Il Padova perde la dignità ed è contestato

Quindicesimo k.o. della stagione in un Euganeo semivuoto. I tifosi urlano «Asino» al tecnico, gli ultras scrivono: «Falliti»

    di Stefano Edel

    PADOVA. Almeno la dignità. Neppure quella, perché l’ultimo atto del campionato del Padova è coinciso con un’altra sconfitta, la quindicesima della serie. Che tristezza, un epilogo del genere solo un mese e mezzo fa sarebbe stato impensabile. Finisce nel peggiore dei modi, in un clima surreale, con i tifosi dell’Ascoli (più di 500 in curva nord) giustamente in festa per una salvezza che ha dell’incredibile, considerando la penalizzazione di 7 punti (erano 10 all’inizio) con cui hanno viaggiato per l’intera stagione. Spalti semivuoti, un lenzuolo ben visibile nel settore solitamente occupato dagli ultras e deserto, con una sola parola a campeggiare in rosso: «Falliti!!». Poco più a sinistra, in Tribuna Est, un secondo striscione, altrettanto duro: «Sulla carta campioni, in campo asini e perdenti. Fieri solo del nostro presidente e dei nostri colori». La sentenza del popolo dell’Euganeo è condensata in quell’atto di condanna, dove ci stanno tutta l’amarezza e la rabbia per il mancato raggiungimento dei playoff.

    Tutto deciso in 40’. Della partita c’è poco da dire: l’Ascoli, costretto a fare risultato per evitare la tagliola dei playout, ha cominciato nel modo che ci si aspettava, attento a chiudere ogni spazio davanti a Guarna, per evitare sorprese, e paziente nell’attendere il primo svarione degli avversari per colpire. Ci è riuscito talmente bene da mandare in archivio la pratica in nove minuti, dopo la mezz’ora. Prima Pasqualini, al volo, di sinistro dal limite dell’area ha indovinato l’angolo alla sinistra di Cano (31’), poi Soncin ha avuto tutto il tempo di controllare la palla nell’area piccola, su imbeccata di Pederzoli (due degli “ex” biancoscudati in campo), e di calciare nell’angolo (40’).

    La contestazione. A quel punto le urla e le offese sono piovute copiose sul capo dell’allenatore trevigiano. Dalla Tribuna Est è partito il coro: «A-si-no, A-si-no», indirizzato verso la panchina, fra grida di scherno e battimani polemici. Stessa scena all’uscita dal terreno di gioco per l’intervallo e poi alla fine. Esagerazioni? No, semplicemente una brutta pagina, la peggiore vista in questi 15 mesi vissuti dal tecnico trevigiano alla guida della squadra. Gli stessi che ieri sera gli hanno urlato contro di tutto dodici mesi fa lo osannavano, portando in palmo di mano lui e il d.s. Foschi, finito anch’egli sulla graticola delle critiche. Non ci sono mezze misure, lo sappiamo, alle nostre latitudini, ma sinceramente i toni e la sostanza di ciò a cui abbiamo assistito non ci sono piaciuti.

    Tutti colpevoli. Si chiude, dunque, nel peggiore dei modi una stagione che si era aperta all’insegna della (ragionata) fiducia e dell’entusiasmo, convinti com’eravamo di avere un gruppo in grado di farci sognare. Le responsabilità sono evidenti: allenatore in primis e con lui il d.s. per alcune scelte non felici, ma i giocatori dove li mettiamo? Sono crollati sul più bello, combinandone di cotte e di crude e mancando sul piano caratteriale, e a peggiorare le cose ci si è messo, purtroppo, il calcio-scommesse: avere quattro indagati ha pesato tanto, troppo. Peggio poi sapere che uno di loro, Ruopolo, è “reo” confesso.

    Il futuro. Anche Cestaro ci ha aggiunto molto di suo, complicando le cose con l’istituzione di una figura nuova, l’”assistente” del presidente, che ha incrinato i già precari equilibri esistenti. Tra Baraldi e Foschi i rapporti non sono mai stati buoni, lo si sapeva, eppure si è andati avanti non chiarendo mai sino in fondo le cose.

    Ora tutto è nelle mani del patron: martedì ci sarà un Cda fondamentale per capire cosa succederà. Il ridimensionamento appare certo, ma a noi interessa soprattutto una cosa: definire ruoli e uomini per ripartire. I personaggi che hanno impersonato questa brutta commedia dovrebbero almeno chiedere scusa.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    27 maggio 2012

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