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Dolomiti senza confini, tutto sul nuovo anello di vie ferrate

Il progetto nasce dall’idea di vedere le Dolomiti come un luogo di incontro e amicizia piuttosto che una barriera. Un tour impegnativo che inanella ben 12 percorsi attrezzati di elevato valore alpinistico a cavallo tra l'Italia e l'Austria

Il progetto, cento anni dopo

E' nata la grandiosa Alta Via dolomitica che porta il nome “Dolomiti senza confini”, un tour di vie ferrate che inanella ben 12 percorsi attrezzati di elevato valore alpinistico che si sviluppano a cavallo tra l'Italia e l'Austria, le province di Bolzano e Belluno, tra il Cadore, il Comelico e la Pusteria.

Il progetto è nato dall’idea di vedere le Dolomiti come un luogo di incontro e amicizia piuttosto che una barriera. Una nuova Alta Via per chi vuole vivere l’avv ...

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Il progetto, cento anni dopo

E' nata la grandiosa Alta Via dolomitica che porta il nome “Dolomiti senza confini”, un tour di vie ferrate che inanella ben 12 percorsi attrezzati di elevato valore alpinistico che si sviluppano a cavallo tra l'Italia e l'Austria, le province di Bolzano e Belluno, tra il Cadore, il Comelico e la Pusteria.

Il progetto è nato dall’idea di vedere le Dolomiti come un luogo di incontro e amicizia piuttosto che una barriera. Una nuova Alta Via per chi vuole vivere l’avventura e per chi vuole mettersi alla prova tecnicamente, ma anche per chi desidera immergersi nella storia.

Le vie ferrate del progetto


La “Dolomiti senza Confini”, infatti, consente di attraversare uno dei luoghi considerati strategici durante la Prima Guerra Mondiale e, per questo, teatro di alcune tra le più cruenti battaglie: trincee, gallerie e postazioni sono state scavate e realizzate fin sulle cime più impervie. Ed è proprio per vedere questi siti che negli anni '60 e ’70 del secolo scorso sono state ripristinate e realizzate alcune delle ferrate che adesso entrano a far parte di “Dolomiti senza confini”.

Strada degli Alpini, Moreno geremetta
Paterno, Manfred Kostner
Cengia Gabriella, Moreno geremetta
Nicola Bombassei
Nicola Bombassei
Nicola Bombassei, le Tre Cime
Nicola Bombassei
Manfred Kostner
Manfred Kofler
Strada degli Alpini, Moreno Geremetta
Kinigat, Moreno Geremetta
Moreno geremetta
Moreno geremetta
Dolomiti senza confini, il tour di vie ferrate con 12 percorsi attrezzati


Nello Dolomiti di Sesto: dalle Tre Cime di Lavaredo al Popera, dal Paterno alla Croda dei Toni, dalla Croda Rossa di Sesto a Cima Vallona, i soldati italiani e quelli dell’Impero Austro-Ungarico sono stati protagonisti di drammatiche pagine di storia e di storie. Ancora oggi le crode di alcune tra le cime dolomitiche più belle raccontano di ordini insensati, di soldati mandati al massacro, di dolore, di freddo, di congelamenti e di follie.

Storie dolorose provocate da una guerra assurda combattuta per difendere confini che non ci sono mai stati sulle Dolomiti. Ecco il perché di “Dolomiti senza confini” ed ecco il perché dell’idea di un percorso alpinistico di pace sui luoghi della guerra.

Dodici itinerari per una grande Alta Via dove gli appassionati di montagna di qualsiasi nazionalità possono incontrarsi per coltivare quell’amicizia che, su queste montagne, fiorisce più in fretta, ha i colori dell’arcobaleno e profuma di futuro.



L'inaugurazione a Monte Croce Comelico

Due anni di lavoro inseguendo un sogno diventato realtà. Il progetto “Dolomiti senza confini” velato ad una ricca platea di ospiti vip che si sono ritrovati a Monte Croce Comelico.

Presenti  tra gli altri, il presidente dell’assemblea parlamentare della Nato, Paolo Alli; Herbert Dofrmann in rappresentanza del parlamento europeo; il presidente nazionale del Cai Vincenzo Torti; il presidente del club alpino internazionale Roberto De Martin; i sindaci di Sesto Pusteria, Comelico Superiore e Kartitsch, oltre al presidente della Provincia di Belluno, Roberto Padrin.

Dolomiti senza confini, l'inaugurazione a Monte Croce Comelico



Al loro fianco i tre testimonial d’eccezione che si sono prestati ad inaugurare fisicamente il cippo che, di fatto, rappresenterà il punto di incontro di tre territori un tempo luoghi di guerra divenuti oggi di pace ed amicizia grazie ad una rete di vie ferrate concatenate l’una all’altra per oltre cento chilometri: Reinhold Messner, Fausto De Stefani e Hans Wenzl.

I tre alpinisti all’alba si sono messi in cammino per raggiungere il punto esatto di incontro dei territori italiano (comuni di Belluno e Bolzano) ed austriaco.



«Un messaggio per i giovani che si avvicinano per la prima volta alla montagna? Fare passi brevi e lenti, in montagna come del resto nella vita di tutti i giorni». Reinhold Messner è il mattatore di giornata e non potrebbe essere altrimenti.

Ha sposato senza batter ciglio il progetto Dolomiti senza confini ritenendolo la «migliore risposta a chi punta a chiudere le frontiere in Europa. Le montagne sono un ostacolo naturale, non un limite invalicabile».
 

Due ore e mezzo di cammino a buon ritmo per raggiungere la cresta dei Frugnoni dove è stato fissato il cippo simbolo del progetto prima di tornare a valle e ricevere l’abbraccio congiunto di bellunesi, pusteresi ed austriaci.



«Ci sono vie più semplici da fare, altre più impegnative. L’importante è scegliere bene in base alle proprie capacità o esperienze. In montagna è vietato fare il passo più lungo della gamba, bisogna essere umili e consci dei propri limiti altrimenti si rischia di rimetterci la vita».

Monte Croce Comelico, il simbolico punto d'incontro di Dolomiti senza confini
La delegazione dell'Osttirol Kartitsch
La delegazione di Sesto Pusteria
La delegazione Belluno Auronzo
Reinhold Messner
Fausto De Stefani
Hans Wenzl
Reinhold Messner
Il nuovo cippo
Il punto triangolare
La cerimonia d'inaugurazione
Fausto De Stefani
Herbert Dorfmann
Paolo Alli
Vincenzo Torit, CAI
Messner: "Fare passi brevi e lenti, in montagna come nella vita"


Accenno conclusivo dedicato all’alpinismo moderno ed all’approccio con la montagna, cambiato profondamente ad ogni latitudine: «Sono uno strenuo difensore dell’alpinismo tradizionale ma non per questo dico che è migliore di quello moderno», sottolinea Messner, «l’alpinismo odierno mi piace chiamarlo alpinismo delle piste. Le stesse vie ferrate sono piste che agevolano l’ascesa.



«Questo fattore è da ricondurre a mio avviso alla credibilità che l’ente ha acquisito, ma anche ai valori portati avanti ed alla coerenza messa in campo; coerenza che alla lunga paga sempre. Il futuro della montagna passa per una inevitabile modernizzazione, solo così riusciremo a coinvolgere i giovani. Qualcosa in tal senso lo stiamo già facendo ma la strada è lunga e faticosa».
 

Risorse utili

 

il sito ufficiale del progetto

Tutte le tappe e le vie ferrate

I rifugi d'appoggio

Grande Guerra: i diari raccontano

 

(Speciale a cura di Paolo Cagnan, testi di Gianluca De Rosa)