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Mandorlini, patto con il Padova

«Andare via avrebbe rappresentato una sconfitta. Ho firmato perché sono legato alla città»

PADOVA. Questione di scelte. Che a volte possono cambiare, in un senso o nell’altro, anche il corso di una stagione. Il mese di gennaio rappresenta un bivio per molti calciatori, specialmente quelli meno utilizzati nelle proprie squadre. Possono decidere di alzare i tacchi e cambiare aria oppure di restare, continuare a lottare e condividere un obiettivo. Nel Padova di questa stagione il reparto più affollato è senza dubbio il centrocampo, e non è un caso che prima De Risio, quindi Tabanelli, abbiano scelto di vestire un’altra maglia per trovare continuità e prospettive diverse per la propria carriera. Matteo Mandorlini, invece, non solo non ha lasciato ma, per coniare uno storico slogan televisivo, ha… raddoppiato! Oltre ad essere voluto restare a Padova, il mediano romagnolo a metà gennaio ha rinnovato il contratto, in scadenza a giugno, per un’altra stagione. L’ha fatto pur sapendo che avrebbe avuto una concorrenza estrema e che ci sarebbe stato molto da sudare.

Dopo che ha firmato, non è che la strada sia sempre stata in discesa. Alla ripresa dopo la sosta, ad esempio, il suo nome è finito ancora in panchina nel derby contro il Vicenza, mentre a centrocampo Bisoli lanciava un difensore come Cappelletti. Tempo una decina di giorni e Mandorlini è tornato titolare, ma da difensore centrale, in Coppa Italia. Quando si dice mettersi a disposizione, sempre e comunque.

«Questa è la mia filosofia», sorride il centrocampista classe 1988. «Ho sempre cercato di mettermi a disposizione, anche se devo dire che non è facile. Un giocatore vuole giocare sempre e possibilmente nel proprio ruolo, e quando sta fuori, soffre, perché ci tiene da matti a partecipare in prima persona. Ma la filosofia di squadra viene sempre prima del singolo, quest’anno come non mai si è creato un affiatamento speciale e io spero di poter dare il mio contributo il più possibile».

Anche perché, oltre alle scelte tecniche, in questa stagione Mandorlini è stato frenato da un infortunio muscolare ad ottobre e da un risentimento dopo il ritiro invernale. Si spiega anche per questo motivo il suo rientro graduale. «Quando sono rientrato dopo il primo stop ho fatto un po’ fatica. Poi sono stato male dopo il ritiro di Cesenatico e non ho voluto affrettare i tempi, saltando anche l’amichevole con il Gavorrano. Non ero nelle condizioni migliori, il mister giustamente ha fatto le proprie scelte e io le rispetto. Sono molto felice di aver giocato sabato e spero di continuare così».

Ha avuto esitazioni nel firmare il rinnovo contrattuale?

«No, sono sempre stato grato a questa società e allo staff. Ho sentito la fiducia della dirigenza e andare via a gennaio per me avrebbe rappresentato una sconfitta. Volevo giocarmi il posto e sono contento di come stanno andando le cose, credo di essermi guadagnato il rinnovo e la stima della dirigenza. Mi sento legato a questa città, che sta vivendo un’annata particolare e merita di raggiungere il traguardo al nostro fianco».

A proposito di legami, sabato all’Euganeo arriva il Ravenna, la sua città natale. All’andata fu costretto a guardare i compagni dalla tribuna a causa dell’infortunio, sabato invece spera di esserci, facendo tutti gli scongiuri del caso. E sarebbe la prima volta contro la squadra della sua città, se non sbagliamo...

«Ci tengo molto. Nel Ravenna ho giocato fino a 14 anni prima di essere acquistato dal Parma. Ma sono molto attaccato alla squadra, mio padre (Andrea, ndr) ha fatto il vice-allenatore, mentre mio fratello ci ha giocato fino allo scorso anno, vincendo anche il campionato. Loro sono una buona squadra,

migliorata rispetto al girone d’andata. Non sarà affatto facile, ma noi dobbiamo assolutamente vincere. Stiamo bene fisicamente e mentalmente e dobbiamo sfruttare al massimo il prossimo mese per raccogliere il maggior numero di punti possibili» .

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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