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Calcio, Coppa Disciplina alla squadra dei detenuti per il terzo anno di fila

"Triplete" di Pallalpiede, il team dei detenuti del Due Palazzi di Padova  

MESTRE. Ed ecco servito il “triplete” più suggestivo, particolare e molto probabilmente anche inaspettato. La notizia era già nell’aria, ieri mattina è arrivata anche l’ufficialità e soprattutto la consegna del trofeo: la Polisportiva Pallalpiede ha vinto la Coppa Disciplina come squadra più corretta di tutti i campionati di calcio dilettantistici padovani. E con questa fanno tre Coppe Disciplina conquistate consecutivamente, il massimo possibile, visto che la squadra è stata fondata nell’estate 2014 e un paio di mesi fa ha concluso il proprio terzo campionato di Terza Categoria.

Lo scambio di doni e ricordi a fine...
Lo scambio di doni e ricordi a fine partita


Tre, numero ricorrente in questa storia. Nella simbologia è sinonimo di perfezione, una virtù che, con tutti gli sforzi possibili, non è proprio possibile associare ai calciatori di questo club. La Polisportiva Pallalpiede, come risaputo, è la squadra composta unicamente da detenuti del carcere Due Palazzi, grazie a un progetto nato dall’associazione “Nairi Onlus”. Tre, giusto per restare in tema, sono mediamente gli anni di un ciclo societario, all’inizio dei quali una dirigenza stila gli obiettivi, per poi tirare le somme al termine del periodo. Nel caso di Pallalpiede si può dire che i primi traguardi siano stati assolutamente centrati. «Siamo felicissimi», sorride il direttore sportivo Lara Mottarlini, presente alle premiazioni assieme al presidente Paolo Piva, al tecnico Fernando Badon e al responsabile delle relazioni Andrea Zangirolami. «La Coppa Disciplina è sempre stato il nostro obiettivo principale, vincerla per tre anni consecutivi va forse anche oltre le nostre aspettative». Il perché non è difficile da intuire, visto che il trofeo viene consegnato alla squadra che subisce meno ammonizioni ed espulsioni nel corso del campionato, oltre a distinguersi per qualche gesto di fair play. «Il nostro progetto è stato imbastito per cercare di infondere uno spirito di lealtà, correttezza e rispetto delle regole ai detenuti. Questo riconoscimento certifica che siamo sulla buona strada e che il lavoro sta dando i propri frutti. Riuscire a far capire sino in fondo l’importanza della disciplina è la nostra più grande vittoria». Un successo che si aggiunge a tanti passi avanti compiuti dai detenuti negli ultimi tre anni. «La creazione della squadra ha aiutato a superare qualche acredine di troppo tra alcuni gruppi etnici all’interno del carcere. All’inizio c’erano giocatori che si allenavano per conto proprio pur di non condividere il gioco con altre persone. Adesso tutti quanti si sentono parte di una squadra, sono diventati un vero gruppo e partecipare ad un campionato è per loro un grande stimolo». La conferma arriva da uno dei detenuti presenti (grazie ad un permesso-premio) alla cerimonia di ieri a Mestre: «Non vediamo l’ora di ricominciare, speriamo che i lavori per mettere a posto il campo finiscano presto», spiega Cristian Andreis. «Partecipare alla cerimonia, vedere la gente che ci applaudiva, per noi è stata una grande emozione. Peccato non averla potuta condividere con tutto il gruppo».

Già, proprio questo è il più grande sogno della Pallalpiede. La squadra disputa il campionato di Terza Categoria ma non fa classifica, dovendo giocare tutte le gare (sia all’andata che al ritorno) in casa. L’obiettivo, un giorno, è quello di far avere un permesso-premio speciale a tutti i detenuti in modo tale da poter giocare anche le gare in trasferta e lottare per la promozione. Di sicuro non sarà la prossima stagione, per la quale Pallalpiede sta ancora cercando gli ultimi finanziatori che permettano l’iscrizione alla Terza Categoria.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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