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Altinier e la scaramanzia del gol

I biancoscudati ritrovano il bomber delle ultime due stagioni, ora a Reggio. «Ma tanto non segno...»

PADOVA. In pochi mesi è passato da capitano a uomo-mercato. Da leader di una squadra in grado di illudere e poi deludere la piazza a cessione eccellente di una campagna acquisti rivoluzionaria. Non c’è dubbio che l’uomo-copertina della prossima sfida tra Padova e Reggiana sia Cristian Altinier. Capocannoniere biancoscudato delle ultime due stagioni, è stato uno dei giocatori simbolo della gestione Bergamin-Bonetto e sabato sera tornerà per la prima volta allo stadio Euganeo dopo l’addio, inaspettato e un po’burrascoso, dello scorso agosto. Una cessione che scatenò qualche polemica, con lo stesso Altinier che si affrettò a fornire la propria versione dei fatti, parlando di «poca chiarezza nei miei confronti. Tramite altre persone avevo capito che non c’era più fiducia in me, ma fino a tre giorni prima della cessione c’è stato solo un grande silenzio sulla mia posizione».

Parole pronunciate a caldo dall’attaccante, poche ore dopo lo sbarco a Reggio Emilia. Parole sulle quali lo stesso Altinier non intende più tornare, alla vigilia del suo ritorno da avversario a Padova: «Quello che volevo dire l’ho già detto, non ha senso alimentare altre polemiche». Qualche mugugno sui social l’hanno scatenato, la scorsa settimana, alcune sue dichiarazioni nelle quali spiegava che «del Padova non mi importa più nulla». «Parole assolutamente strumentalizzate», chiarisce Altinier. «Mi era stato chiesto se mi facesse “rodere” il fatto che il Padova fosse primo in classifica, e io ho solamente risposto che in questo momento non m’importa di ciò che fa il Padova, essendo un giocatore della Reggiana. Non sono mai stato un ruffiano, sono un professionista ed i biancoscudati adesso rappresentano un rivale come gli altri. Credo sia giusto così, per rispetto a tifosi e società in cui mi trovo adesso. Rispetto che ho sempre avuto in tutte le piazze in cui sono stato, compresa Padova, della quale conservo ricordi eccezionali».

Sente ancora qualcuno dalla città del Santo?

«Certo. Il ricordo più bello che ho di Padova sono proprio le tante persone che ho conosciuto, dai ragazzi che lavorano in sede ai magazzinieri. Ho lasciato tanti amici, che mi farà piacere ritrovare».

Il ricordo più bello in campo, invece, qual è stato?

«Credo la doppia vittoria consecutiva in trasferta a Parma e Venezia. In Emilia segnai anche due gol. Fu un momento che ci diede una grande carica per il proseguo di una stagione purtroppo finita male. Siamo andati in crisi nel momento decisivo. Peccato davvero, perché potevamo fare strada nei playoff».

Si aspettava un Padova capolista indiscusso in questo momento della stagione?

«Mi aspettavo che avrebbero fatto molto bene, la squadra è forte e si vedeva fin dall’inizio. In questi anni sono stati bravi a progredire sempre più, un passo alla volta. Rispetto alla scorsa stagione, poi, sembrano mancare le avversarie in grado di infastidirli. Non ci sono più Parma e Venezia e al momento latitano anche le outsider, che 12 mesi fa erano state Reggiana e Pordenone».

Non è che, pian piano, finirete per essere voi la rivale del Padova? Dopo un avvio a rilento, siete reduci da 5 vittorie nelle ultime 6 uscite.

«Ci conviene pensare un gradino alla volta. All’inizio abbiamo avuto diverse difficoltà. Non è facile partire bene quando si cambia molto, c’è da trovare l’intesa tra compagni e l’avvio di stagione non è stato positivo né a livello di squadra né personalmente. Ora siamo in crescita e sono molto contento di come stanno andando le cose. Vogliamo continuare così, anche perché la squadra è stata costruita per stare in alto».

Che emozione sarà per lei ritornare all’Euganeo?

«Sicuramente forte. Come detto, ho vissuto due annate belle e intense. Una parentesi molto importante nella mia carriera».

Domanda classica: se segna, esulta?

«Ma tanto non segno...».

Scaramantico?

«Un
bel po’... Facciamo così, che vinca il migliore».

E allora per scoprirlo non resta che aspettare sabato sera. Anche se i tifosi biancoscudati si terrebbero il dubbio dell’esultanza (o meno) molto volentieri.

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