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Ciclismo, un arresto e 30 indagati

Clamorosa inchiesta della Gdf e del pm Roberti: 10 professionisti e un allenatore nella bufera. L'ex ct della nazionale serba Nikacevic catturato in autostrada a Padova

PADOVA. Trenta denunciati (fra cui 10 ciclisti professionisti, 5 medici, 3 direttori sportivi, il responsabile di una casa farmaceutica e una minorenne), un arrestato (l'ex ct della nazionale serba), perquisizioni in 10 regioni e migliaia di medicinali dopanti sequestrati.
Questi gli imponenti numeri dell'inchiesta portata a termine dagli uomini della Guardia di finanza di Padova del colonnello Ivano Maccani che hanno permesso al pm Benedetto Roberti di fare breccia ancora una volta nel torbido mondo del doping sportivo. Un mondo senza scrupoli dove finanche un papà è stato visto accompagnare la figlia quindicenne (all’epoca dei fatti) a farsi una emotrasfusione con ozono terapia arricchita da un medico compiacente.

Stavolta dalle carte del magistrato emerge anche che il doping era, o meglio, è diventata da tempo una pratica comune quanto trasversale quando si parla di ciclismo (ma non solo). Pratica usata da professionisti del pedale, come da cicloamatori, ragazzini, dilettanti. Benedetto Roberto già nell’agosto scorso aveva sentito Sella che aveva fatto il nome di Enrico Lazzaro, medico di Abano, non nuovo agli inquirenti che indagano sul doping. Le ammissioni del ciclista vicentino permisero al pm di indagare Luigino Miotti di Tombolo, gm della Futura Team e Natalino Moletta, papà di Andrea che fu improvvisamente «appiedato».

Stavolta, nei guai è finita una decina di professionisti, alcuni già denunciati o trascinati nel fango da colleghi. Dovranno, quindi, rispondere a vario titolo di ricettazione, commercio, cessione, utilizzo, detenzione e contrabbando di prodotti dopanti atleti veneti del calibro di Davide il padovan-veronese Rebellin, il vicentino Emanuele Sella, il padovano Andrea Moletta e il trevigiano Matteo Priamo, ma anche Francesco Rivera, Dusan Ganic, Marco Ghiselli, Americo Novembrini, Armando Camelo e il colombiano Julian Munoz. Oltre a i direttori sportivi Simone Mori, Roberto Massi e Donato Giuliani. Più cinque medici e il legale rappresentante di un'azienda farmaceutica di Carsoli (L'Aquila), la Oti srl, che produceva farmaci dopanti ma senza principio attivo (l’accusa è anche frode in commercio).

Decine le perquisizioni effettuate in Veneto fra le province di Padova, Vicenza, Treviso e Verona. Ma anche in altre parti d'Italia: la più recente a Imola, il 28 giugno scorso, quando i militari delle fiamme gialle trovarono fiale di insulina sotto il letto di Francesco Rivera, neo professionista della Amica Chips-Knauf, alla vigilia del campionato italiano professionisti su strada.

Il trait d'union fra professionisti, medici, direttori sportivi e dilettanti, secondo quanto accertato dalla finanza sarebbe Aleksandar Nikacevic, ex ciclista della Alessio, ex ct della Serbia e ora ds della Partizan. Nikacevic è stato arrestato dalla compagnia della Finanza di Padova diretta dal capitano Roberto Di Resta sabato scorso appena uscito dal casello di Padova. Nikacevic era arrivato nella città del Santo per riscuotere il denaro dei medicinali dopanti portati in precedenza dalla Serbia e distribuiti a ds, medici e atleti compiacenti. Medicinali che i finanzieri hanno cominciato a sequestrare in quantità industriali (oltre 10 mila fiale in totale a partire dal giugno scorso quando è partita l'inchiesta) grazie all’aiuto di «Furia» un cicloamatore veneto (il cui nome non è stato rivelato), il quale ha ammesso di essere in grado di fornire sostanze dopanti (dall'eritropoietina o «Epo» alla somatotropina o «ormone della crescita, al Cera)
a chiunque glielo chiedesse. Nikacevic tra l’altro era diventato, secondo la procura padovana, il fornitore del «MirCera», l'Epo di terza generazione, medicinale non ancora registrato in Italia in quanto il ministero della Salute la sta ancora valutando in fase sperimentale in quattro ospedali.

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