Foschi: «Dal Canto? Mai stato in dubbio E io non vedo maghi»

«I giocatori sono con lui, il margine per recuperare c’è» «Gli errori ci sono stati, ma la difesa dava garanzie all’inizio»

    di Stefano Edel

    BRESSEO. Per la prima volta, in questa stagione, il Padova è fuori dalla zona playoff. Settimo posto, a quota 60, due punti sotto il Varese e uno sotto la Sampdoria, che hanno effettuato entrambe di gran carriera il temuto sorpasso. Il Sassuolo, corsaro all’Euganeo martedì, grazie al 2-0 firmato Valeri e Troianiello, con un avversario alla fine ridotto in nove per le espulsioni di Portin e Trevisan, ha messo definitivamente a nudo i limiti, soprattutto difensivi, di una squadra che nelle ultime quattro giornate ha ottenuto un solo punto, il pareggio colmo di rimpianti di Grosseto, perdendo ben tre volte, di cui due in casa, e che ha subito 12 reti contro appena 2 segnate. Il giorno dopo il dodicesimo k.o. in campionato i rumors della piazza, tesi tutti o quasi a chiedere l’esonero dell’allenatore, trovano una decisa opposizione da parte della società, che conferma la fiducia ad Alessandro Dal Canto. Si va avanti con lui, e a Bresseo a metterci la faccia è il d.s. Rino Foschi, le cui parole sull’argomento sono eloquenti: «Non sono certo io che debbo sponsorizzarlo o tenerlo in vita, ma per quello che mi riguarda non è mai stato in dubbio e non è in dubbio. Ha in pugno lo spogliatoio e i giocatori sono compatti con lui. Dopo la vittoria di Brescia, il 10 marzo scorso, uscirono delle “chiacchiere” sul fatto che era nel mirino del Cagliari: “attenti” ci dicemmo, e attenti lo siamo stati... Dal Canto è sempre quello di Brescia, solo che sta vivendo un momento così, con i suoi errori, come il sottoscritto ha commesso i propri. Ma cambiare un tecnico a quattro partite dalla fine non è facile: io non vedo maghi in grado di fare meglio di lui qui. Questo è ciò che penso, poi il presidente ne ha già fatti di ribaltoni…».

    Non abbandono la barca. Chi c’è, del resto, in giro da autorizzare a credere che, appena arrivato, svolti subito decisamente dalla parte giusta? Lerda? Cavasin? Papadopulo? Camolese? Ancora Gentile o Casiraghi, i due ex Ct dell’Under 21 azzurra? Foschi non fa alcun nome, ma per coerenza vuole continuare a credere nella possibilità di raggiungere l’obiettivo minimo, gli spareggi per la A appunto, con il suo giovane mister. «Ho parlato con la squadra, abbiamo detto che dobbiamo riprenderci e metterci tanta personalità per continuare a lavorare. I tifosi chiedono anche la mia testa? Normale. Da quando sono a Padova ce l’ho sempre messa tutta, qualche errore certamente l’ho fatto, ma abbandonare la barca o cancellare tutto con un colpo di spugna mi pare esagerato. Ho parlato con il presidente, ci rivedremo stasera (ieri, ndr) insieme ad Alessandro, l’allarme è particolare, siamo fuori dai primi sei posti e questo ci amareggia molto. Ma il margine per recuperare c’è, senza prendere decisioni avventate o da avventurieri. L’anno scorso, in un momento difficile, abbiamo fatto bene. Perché non posso pensare che si riesca a ripetersi dodici mesi dopo?».

    I punti persi per strada. Un’analisi approfondita s’impone, però, su questo Padova che imbarca acqua come il Titanic e che da troppo tempo affonda al primo errore. «Martedì non meritavamo di perdere, nel primo tempo abbiamo giocato bene a mio avviso, siamo stati anche sfortunati (traverse di Trevisan e Cacia, ndr), poi nella ripresa loro hanno segnato sfruttando al meglio le caratteristiche che hanno. Secondo me sono più gravi i due punti lasciati a Grosseto, quando abbiamo staccato la spina per 5-6 minuti e ci hanno castigato».

    Ci manca un Pesoli. Già, troppe le amnesie di una retroguardia che ha incassato ben 50 reti, contro le 52 segnate. «Noi abbiamo cercato al mercato quel difensore che fosse in grado di far funzionare il reparto con una certa personalità, e lo avevamo individuato in Pesoli. Sapete bene com’è andata a finire… Potevo portare un terzino come Feltscher, ma il gruppo sarebbe stato ancora più numeroso e avremmo fatto più confusione. Certo, magari se veniva Pesoli la classifica adesso sarebbe diversa… Avevo cercato pure Stendardo, ma poi dalla Lazio è andato all’Atalanta. Però, ora questi siamo e non sono d’accordo con chi parla di imbarcate della difesa. Sono errori dei singoli, non di reparto. All’inizio del campionato le garanzie le avevamo dagli stessi che giocano ora: Schiavi veniva da due campionati vinti in B, Renzetti era l’unico che aveva richieste in A, Legati aveva disputato 40 partite ad altissimo livello, Donati è nel giro dell’Under 21. E Trevisan avete visto che razza di prestazioni ha sciorinato. Quello che manca a noi è il bomber da doppia cifra, come il Succi della prima parte della scorsa stagione. Tutti sotto i 10 gol, mah...».

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    03 maggio 2012
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