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«Un week end memorabile E sul calcio...»

Malagò plaude ai trionfi azzurri nello sci e nel ghiaccio. «Lo sport ha unito le Coree»

PADOVA. Trento e Padova ieri, Treviso oggi. Come dire: tre (eventi) in poco più di 24 ore. Giovanni Malagò, presidente del Coni nazionale, gira più di una trottola, su e giù per l’Italia, eppure non dice mai di no se viene chiamato a presenziare ad un’inaugurazione (nella fattispecie la nuova Casa dello sport del capoluogo trentino), alla posa di una prima pietra (quella del cantiere per ampliare lo stadio Colbachini dell’atletica nella città euganea) e alla cerimonia di consegna di benemerenze sportive (Galà dello sport veneto, sempre a Padova), per chiudere il cerchio salendo in cattedra, oggi a mezzogiorno, alla Ghirada, nel cuore della Marca, e incontrare gli studenti iscritti al Master SBS (Strategie per il Business dello Sport), nato nel 2005 da un’idea di Verde Sport e dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Il week end più esaltante. Se poi gli capita di arrivarci sull’onda di una domenica trionfale per i colori azzurri sulla neve e sul ghiaccio, la fatica per il tourbillon di spostamenti viene ampiamente compensata dalla soddisfazione di poter commentare risultati prestigiosi. «Mi fanno presente gli statistici che è stato forse il fine settimana più esaltante nella nostra storia degli sport invernali», esordisce compiaciuto. Per poi aggiungere: «Qualcuno, scaramanticamente, invece sottolinea: “Non doveva succedere adesso, ma fra 20-30 giorni alle Olimpiadi di Pyeongchang (in Sud Corea, ndr)!”. Io dico: meglio avere questo tipo di “considerazioni” da fare che ritrovarci con italiani e italiane lontani dal podio. Tutto ciò ci lascia ben sperare, anche se quando hai a che fare con le discipline invernali è molto, molto diverso rispetto a quelle estive. Le variabili sono decisive. È un dettaglio, ma sentivo alla radio l’intervista di Federica Brignone che confessava: “Sapevamo che saremmo andate bene, perché la pista era molto dura, ghiacciata, avremmo avuto delle chance straordinarie (e hanno vinto infatti con distacchi pazzeschi), se invece la neve è facile, noi soffriamo”. Ecco, voi capite bene che lì, in Corea, basta un -10 di temperatura invece, che ne so, di un -12 o - 13 perché le cose cambino».

I Mondiali del 2021 a Cortina. In un Veneto che sforna da sempre talenti sugli sci e nel pattinaggio su ghiaccio, a che punto siamo nella marcia di avvicinamento alla rassegna iridata cortinese? «Finalmente, dopo molte discussioni e polemiche, che da noi non mancano mai, c’è una barca che è stata varata, con un comandante, Alessandro Benetton, che vi si sta dedicando, persona seria, con Paolo Nicoletti (amministratore delegato della Fondazione Cortina 2021) che sta allestendo la squadra organizzativa, con una legge finanziaria che ha sottolineato l’impegno economico degli investimenti sia per la parte sportiva (piste da sci, la strada per arrivarci, i parcheggi e tutti i supporti necessari), ma anche e soprattutto con l’Anas che ha investito 160 milioni di euro per aspetti infrastrutturali della città di Cortina. È un’occasione più unica che rara. Devo essere sincero, c’è stata una formidabile collaborazione fra Comitato Olimpico, Federazione Sport Invernali, Governo ed Enti Locali, sia le amministrazioni comunali che la Regione. Lo sport è riuscito a cementare, un po’ com’è avvenuto in Corea: lì abbiamo messo d’accordo Nord e Sud, qui è stata una passeggiata con gli Enti locali».

Olimpiadi delle Dolomiti? Mah. A proposito di Cortina, si può davvero pensare ai Giochi invernali delle Dolomiti, che nel 2026 siano organizzati insieme dalle province di Trento, Bolzano e Belluno? «Ne ho parlato proprio a Trento con il presidente della Provincia, vengo qui e la domanda che mi ponete è la stessa, ieri (domenica) ero a Milano e idem come prima, la settimana scorsa me l’hanno chiesto in Piemonte. La verità è che l’Italia ha 4-5, forse anche 6, possibilità di ospitare una grande manifestazione invernale e tutte le regioni del Nord sono disponibili. Io ho detto a tutti: “Signori, fermiamoci un attimo. Aspettiamo il 4 marzo e poi facciamo il punto”».

La crisi del calcio. Inevitabile la domanda sulla crisi del calcio. «Io sono da una parte la prima, perché ho il diritto-dovere di vigilanza, e dall’altra l’ultima persona che possa parlare. Ci sono aspetti giuridici al vaglio di chi di competenza, mentre sotto il profilo mediatico sono stato il primo due mesi e mezzo fa a dire quello che era necessario ed inevitabile. Oggi anche i più scettici stanno condividendo quanto sostenevo, la realtà è sotto gli occhi di tutti. Qui non è questione che Malagò debba o meno fare la voce grossa, ma solo capire se ci sono elementi formali, giuridici, tecnici per fare qualcosa, oppure uno deve andare solo con i discorsi del buonsenso, che però sino ad ora mi pare non abbiano ottenuto qualcosa». E poi: «Non dirò se i candidati mi sembrano adatti. Quello che è palese è che non mi sembra ci sia unitarietà di intenti, quindi molti dei buoni presupposti da cui eravamo partiti si sono vanificati. È stata una presentazione con finale thriller: fino all'ultimo non si sapeva se arrivasse un altro nominativo (chiara allusione alla mancata candidatura del presidente della Lazio, Claudio Lotito)».

Il caso Vicenza. Infine, una parola sulla situazione venutasi a creare a Vicenza: «Il problema della Lega Pro è molto sentito e serio. Se
non esistono mecenati che mettono i soldi, il conto economico non sta in piedi. E per quanto riguarda il Vicenza, una società storica, è impressionante quello che ha alle spalle. È un grido di dolore per tutti e da questa storia usciamo tutti sconfitti».

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