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L’arbitro nega un minuto di silenzio alle squadre in lutto

Nonostante il rifiuto, in campo tutti i giocatori sono rimasti immobili ma il direttore di gara ha rifiutato di recuperare i 60”

CAMPALTO. Ci sono occasioni in cui è giusto che lo sport si fermi, che lo spettacolo, almeno per un attimo, ceda al raccoglimento È successo ieri pomeriggio a Campalto, quartiere di terraferma di Venezia, dove due società si sono “impadronite” di un minuto di silenzio in barba alle regole, alle normative federali e, soprattutto, alla burocrazia. Sul campo, in una gara valida per il campionato di terza categoria, si sfidavano Campalto San Benedetto e Us Codevigo. Due società colpite negli ultimi tempi da gravi lutti: da un lato i veneziani, scossi dalla morte del padre di Filippo, giovane atleta della categoria Primi Calci; dall’altra i padovani, che in pochi giorni hanno pianto la perdita della sorella del vicepresidente Bruno Tommasi nonché quella del padre di Jeffrey Tiozzo, attaccante della prima squadra.

Le società avevano scelto di scendere in campo con il lutto al braccio, inviando alla federazione i fax per l’autorizzazione ad osservare un minuto di silenzio prima dell’inizio del match. Nel pomeriggio, giunti sul campo di gioco, i dirigenti dei club hanno constatato che al direttore di gara, il signor Pierfrancesco Di Sabatino della sezione di Mestre, nulla era stato comunicato in tal senso, e che di conseguenza questi non avrebbe potuto andare incontro alla loro richiesta. Perché l’arbitro, in mancanza di autorizzazioni scritte, carte bollate e firme in calce, non è autorizzato a prendere iniziative spontanee. Detto fatto, Codevigo e Campalto hanno deciso che il loro minuto di raccoglimento doveva essere comunque effettuato: scesi sul campo, scambiati i convenevoli di rito, al fischio d’inziio i giocatori hanno toccato il pallone mettendolo in gioco. Poi, però, hanno osservato il loro minuto di raccoglimento, celebrando il loro dolore in segno di rispetto e di fratellanza verso le persone scomparse negli ultimi giorni. Il pallone, ufficialmente in gioco, è rimasto lì, fermo, senza che nessuno dei ventidue muovesse un passo, fino allo scoccare del primo minuto. Tutti fermi, tranne l’arbitro Di Sabatino, che ha continuato a camminare sul campo come nulla fosse e poi ha avvertito i due capitani: «Non farò recuperare questo minuto, per me è come se si fosse giocato regolarmente». Parole accolte con sconcerto dai protagonisti della gara.

«Tutte e due le società erano coinvolte emotivamente», commenta Adriano Viale, presidente dell’Us Codevigo, deciso a esigere ulteriori spiegazioni per l’accaduto attraverso un esposto agli organi federali «bastava semplicemente un po’ di buon senso». «Il minuto di raccoglimento viene sempre concesso dalla Federazione, anche se la richiesta giunge in extremis», fa sapere in serata Giuseppe Ruzza, presidente della Federcalcio veneta «se l’autorizzazione non è giunta, evidentemente è stato commesso un errore, in tal caso mi dispiace che sia accaduto e me ne scuso». «Noi non abbiamo ricevuto comunicazioni», conferma il designatore della commissione

arbitrale veneziana, Vincenzo Tremamunno «mi spiace che sia accaduta una situazione simile, ma di norma l’arbitro è tenuto a seguire i regolamenti. Quando la Delegazione ci comunica che c’è stata una richiesta di questo tipo, l’arbitro dell’incontro ne viene informato immediatamente».

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