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«Scelte dolorose»: O’ Shea vara la Cosa Azzurra

Rugby Sei Nazioni. Priorità a nazionali e franchigie, dopo i tagli alle Accademie nel mirino l’Eccellenza

Si vara la "Cosa Azzurra". L'effetto del cucchiaio di legno nel 6 Nazioni di rugby, bis del 2016. Un piano di risalita. Venerdì un Consiglio federale straordinario convocato dopo quello di giovedì scorso a Bologna che ha decretato i tagli a 5 accademie U18 su 9 e a tutti i 32 centri di formazione U16 per rientrare dal rosso. L'ordine del giorno vede al primo punto i contratti Celtic. Nero su bianco, quanto Conor O'Shea ha reclamato a voce sabato nel post partita contro la Scozia (29-0 in campo e 0 in classifica): «Si devono far scelte dolorose, non piaceranno. L'ego dev'essere tenuto in tasca. La priorità è la Nazionale, poi le franchigie, poi gli azzurri Under 20. Arrivare competitivi al Mondiale. Ma io non sono uno stupido e non resterò qui a guardare se non vengono fatte delle scelte». Nel dettare la linea alla Federazione, come la Banca europea al Governo italiano in materia di spread, O' Shea vede l'Italia a un punto di non ritorno: «Dietro ai giocatori azzurri ci devono essere delle strutture, devono essere messe in grado di lavorare».

Ma lo staff azzurro e il presidente Alfredo Gavazzi e Consiglio sono sintonizzati sulle stesse logiche nella pratica, più che nella filosofia? Siamo ai tagli per intendersi. O meglio a spostare risorse da una parte all’altra.

E l'obiettivo nel mirino ora è il campionato d'Eccellenza, i cui contributi (360mila ai club di playoff, 150mila agli altri: 2,3 milioni nel totale) sono uno dei punti in discussione venerdì. Intanto oggi a Parma l'assemblea dei soci delle Zebre, una delle due gambe su cui cammina il movimento di alto livello, deciderà se mettere in liquidazione il club o troverà energie per continuare. L'Italia può permettersi la figura di un club di Pro12 fallito? Sarebbe il compagnia del Galles che ha deciso di assorbire Cardiff e Gwent Dragons franchigie ormai decotte.

Priorità dunque. E se nel fresco bilancio preventivo oltre a formalizzare Venter alla difesa si individua un preparatore atletico per le franchigie, è ovvio che la rivoluzione di cui parla O’Shea è molto più ampia. Cartabianca in una parola, la Fir è disposta a sostenerlo sino in fondo? Torna alla mente quando Berbizier nel 2007 chiese pieni poteri all'allora presidente Dondi. Ma l'imperatore non ascoltò "le petit caporal" e Berbizier anticipò l'uscita andandosene. Fa il paio con il «non resterò a guardare» del nuovo ct, un allenatore di razza venuto in Italia non a fine percorso come Brunel o Mallett, che mette a rischio la reputazione. «Ricordo nel 1999 quando l'Argentina entrò ai quarti di un mondiale buttando fuori una delle 8 regine, la mia Irlanda» ha chiosato O’Shea «Sono state fatte scelte che hanno fatto sparire la storia di club, di padri

e figli. Ma ora batte gli All Blacks. Quella è la strada». Chiude così un 6 Nazioni bello ed equilibrato ai piani superiori, da cui si stacca la solitudine italiana. Intanto mercoledì 22 cadono i 20 anni di Grenoble nel 1997, dove questa avventura ovale è iniziata.

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