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Doping, ci casca anche Froome «Ma ho l’asma»

Positivo alla Vuelta al salbutamolo, un dilatatore Nibali: «Non è un gran giorno per il ciclismo»

ROMA. Il frullatore si è inceppato e ora rischia di tritare tutto il ciclismo, un movimento, si sa, dalla salute piuttosto cagionevole. Chris Froome, il keniano bianco, il vincitore di quattro degli ultimi cinque Tour de France, il 32enne che in settembre aveva completato l’accoppiata Grande Boucle-Vuelta e che due settimane fa, annunciando la partecipazione al Giro 2018, aveva lanciato la sfida all’accoppiata delle accoppiate per la prossima estate, è risultato positivo a un controllo antidoping. L’esame risale appunto alla Vuelta España, vinta davanti a Vincenzo Nibali. Sette settembre, tappa numero 18. Lui riprende ai rivali in montagna i secondi persi un giorno prima, ma nelle sue urine ci sono tracce doppie di salbutamolo, una sostanza nota nel mondo dello sport, perché è contenuta nel Ventolin, il farmaco che cura l’asma. Insomma, un broncodilatatore. Froome, che corre per l’inglese Team Sky, budget da 30 milioni di euro l’anno, il più ricco del gruppo, soffre d’asma. Non è una novità. Centinaia di atleti di livello con lo stesso problema sono autorizzati a usare quel farmaco, l’Uci approva.

Ma la regola parla chiaro: non possono essere inalati più di mille nanogrammi per millilitro. E invece nel sangue del corridore il quantitativo è il doppio di quanto consentito. Il 20 settembre, a Vuelta conclusa e prima del Mondiale di Bergen, l’atleta e il suo team sono stati informati dall’Uci dell’anomalia che le controanalisi hanno confermato. La Federciclismo mondiale non ha sospeso il corridore proprio per il tipo di sostanza in questione: è un farmaco ma può essere anche una sostanza dopante. Insomma si tratta di una situazione border-line.

I precedenti? Ce ne sono molti. Dal 1994 a oggi hanno tremato Indurain, Rominger, Ullrich, Ballan e, da ultimo, due big del nostro ciclismo come Alessandro Petacchi, correva la stagione 2011, e Diego Ulissi, due anni fa. Entrambi usavano il Ventolin, entrambi avevano la deroga dell’Uci. Per entrambi, constatata l’irregolarità, è scattata la squalifica. Per “Ale-jet” 12 mesi, per il corridore della Uae Emirates nove. «Negligenza», aveva detto il tribunale antidoping. E ora? Il team Sky ha garantito: «Spiegheremo ciò che è successo. La concentrazione di salbutamolo può essere influenzata da vari fattori: interazione con cibi, con medicinali, disidratazione».

Il re del Tour, che rischia seriamente di perdere la Vuelta vinta e di dover rinunciare alla prossima stagione, Giro e Tour compresi, ha pure twittato a metà giornata ringraziando per la solidarietà ricevuta e dicendosi pronto a dare tutte le spiegazioni. «Conosco e ho sempre rispettato le regole, tutti sanno che soffro di asma, non ho superato i dosaggi, sono pronto a rispondere a ogni richiesta di spiegazioni. Uso un inalatore per gestire i miei sintomi e so che verrò testato ogni giorno indossando la maglia del leader».

La botta però per il ciclismo è forte, quasi devastante. Dopo l’attacco mortale dell’Epo di terza generazione dieci anni fa e la caduta del mito Lance Armstrong, dopo la “bistecca al clenbuterolo” che ha offuscato la stella Alberto Contador, ora l’imperatore Froome, le cui prestazioni mirabolanti in salita (accompagnate da uno stile in bici quantomeno bizzarro) sono da tempo nel mirino degli scettici. Ricordate quella “frullata” al Tour 2013 con cui Froome si tolse di ruota i rivali? È stata passata ai raggi x da esperti di ogni genere. Poi, però, forse anche grazie a una condotta di gara più aggressiva e spettacolare, le nubi si erano diradate sul fuoriclasse ed erano state sostituite da tre maglie gialle splendenti. Ora il caso del broncodilatatore. «Strano soffrisse d’asma, quel giorno non pioveva alla Vuelta», ha detto Vincenzo Nibali. «Di certo è una bruttissima notizia per il movimento e anche
per me», ha detto dall’isola di Hvar in Croazia dove è in ritiro con la Bahrain Merida. «Se fosse confermata la positività, nessuno mi ridarebbe l’emozione di vincere di salire sul gradino più alto sul podio di Madrid». Come dargli torto.

@simeoli1972. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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