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Il Padova dei Bonetto alla sfida più delicata 

Bergamin fuori pure dal direttivo di Firenze. Si punterà ancora alla B

PADOVA. Giuseppe Bergamin si è tirato fuori, sancendo, con le dimissioni non solo dalla presidenza (dopo il ribaltone del 29 maggio scorso) ma anche da consigliere del Cda, una netta presa di distanza dalla futura gestione del Calcio Padova, in mano adesso ai Bonetto (padre Roberto e figlio Edoardo) e al loro fido braccio destro Moreno Beccaro. Di più: è uscito anche dal direttivo della Lega Pro.

Precisato che nella riunione di venerdì in sede l’ex patron non si è presentato (e con lui neppure la moglie Giovanna, confermata nel Consiglio d’amministrazione, i cui componenti sono scesi da 11 a 9), delegando un proprio collaboratore a rappresentarlo (mentre c’era Roberto Vitulo, responsabile amministrativo della Sunglass di Villafranca), i passaggi successivi, per gli azionisti, sembrano già definiti: approvazione del bilancio 2016/17, per il quale si arriverà a fine luglio, e convocazione di una nuova assemblea dei soci, che dovrà provvedere alla nomina di un altro Cda, visto che l’attuale, appena rinnovato, scadrà dopo il sì al bilancio. Adesso il rimescolamento delle cariche si è reso necessario, dopo la volontà di Bergamin di lasciare tutto, per consentire di inoltrare a Firenze la documentazione completa sull’iscrizione al campionato di Serie C (così tornerà a chiamarsi, abbandonando il nome di Lega Pro), iscrizione che va formalizzata entro lunedì 26 giugno; ma anche (tale rimescolamento) per procedere alla ricapitalizzazione del club, una volta decaduto il Cda attuale. Sarà un’estate lunga, dunque, al culmine della quale il Biancoscudo poggerà su equilibri diversi: i Bonetti con il 70% delle quote, Bergamin con il 20%, Salot e Pancolini con il 5% a testa. Dopo l’uscita di scena di Tosetto (le cui azioni erano in mano all’imprenditore della Sunglass), è praticamente certa pure quella di Massimo Poliero, a.d.della Legor Group di Bressanvido (settore orafo ed argentiero), ancora consigliere il tempo utile di giungere a conclusione del mandato ma intenzionato anch’egli a mollare, puntando solo ad un ruolo di sponsor.

Tutto in mano a padre e figlio. Non erano dunque invenzioni giornalistiche gli scontri, le discussioni e le (a volte profonde) divisioni su strategie e organigramma tecnico che da più di due anni e mezzo (diciamo a partire da gennaio-febbraio 2015) contrapponevano i soci storici, ai quali si deve la rifondazione della società di viale Rocco dopo i disastri compiuti dalla coppia Cestaro-Penocchio, arrivata al punto di non iscrivere la squadra al campionato di terza serie nel luglio 2014, facendola letteralmente sparire dalla geografia del pallone. La “frattura” di queste ultime settimane è seria, anche se il fatto che Bergamin sia ancora socio, ma non più componente del Consiglio d’amministrazione, potrebbe far pensare che si sia messo in disparte di proposito, senza l’intenzione, però, di lasciare il Padova. Ci sarà sempre, con un ruolo e un peso specifico diversi, ma attento a controllare come si muoveranno i Bonetto. Per i quali la nuova èra al timone della società si preannuncia inizialmente assai delicata. Una prima svolta c’è già stata: via Giorgio Molon dal settore giovanile (a cui sarebbe stato proposto di restare, sì, ma con una riduzione degli emolumenti del 60%, inevitabile la risposta negativa) e al suo posto Fulvio Simonini, molto amico del vice-presidente Edoardo; taglio del budget a disposizione per il vivaio, che l’anno scorso aveva superato il milione di euro. La seconda (svolta) sarà una conseguenza diretta della prima: più risorse per allenatore e prima squadra. Da qui la lunga attesa per decidere quale sarà il tecnico che siederà in panchina e, soprattutto, quanti e quali giocatori saranno ingaggiati, considerato che gran parte della rosa è sotto contratto, ritocchi che non dovrebbero superare le 4-5 unità.

Obiettivi. Roberto Bonetto è partito per l’Indonesia e al ritorno dovrebbe farci capire cosa cambierà, in concreto, nella stanza dei bottoni: più che uomini, gli obiettivi individuati come prioritari per la stagione 2017/18. Ma anche il rapporto con le istituzioni (nel frattempo, avremo il nuovo sindaco) e, soprattutto, con i tifosi, sia per quanto riguarda abbonamenti e biglietti che per l’annunciato punto di apertura in centro città, utile ad avere un contatto più approfondito fra proprietà e supporter.

Il traguardo sarà, ancora una volta presumiamo, la Serie B, ma bisognerà vedere come saranno articolati i gironi, se ancora con una suddivisione in due del Settentrione oppure secondo la più classica ripartizione orizzontale: Nord, Centro e Sud. E soprattutto bisognerà capire se Bonetto vorrà correre per entrare nel direttivo di Firenze. Ieri Gabriele Gravina, in occasione della finale playoff fra Alessandria e Parma, ha esternato a tutto tondo, parlando di un «format che non cambierà e che ha dato grandissima visibilità al valore della competizione e spessore ad una Lega che ha vissuto momenti
di staticità e che ha dimostrato invece ora grandissima vitalità». I fattori positivi li ha visti solo lui, perché sono troppe 28 squadre agli spareggi-promozione. Non sarebbe meglio eliminare i primi due turni e iniziare direttamente dagli ottavi?

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