.

Una finale sorprendente solo per chi non le conosce, ma Dasha, come viene chiamata la Kasatkina, ha colpi e geometrie di un’altra epoca e un gioco che richiama a tratti quello della Hingis. Invece Osaka ha un classico gioco di costante attacco da fondo, tra perfezione e colpi che finiscono in tribuna. È stata una partita divertente, equilibrata all’inizio, senza una giocatrice che riuscisse a dominare l’altra: la Osaka non ha mai modificato il suo assetto, pensando sempre a “picchiare” la palla il più possibile. La Kasatkina, invece, ha provato anche a smorzare i toni e i ritmi dello scambio, cercando delle geometrie diverse con il chiaro intento di confondere l’avversaria. Ma, come molti esperti sanno, la giovane Dasha non è ancora campionessa di continuità, e alla fine l’ago della bilancia si è spostato dall’altra parte del campo e Osaka ha trionfato con un netto 6-2, 6-3.

La Kasatkina l’ha presa bene: «Mi sono sentita scarica durante il match, ero anche nervosa, con l’esperienza spero di migliorare la gestione di queste partite. Avrei dovuto fare meglio. Lei è tanto potente, servizio, dritto, rovescio, è dura giocarci contro. Adesso vado a Miami, per la prima volta in vita mia userò un jet privato, e lo dividerò proprio con Naomi! …». Il buonumore è rimasto anche dopo la doccia. «Il mio sogno nel tennis? Fare il Grande Slam, e vincere l’oro Olimpico nello stesso anno come Steffi Graf! Si parlava di sogni, no? ». Poi, più seria: «Osaka ha il potenziale per andare davvero lontano, io devo lavorare, e la crescita anche in classifica arriverà. Questa finale è un passo positivo».

Ancora più felice la vincitrice del torneo, Osaka: «Alla fine nemmeno mi ero resa conto subito di aver vinto il match-point. Ero come Spongebob nella caverna! Mi sembra tutto così strano, di non dover giocare un’altra partita domani… sono felice di aver tenuto sotto controllo i nervi, di aver preso le decisioni giuste. Il discorso quando mi hanno dato la coppa, io mi ero preparata, ma quando mi hanno chiamata ero terrorizzata, non mi ricordavo più nulla, e allora ho iniziato a dire le prime cose che mi passavano per la testa. Il jet privato con Daria? Oh, sarà la prima volta anche

per me, non so proprio cosa potrei dirle, se ci parleremo, cioè, non ci conosciamo ancora così bene, e io non sono la tipa che inizia le conversazioni. Dio, potrebbe essere così imbarazzante. Non so cos’altro posso dire, ho vinto, yay, che figata! ».

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