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Cinque motivi per avere fiducia in Travaglia

Poiché i giornali di oggi gli dedicheranno poche righe (da sempre, chi ha perso fa poco notizia), faccio il bastian contrario e vi dico due cose due su Stefano Travaglia, uscito al primo turno degli...

Poiché i giornali di oggi gli dedicheranno poche righe (da sempre, chi ha perso fa poco notizia), faccio il bastian contrario e vi dico due cose due su Stefano Travaglia, uscito al primo turno degli Internazionali Bnl d’Italia per mano fratricida. L’underdog, come gli americani chiamano lo sfavorito di un match, approdato al tabellone principale dopo pre-qualificazioni e qualificazioni, merita attenzione sia per le qualità tecniche mostrate sabato con il forte spagnolo Albert Montanes, domenica con lo sloveno Blaz Rola e ieri con Simone Bolelli, sia per il notevole controllo della partita, non comune per un ragazzo di 22 anni che si affaccia ora tra i protagonisti del tennis che conta. Ecco le ragioni per le quali di “Steto” - è il suo soprannome - sentiremo parlare spesso in futuro:

1. dispone di un servizio che gradua a piacimento, sopra i 210 all’ora oppure piazzato millimetricamente sulle righe laterali;

2. usa con sapienza le palle corte, i dropshop che cascano proprio al di là della rete e fa sfoggio meditato del suo colpo killer, il lungolinea di rovescio;

3. è un eccellente risponditore al servizio, tipologia tennistica talvolta sottovalutata dalla critica ma che chi gioca sa che fa la differenza, come vi confermerebbe Djokovic;

4. ha notevoli margini di miglioramento perché ora può permettersi un coach e la Fit lo sta seguendo a Tirrenia;

5. dopo l’incidente domestico che l’ha tenuto fermo per quasi due anni, ha trovato un equilibrio nervoso esemplare. Corrado Barazzutti, che ha seguito il derby dagli spalti della Supertennis Arena, lo tiene sotto osservazione, così come fa con Gianluigi Quinzi e Matteo Donati.

Detto questo, bisogna

dare atto a Simone Bolelli di aver fatto quanto poteva per non lasciare campo libero al giovane avversario. Il bolognese, 28 anni, è solo un parente alla lontana del giocatore che nel febbraio 2009 fu numero 36 al mondo. Però l’esperienza non è acqua fresca. E ti fa vincere per 3-6, 7-5, 7-6.

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