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I peccati (inconsci) di presunzione si pagano cari

Come non detto. Non ci sbilanceremo più nel solleticare, con titoli propiziatori, le ambizioni da primato di Cittadella e Padova nei rispettivi campionati. Entrambe con possibilità concrete di...

Come non detto. Non ci sbilanceremo più nel solleticare, con titoli propiziatori, le ambizioni da primato di Cittadella e Padova nei rispettivi campionati. Entrambe con possibilità concrete di balzare in vetta alla classifica, in caso di successo contro Cremonese (al Tombolato) e Teramo (in trasferta), si sono piantate sul più bello. Si dirà: succede. Certo, il calcio - ce lo sta dimostrando a tutti i livelli - è pieno di sorprese del genere, l’equilibrio è diventato il connotato di fondo di molte categorie (magari non in A, dove lo strapotere juventino degli ultimi anni è messo in discussione dal Napoli in fuga), ma fallire due ottime opportunità come quelle che avevano a disposizione granata e biancoscudati impone una doverosa analisi dei motivi per cui il motore è andato fuori registro, si spera in una sola giornata. Sono due sconfitte che fanno rumore, anche se maturate in contesti diversi. Di fondo, al di là delle dichiarazioni (alcune decisamente di circostanza) degli allenatori, ci sembra di poter dire che un elemento comune, anzi sarebbe meglio definirlo un difetto, è l’aver peccato di presunzione. In un caso - la squadra di Bisoli - perché, una volta trovato facilmente il gol,
si è pensato che la strada fosse spianata verso un successo facile facile, nell’altro - l’undici di Venturato - perché, una volta raggiunto a fatica il pari, e con due uomini in più rispetto all’avversario, ci si è buttati sconsideratamente

(segue a pagina 28)



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