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Venetisti, la Procura ricorre contro il proscioglimento

Il 14 luglio il gup del Tribunale li aveva scagionati per la vicenda del “Tanko bis” Ma per l’accusa i 45 volevano davvero attentare all’unità dello Stato. Con le armi

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Per il giudice per le udienze preliminari la loro non era un’associazione eversiva. Da qui la richiesta di proscioglimento avanzata dal gup rodigino Alessandra Martinelli per tutti e 45 i membri della cosiddetta Alleanza, realtà venetista che – tra le varie iniziative – aveva anche costruito un nuovo tanko per occupare Venezia, come i Serenissimi del “Marcantonio Bragadin” nel 1997. Ora, a un mese e mezzo dal 14 luglio in cui i venetisti avevano “festeggiato” il proscioglimento davant ...

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Per il giudice per le udienze preliminari la loro non era un’associazione eversiva. Da qui la richiesta di proscioglimento avanzata dal gup rodigino Alessandra Martinelli per tutti e 45 i membri della cosiddetta Alleanza, realtà venetista che – tra le varie iniziative – aveva anche costruito un nuovo tanko per occupare Venezia, come i Serenissimi del “Marcantonio Bragadin” nel 1997. Ora, a un mese e mezzo dal 14 luglio in cui i venetisti avevano “festeggiato” il proscioglimento davanti al Tribunale di Rovigo, arriva il colpo di scena. La Procura di Rovigo, nella persona del capo dell’ufficio, il procuratore Carmelo Ruberto, ha impugnato tutti e 45 i proscioglimenti operati dal gup. Il documento è stato appena notificato a tutti gli interessati, tra i quali otto padovani: i gemelli Severino e Flavio Contin di Casale di Scodosia, Irene Valeria Contin di Montagnana, Luigi Massimo Faccia di Agna, Riccardo Lovato di Padova, Stefano Morello di Casale di Scodosia, Pietro Pastò di Casalserugo, Pierfranco Zanardo di Torreglia. Un documento snello e argomentato, che ripercorre la storia della Alleanza, partendo dalla sua costituzione sei anni fa. Il gruppo, derivazione della precedente Brescia Patria, istituita alcuni mesi prima, avrebbe mirato a raggruppare tutti i gruppi indipendentisti della Penisola: bresciani, veneti, sardi, siciliani. Il 26 maggio 2012, in un agriturismo bresciano, era stata convocata una riunione a cui avevano preso parte esponenti di tutti questi gruppo, ed era stato firmato un documento conclusivo, la “Alleanza fra popoli e nazioni storiche tra Alpi e Mediterraneo”. Il 7 ottobre del 2012, poi, a Casale di Scodosia, era comparso per la prima volta il nuovo tanko, ruspa blindata e attrezzata per sparare cuscinetti a sfera. I carabinieri l’avevano scoperto proprio in un capannone di Casale, nell’aprile 2014 (da qui lo spostamento del processo dalla Procura di Brescia a quella di Rovigo, competente per il territorio casalese). Era stata istituita una prima forma di organizzazione, compresa l’individuazione di un “ambasciatore” che avrebbe dovuto curare i rapporti con Paesi aspiranti alla indipendenza, o che la avessero da poco raggiunta come la Bosnia. Viene pure programmata la costruzione di altri dieci tanko. Programma ribadito più volte, ad esempio il 9 giugno 2013, quando viene assegnata anche la carica di “comandante della piazza militare”.



Ma perché la Procura si oppone al proscioglimento? Secondo l’accusa, allora, ci sarebbe stata piena consapevolezza, da parte degli indagati, della natura eversiva della loro impresa. Uno di loro, in una chiamata a un avvocato, avrebbe chiesto, testualmente: «Cosa rischia penalmente uno che attenta all’unità dello Stato?» . Il gruppo avrebbe inoltre deciso di dotarsi di divise, ricercando pure la disponibilità di armi leggere e prevedendo l’ormai nota occupazione di piazza San Marco col tanko. A pesare c’è poi la condanna, sancita il febbraio scorso, inflitta all’unico venetista che aveva scelto il rito abbreviato: Michele Cattaneo, l’armaiolo dell’Alleanza che aveva costruito il cannoncino del tanko, era stato condannato dal Tribunale di Brescia a due anni per associazione eversiva.

Secondo la valutazione di quel magistrato, i componenti della Alleanza sarebbero stati «consapevoli che lo scontro sarebbe stato armato, “pesante”, con la piena accettazione del rischio di dovere sacrificare vite umane». E poco importa se, come ha evidenziato il gup, gli attacchi previsti sono eventualmente a danno di forze dell’ordine e non di civili. Da qui la richiesta alla Cassazione: annullare il proscioglimento, con rinvio al giudice dell’udienza preliminare per una nuova valutazione. C’è poi da ricordare che, a fronte dai 45 proscioglimenti, il gup aveva previsto rinvii a giudizio per la realizzazione del tanko: tra i 15 rinvii ci sono quelli dei padovani Flavio e Severino Contin e Luigi Faccia.