Il presidente Enrico Toffano, dopo la deludente stagione appena conclusa, pensa già al futuro: «Meno stranieri, dobbiamo voltare pagina»
PADOVA
«Non ho vergogna ad ammetterlo. La stagione è stata negativa, inutile cercare alibi, come molti fanno nel mondo dello sport. Tutti abbiamo responsabilità: la squadra, lo staff, il presidente. Con la partita di sabato però, e qui ho le idee molto chiare, muore un certo tipo di Petrarca, e si aprono nuovi scenari».
Il presidente Enrico Toffano, dopo tre stagioni al vertice della società, una semifinale e uno scudetto all'attivo, per la prima volta rimane fuori dai play-off. Dopo sei semifinali in dieci anni, quattro negli ultimi cinque campionati, i bianconeri perdono così anche il treno per l'Europa, il biglietto per la Challenge Cup, la vetrina del rugby che conta. Una competizione che il Petrarca disputava ininterrottamente da sei anni, e regolarmente da 11, dal 2001, con l'unica parentesi di mancata qualificazione nel 2005. Il Petrarca per il secondo anno ha vinto la classifica dei metaman della stagione regolare con un suo giocatore (Bortolussi quest'anno, con 12 mete, Costa Repetto l'anno scorso, con 11), ma stavolta hanno pesato di più gli errori dalla piazzola.
«Sono molto amareggiato, ma anche sereno, non ci sono colpevoli singoli da cercare. Abbiamo affrontato il Rovigo con insufficiente lucidità, e lasciato per strada troppi punti durante la stagione. Secondo me avevamo le carte in regola per andare avanti, invece ci sono stati errori gravi. Quando si vince è merito del gruppo, quando si perde è colpa del gruppo: giocatori, allenatori, società. Io da lunedì sto pensando già al futuro».
E quali sono gli scenari che si aprono?
«L'esclusione dalle Coppe Europee e dalle semifinali, oltre a non portare i contributi federali (circa 400mila euro, n.d.r), importanti ma non decisivi, significa ridimensionamento. Meno partite, più allenamenti, e una rosa forse meno ampia: quest'anno hanno giocato in 39. Il Petrarca c'è da 65 anni, continuerà il suo cammino, non è questo il problema. Dobbiamo adeguarci alla crisi economica, alle regole che stanno cambiando. Vedo una squadra con meno stranieri, finalmente con più giovani padovani, e chi resta dovrà ringiovanirsi nello spirito».
Lo staff tecnico?
«E' presto per parlarne. Nei prossimi giorni ci sarà una cena informale con squadra e sponsor. Parlerò delle prospettive, e degli obiettivi, che restano quelli di vertice. Lo anticipo già: nel prossimo campionato dovremo conquistare come minimo i play-off. La batosta deve portare una reazione positiva, e far ripartire l'ambiente. Daremo un significato al fallimento».
In cosa consisteranno i cambiamenti?
«Ci stiamo già pensando. Nessun processo sommario, ma scelte lucide. Puntare sui giovani non significa mandarli allo sbaraglio. Sarà dato loro più spazio, e il tempo di crescere. Sto pensando a un modello sostenibile, anche economico. Se ci riusciremo saremo i primi. Partendo dalla gestione quotidiana. Immagino più allenamenti concentrati al pomeriggio, per consentire ai ragazzi di studiare o lavorare part-time. Una mattina al campo, magari, per il resto tutta l'attività spostata al pomeriggio-sera. Senza abbandonare però l'alto livello. Esperimenti che proveremo con calma, senza più sacrificare alcune situazioni per raggiungere il vertice a tutti i costi».
(Federico Fusetti)
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