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Bisoli: «Grande spinta se battiamo il Vicenza»

L’appello a Padova: «Mi aspetto un pubblico che ci trascini»

PADOVA. A 5 giorni da Padova-Vicenza, il derby è già entrato nel vivo a parole, tra la grande attesa che si respira nelle due piazze e la marcia di avvicinamento delle squadre. I berici viaggiano a punteggio pieno, mentre il Padova, che segue a sei lunghezze, ostenta sicurezza e una (apparente) indifferenza verso la classifica. Chi non potrà certo viverla come una gara qualunque è proprio il tecnico biancoscudato, che l’anno scorso, per alcuni mesi sulla panchina vicentina, non è riuscito proprio a trovare il feeling perfetto con l’ambiente biancorosso. «Sassolini da togliere dalle scarpe non ne ho», l’esordio di Pierpaolo Bisoli ieri alla Guizza. «Preparerò questa partita pensando solo al Padova. So che cosa ho dato lo scorso campionato: ho messo tutto ciò che avevo, sono stato esonerato quando la squadra era quart’ultima e non ho idea di cosa sia successo dopo. Penso solo alla mia, adesso, di squadra, alla mia società e ai miei tifosi. Nessuna rivalsa».

Sarà quindi una partita come le altre?

«No, i derby non sono mai partite qualsiasi, ma lo prepareremo allo stesso modo, cioè per vincere: battere il Vicenza ci darebbe una spinta notevole per proseguire con entusiasmo la stagione».

Come sta vivendo l’attesa dell’ambiente?

«I tifosi e la città creano aspettative enormi, sarebbe folle ignorare tutto quello che c’è intorno a noi. L’attesa si avverte, alla presentazione della squadra, ai tifosi sembrava quasi che la gara con il Fano dovesse essere solo un passaggio obbligato in attesa di quella vera, con il Vicenza. La città ci sta infondendo una bella pressione, ma non dobbiamo caricare la sfida di eccessivi nervosismi».

Se l’aspettava un avvio così lanciato da parte dei vicentini?

«Sono partiti benissimo, di meglio non avrebbero potuto fare. Ho visto le loro partite, in un paio di occasioni hanno vinto soffrendo, segno che hanno uno spirito di adattamento importante. Ci aspetta una vera battaglia, ma siamo pronti a metterci la stessa cattiveria vista contro il Fano».

Osservati speciali?

«È una squadra, come la nostra, costruita per lottare ai vertici. Hanno diversi giocatori di categoria superiore, come Comi, Ferrari, Giacomelli e Valentini, ma da parte nostra abbiamo lavorato molto nell’ultima settimana per amalgamare anche gli ultimi arrivati, speriamo che il lavoro paghi, anche se arriveremo da 15 giorni senza giocare».

Appunto, pensa che questa sosta forzata possa avere avuto qualche conseguenza? Nell’amichevole di giovedì scorso si è visto un po’ di rilassamento…

«La conseguenza più immediata è che ci ha spezzato il ritmo, e questo mi dispiace. A Trebaseleghe non abbiamo giocato benissimo, ci è mancata l’aggressività giusta, ed effettivamente la lunga attesa può creare di questi problemi. Il campionato, però, è talmente lungo e spezzettato che dobbiamo abituarci anche ad un programma di lavoro sempre diverso: l’attesa non ci deve creare ansia, ma infonderci concentrazione ed entusiasmo».

Neanche i sei punti di differenza la preoccupano?

«Per niente, loro devono ancora osservare il turno di riposo, quindi potenzialmente sono solo a + 3. La classifica non la dobbiamo guardare sino a febbraio: quando ho vinto il campionato di C con il Cesena, a novembre ero quart’ultimo, e non mi sono preoccupato. Abbiamo cambiato 12-13 giocatori, c’è bisogno di tempo: non mi sono fatto entusiasmare dalla vittoria sul Fano e nemmeno abbattere dalla sconfitta con il Renate, vado avanti con il mio progetto e vedo che i giocatori stanno crescendo. Il Vicenza viaggia sulle ali dell’entusiasmo, ma il torneo è lungo e non si decide certo adesso».

Pensa di recuperare qualche giocatore in vista di lunedì?

«Scordiamoci Tabanelli e Mazzocco, per il resto spero di avere tutti».

Contando anche su una cornice di pubblico significativa.

«Ne sono convinto, avverto davvero la sensazione che la città non veda l’ora che arrivi questa partita.
Sono quattro anni e mezzo che non si gioca Padova-Vicenza, mi aspetto un pubblico che ci trascini nei momenti di difficoltà, e che spinga insieme a noi in quelli di maggiore esaltazione. Il risultato sarà importante, ma prima verrà la prestazione».

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