Cinque partite all’epilogo, di cui tre all’Euganeo. Oggi il Sassuolo, sabato 12 il Gubbio, sabato 26 l’Ascoli. Tra l’una e l’altra la trasferta terribile di Torino, lunedì 7, e quella, altrettanto...
Cinque partite all’epilogo, di cui tre all’Euganeo. Oggi il Sassuolo, sabato 12 il Gubbio, sabato 26 l’Ascoli. Tra l’una e l’altra la trasferta terribile di Torino, lunedì 7, e quella, altrettanto complicata, di Nocera Inferiore domenica 20. Il Padova si gioca tutto in meno di un mese, fra speranze e convinzioni sbandierate con forza innanzitutto per “caricarsi” da sè al massimo, e con qualche giustificato dubbio nell’ambiente alimentato dalle ultime prestazioni. Se pensiamo alla quantità industriale di opportunità sprecate in questo campionato, e in particolare nel girone di ritorno (22 punti in 16 partite, frutto di sei vittorie, di cui quattro fuori, quattro pareggi e sei sconfitte, di cui ben tre all’Euganeo), bisogna convenire che alla squadra è mancato sempre quel quid in più che la ponesse sullo stesso livello di chi la precede, Sassuolo compreso. Troppi alti e bassi, troppi errori pagati a caro prezzo, una discontinuità nel rendimento, prima ancora che nei risultati, che ha pesato come un macigno sul morale del gruppo. Aggiungiamoci i problemi societari creatisi con l’arrivo nella stanza dei bottoni di Baraldi, “assistente” del presidente Cestaro, e la tensione che si è creata con Foschi, Sottovia e gli altri componenti dell’area tecnica, di cui non si avvertiva affatto il bisogno. Si è fatto di tutto, davvero, per complicarsi la vita da soli.
Eppure, nonostante i su e giù della squadra, un gioco che è rimasto più nell’alveo delle buone intenzioni che nella cifra tecnico-tattica espressa in campo, Dal Canto e i suoi stringono nelle proprie mani il biglietto per gli spareggi che mettono in palio un posto per la serie A. Lo affermano per primi loro stessi, ed è ovvio essere d’accordo in questo: il destino futuro dipende unicamente dal Padova, non da chissà chi altro. E il gruppo, artefice delle sue fortune (auguriamoci non delle disgrazie), può timbrare il visto che conta se saprà sfruttare al meglio il fattore casalingo, venuto clamorosamente meno nelle sfide contro Sampdoria, Crotone e Pescara e costato pareggi pieni di rabbia con Verona, Empoli e Varese da gennaio ad oggi. Per riuscirvi - vincendo le tre partite interne sarebbe in carrozza, già ma sembra un’impresa - è chiaro che la musica deve cambiare. A partire da oggi pomeriggio. Perché non andate a rivedervi, cari giocatori, i filmati delle gare d’inizio campionato e provate a “rubare” qualcosa di utile? Sarà anche banale, ma alle volte la differenza la fanno proprio i dettagli. E quel Padova era perfetto o quasi.
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