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Kouamé e la doppietta con tanto di balletto

«Due reti dedicate al mio fratellino Nicolò e a Severino e Clara»

CITTADELLA. Christian Kouamé, quello che vive in una camera adiacente al Bar Stadio e non si può nemmeno dire che faccia due passi per andare in campo perché ne fa ancora meno. Quello che, quando si trova senz’acqua o frutta in casa, passa da Severino e “la” Clara, i magazzinieri del Cittadella, e si fa dare quanto gli serve. Quello che è finito nel polverone dell’inchiesta di Prato per l’ingresso illegale di minorenni senza saperne niente. Quello che tutti definiscono un “ragazzo d’oro”. Quello che chiama Marchetti “papi” e che allo stesso direttore generale granata - il quale ha cominciato a credere in lui da quando lo vide con la maglia dell’Inter nelle finali del campionato Primavera di due anni fa - per le movenze, la tecnica, il fisico e la velocità ricorda il mitico Tino Asprilla, stella colombiana del Parma di Scala. Quello che, quando scatta, non lo fermi più. Quello che, dopo le interviste, è lui che ti dice “grazie”. E quello che segna gol. Con una frequenza sempre maggiore. Se ne sono accorti anche al Cesena. Due ne ha fatti, ma potevano essere il doppio.

«Sono contento, è la mia prima doppietta in carriera. Meglio di così non poteva andare, non solo per me, ma per come si è comportata tutta la squadra. Questa vittoria ci serviva», il commento del 19enne attaccante ivoriano, già in rete contro l’Ascoli alla prima giornata e a Bologna in Coppa Italia.

Christian, martedì si è rivisto un Cittadella straripante, anche se il Cesena vi ha agevolato. Camplone ha detto che la sua squadra è rimasta in pullman.

«Ma il merito è nostro, in campo abbiamo fatto quanto ci ha chiesto il mister. Dopo la sconfitta di Novara siamo rimasti molto male, e questa è stata la reazione».

Dopo entrambi i gol l’abbiamo vista festeggiare con una curiosa esultanza, come se suonasse la chitarra.

«È un balletto preparato con Iori in spogliatoio, ormai diverso tempo fa. Dire che è “studiato” è troppo, mi veniva da farlo, lui mi ha visto e ha detto: ok, al prossimo gol facciamolo, suoniamo la chitarra. Non c’è un significato particolare dietro».

Immaginiamo che, dopo una serata così magica, ci sia qualche dedica speciale.

«Sì, ne ho due. La prima è per il mio fratellino Nicolò, della mia famiglia di Prato, perché proprio nel giorno della partita con il Cesena ha festeggiato il quinto compleanno: la rete è un regalo per lui. Mentre il secondo gol lo dedico a Severino e a Clara, perché mi sono sempre vicini e mi aiutano molto».

Il suo primo anno sotto le Mura è stato abbastanza travagliato per via degli infortuni. Adesso, invece, sembra che niente possa fermarla.

«Ad inizio stagione mi sono detto: finché starò bene darò tutto, e lo sto facendo. Nella scorsa stagione sono stato sfortunato con i continui stop, ora va meglio».

Venturato le ha dato qualche indicazione particolare dopo Novara?

«Il mister ci chiede sempre una cosa: di attaccare la profondità. Non sempre ci riesce, stavolta sì. Sul secondo gol, in particolare, sono scattato dietro al difensore e Settembrini è stato bravo a vedere il mio movimento e a trovarmi».

È un’impressione, o accanto a Litteri, molto bravo ad aprire spazi per i compagni, lei si esprime meglio?

«Io mi trovo bene con tutti. A Novara non è andata come volevamo, ma non dipende da chi gioca in coppia con me in attacco. Il mio modo di stare in campo non cambia».

Ormai ha preso gusto a vedere il suo nome tra i marcatori. Si è prefissato un numero
di gol da raggiungere?


«Quanti? Un’idea in testa ce l’ho, ma ve la dirò a fine campionato, se arrivo a raggiungere quella cifra».

Troppo comodo, così...

«Ma ve la dirò sia se la raggiungo sia se non ci arrivo, dài».

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