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«Felice di aver trovato subito spazio dietro E quella fascia...»

Trevor Trevisan commenta il suo buon momento: «Sono contento, in fondo ero l’ultimo arrivato. Il gruppo è valido»

PADOVA. All’orizzonte c’è la trasferta più lunga della stagione e così il Padova anticipa la partenza. La comitiva biancoscudata, ancora con i dubbi legati alla presenza o meno di Pulzetti, che non si è allenato nemmeno ieri con i compagni, oggi pomeriggio effettuerà la penultima seduta settimanale (a porte chiuse) all’Appiani, e domattina partirà molto presto alla volta di Teramo svolgendo poi la rifinitura direttamente allo stadio “Bonolis” della città abruzzese. La squadra di Bisoli, una sola rete subìta nelle ultime cinque gare, riparte dalla sua solidità difensiva per cercare il quinto successo di fila. Ieri, però, anche Trevor Trevisan, l’unico difensore sin qui sempre presente, si è allenato precauzionalmente a parte: sabato, comunque, dovrebbe esserci. «Sono molto contento di quest’inizio di stagione», le parole del centrale di Cassino. «Ero solo l’ultimo arrivato quando sono tornato qui, l’ultimo ingresso in una difesa collaudata e che, tra Russo, Cappelletti e Madonna, era già molto affiatata dalla scorsa stagione. Abbiamo giocato un po’ tutti sinora, io sono felice di aver sempre trovato spazio e mi auguro di continuare ad essere sempre disponibile. Ma quando un gruppo lotta per qualcosa di importante, più elementi ci sono e meglio è: quest’anno la rosa è numerosa e valida, siamo pronti a giocarcela».

Da tempo non trovava una continuità simile di presenze e di prestazioni.

«L’ultimo anno in cui ho giocato quasi sempre è stato quello in cui ho vinto il campionato a Salerno. La stagione successiva mi sono fatto male, uno strappo, che si è rivelato un vero calvario, poi alla Reggiana, dopo un buon inizio, altro infortunio. Mi conosco: faccio gli scongiuri, gli infortuni fanno parte del gioco, ma spero che questo sia un anno più fortunato».

Cosa fu determinante, in quel campionato conquistato con la Salernitana?

«Non eravamo mai stati in testa alla classifica sino a marzo: dopo lo scontro diretto con il Benevento, e la successiva vittoria a Lecce, spiccammo il volo vincendo poi con tre turni di anticipo. Però fino ad allora eravamo sempre rimasti nelle prime posizioni, anche se mai in vetta. A fare la differenza fu il fatto di contare su una rosa ampia e competitiva, molto simile a quella del Padova attuale: abbiamo tanti cambi, e un allenatore che in settimana ci sprona sempre».

A Teramo troverete una vecchia volpe d’attacco come Marco Sansovini.

«L’attenzione dev’essere sempre alta, in questo campionato, sia contro il ragazzino di 20 anni, che va a cento all’ora, sia davanti a giocatori d’esperienza. L’importante è affrontare chiunque in maniera ottimale dal punto di vista mentale, basta vedere come sono andati i minuti iniziali contro il Sudtirol».

Si aspettava, domenica, la fascia di capitano?

«Onestamente no, dopo tutti questi anni quasi non ci pensavo più. La fascia è giustamente
di Pulzetti, ma è stato un onore tornare ad essere il capitano del Padova per una sera: il rapporto tra me e l’ambiente è stato a volte altalenante, sono tornato accompagnato da un po’di scetticismo, ma sono sempre stato legato a questi colori».

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