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«E dire che litigavamo poi in acqua è stato tutto come una magia»

La campionessa della Canottieri racconta l’oro di Sarasota «Prima dei Mondiali per un po’ siamo state separate»

PADOVA. Le litigate, la separazione, la voglia di ripartire, la tendinite, la medaglia, il ritorno, la febbre. Tornare dagli Stati Uniti con una medaglia d’oro mondiale e la febbre da “freddo-polare-in-aereo-stress-da-rientro” ha costretto la padovana Asja Maregotto a riposarsi almeno un po’. Tuttavia in questo fine settimana la campionessa dovrebbe gareggiare ai Campionati italiani di canottaggio. Sempre che febbre e tèndine lo consentano. Lei, 20 anni, ha firmato una stagione superlativa, mettendosi al collo due ori mondiali nel quattro di coppia pesi leggeri: a luglio, ai Mondiali Under 23 a Plovdiv (Bulgaria), e qualche giorno fa a Sarasota (Florisa, Usa), con la Nazionale maggiore, da esordiente. «Questa volta non mi aspettavo davvero niente», spiega Asja, riferendosi allo storico oro vinto negli Stati Uniti. «Avevo appena finito il Mondiale Under 23 ed ero stata convocata per la rassegna iridata assoluta. Con il resto dell’equipaggio, abbiamo pensato: “Ok, la prendiamo come un’esperienza”, perché il livello sarebbe stato molto più alto rispetto al passato. Eravamo tutte e quattro per la prima volta a questo tipo di competizione, l’abbiamo presa con grande tranquillità, pensando a fare il meglio delle nostre possibilità. E abbiamo vinto... Non me l’aspettavo».

Cosa vi ha fatto capire che eravate sulla strada giusta? «Sentivamo che andava tutto bene: rispetto all’equipaggio dell’Under, abbiamo cambiato una compagna (Federica Cesarini invece di Valentina Rodini, ndr) che non aveva mai gareggiato nel quattro di coppia, ma la barca andava bene. All’inizio però le cose nonm giravano: eravamo in raduno da due mesi, secondo me dopo un po’ c’è il bisogno fisico di staccare, eravamo arrivate al punto che non ne potevamo più e in queste condizioni la barca non poteva andare bene: la troppa convivenza è l’unica spiegazione. In un equipaggio va costruito continuamente l’equilibrio. Inoltre quattro donne non sempre vanno facilmente d’accordo, infatti alla fine litigavamo in continuazione. Succede, ci sta, infatti siamo tornate a casa per quattro giorni prima di partire per gli Usa. Ci siamo separate, abbiamo pensato ad altro e resettato la tensione: questo, secondo me, ci ha fatto riprendere bene la barca».

Quest’anno hai conquistato due ori mondiali dopo un inverno difficile. «È stato un bruttissimo periodo, non sapevo come uscirne, andava tutto male nonostante mi impegnassi, non vedevo miglioramenti, mi arrabbiavo con chiunque. Poi, non so cosa sia scattato nella mia testa, ma il problema era lì: ho cambiato il modo di vivere le cose, ho preso tutto con più tranquillità e serenità, senza aspettarmi nulla. Prima della convocazione al mondiale Under 23, ho deciso che ci avrei comunque riprovato l’anno prossimo, senza crearmi problemi. È stato pensando in questo modo che hanno iniziato ad arrivare i risultati. Ho imparato a lottare e a uscire dalle situazioni difficili e sono comunque contenta, perché quello che è successo, mi è servito».

Dopo i tricolori, arriveranno i festeggiamenti in famiglia per la medaglia, una (agognata) vacanza e l’iscrizione a Scienze Motorie.
E poi? «Riprenderò gli allenamenti e continuerò su questa strada, magari cercando di entrare in un gruppo sportivo militare, e con il mio allenatore, Alberto Rigato, a cui devo tutto. È stato grazie al suo aiuto e ai miei genitori se ho avuto la possibilità di arrivare fin qui».



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