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Marquez, il sesto mondiale vale già un posto nella storia

Solo la grande stagione di Dovizioso ha “ritardato” il trionfo dello spagnolo. Da oggi subito i nuovi test: c’è anche Morbidelli 

VALENCIA (Spagna). Sei titoli mondiali vinti in dieci stagioni, a soli 24 anni, uno in meno di quanti ne aveva Valentino Rossi nel 2004, quando conquistò la sesta corona iridata. Confermandosi campione della MotoGp a Valencia, Marc Marquez ha scritto una pagina di storia del motociclismo che sembra destinata a restare inattaccabile per molto tempo. Sei vittorie, otto pole (record per il quinto anno consecutivo), numeri da funambolo in pista, i colori Honda come una seconda pelle e quella predilezione per le curve a sinistra che lo rendono quasi imbattibile sui circuiti dove si corre in senso antiorario. Così, nella sua “anormalità”, il campione di Cervera ha dominato e solo lo splendido binomio Andrea Dovizioso-Ducati è riuscito, anche un po’ a sorpresa, a rinviare la festa spagnola fino all'ultimo.

Perché se è vero che Marquez ha collezionato 27 cadute nell'arco del 2017, solo due (in Argentina, mentre era primo, ed in Francia) gli sono costate punti. Al terzo ritiro l'ha costretto il cedimento del motore della sua RC213V, a Silverstone. Nelle altre 15 gare non è mai arrivato più indietro del sesto posto e senza quei tre passaggi a vuoto probabilmente sarebbe succeduto a se stesso con ampio anticipo. Eppure l'avvio del mondiale non era stato facile, con la Yamaha e Maverick Vinales vincitori delle prime due gare ed apparentemente lanciatissimi. La Honda, intanto, faceva i conti con problemi di messa a punto e certe incomprensioni nell'impiego delle gomme Michelin, comuni peraltro ad altre case.

«Ora posso confessare che la prima parte è stata molto dura», ha raccontato al galà di premiazione dei campioni 2017, «Dopo il Montmelò il mio barbiere mi disse che perdevo i capelli a ciocche. Era colpa dello stress. Ho capito che dovevo cambiare il modo di affrontare le gare». Il team Repsol, soprattutto nella seconda metà della stagione, l'ha supportato correggendo l'elettronica e migliorando la trazione di una Honda non impeccabile, per esaltare le doti di Marquez sulle piste con poco grip.

Lui, d'altra parte, ha dimostrato di essere cresciuto ancora dentro la testa. La piena maturità gli ha insegnato a capire quando accontentarsi, dove altre volte avrebbe rischiato per pura irruenza. Qualità che, unita al talento innato, hanno prodotto il campione completo che è oggi.

Ora l'attende una meritata vacanza. Ma prima ancora due giorni di lavoro. Oggi e mercoledì i test della MotoGp, sempre al “Ricardo Tormo”, daranno di fatto il via all'edizione 2018. Team subito al lavoro per provare novità e raccogliere dati. In
pista tutti i migliori, da Dovizioso e Lorenzo per la Ducati, a Rossi e Vinales per la Yamaha. Occhi puntati soprattutto su Franco Morbidelli, fresco iridato della Moto2, che debutterà con la Honda del team EG 0,0. Tra i rookie, anche Takaaki Nakagami, nuovo pilota del team Lcr.



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