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Il coro dei leghisti padovani «Più autonomisti che mai»

Marcato: «Ora il messaggio lanciato al Nord è condiviso da molte parti del Paese Salvini punta alla mutazione genetica? Ci ha guidato lui ai referendum vittoriosi»

padova

Fin che ghe n’è, viva’l resentenziavano i nostri nonni, disposti a tapparsi il naso purché il potente di turno assicurasse al popolo pane e companatico. Il motto furbesco riaffiora oggi nell’arcipelago leghista, atteso ad una svolta radicale: cambio del nome e dello statuto, addio al Nord e alle “nazioni”, in soffitta i simboli del Carroccio e del Leone marciano. Nella base qualcuno mugugna ma a silenziare le obiezioni valgono i sondaggi che accreditano a Matteo Salvini un consenso st ...

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Fin che ghe n’è, viva’l resentenziavano i nostri nonni, disposti a tapparsi il naso purché il potente di turno assicurasse al popolo pane e companatico. Il motto furbesco riaffiora oggi nell’arcipelago leghista, atteso ad una svolta radicale: cambio del nome e dello statuto, addio al Nord e alle “nazioni”, in soffitta i simboli del Carroccio e del Leone marciano. Nella base qualcuno mugugna ma a silenziare le obiezioni valgono i sondaggi che accreditano a Matteo Salvini un consenso stellare, garanzia di successo per la causa nonché – en passant – calamita di poltrone, carriere e prebende.



Tant’è. Proviamo a stanare il “bulldog” del partito di Padova: «Mutazione genetica? Tentazione sovranista? La mia impressione è diversa, mi sembra che la ricetta proposta dalla Lega per traghettare il Nord fuori dalla palude, ora sia percepita come una soluzione efficace anche dal resto del Paese», commenta Roberto Marcato, assessore dell’amministrazione Zaia «la rotta autonomista e federalista tracciata trent’anni fa da Gianfranco Miglio non è mai stata così vicina al traguardo. Ricordo ai distratti che i referendum vittoriosi in Veneto e Lombardia, con l’effetto a catena al Centro e al Sud, hanno coinciso con l’avvento alla segreteria di Salvini. Renzi voleva ridurre l’influenza dei territori accrescendo il potere di Roma. Gli italiani l’hanno bocciato, noi muoviamo in direzione opposta».



Resta il fatto che il movimento nordista delle origini abbandona la matrice padana e fa sparire lo spadone di Alberto da Giussano... «Io mi innamoro degli obiettivi e dei valori, non delle modalità. Se il ventaglio del consenso si allarga rapidamente e in percentuali così vistose, un aggiornamento della strategia e anche del linguaggio, è doveroso. Il Leon? Ma vi pare che ci rinunceremo? Suvvia». Sullo sfondo, ma neanche tanto, il dualismo tra Luca Zaia e Massimo Bitonci, con i rumors – smentiti e insistenti – che alludono alla volontà di quest’ultimo di scalare la presidenza della Regione con il trevigiano proiettato verso incarichi di prestigio in Europa.



«Ogni ambizione è legittima, se Zaia scegliesse di non ricandidarsi, allora la Lega individuerebbe un successore all’altezza», chiosa Marcato, «se invece, come mi auguro, resterà a Venezia, allora rispondo con le parole pronunciate da Salvini nel Veronese due settimane fa: “Prometto ai veneti che Luca, se lo vorrà, resterà governatore finché campa”». E quindi? «Accetto scommesse, nel 2020 Zaia sarà candidato alla presidenza del Veneto e riceverà un plebiscito popolare», fa eco il consigliere regionale “fustigatore” Luciano Sandonà, convinto che «la trattativa in corso a Roma sulla maggiore autonomia e sulle 23 competenze richieste, sancirà un punto di non ritorno nel Paese».



E i parlamentari padovani? «L’antagonismo evocato dai media è una balla di Ferragosto, la Lega veneta è più che mai compatta e il Governo lavora sodo», sbotta Adolfo Zordan, deputato e sindaco di Vigodarzere, fedele zaiano e “amicone” di Marcato «quanto al sovranismo, se significa che l’Italia rialza la testa e non accetta più la prepotenza dell’Unione europea, beh non mi sembra una parolaccia».



L’ultima parola al parlamentare baby Alberto Stefani: «Il nostro messaggio non cambia ma si estende all’intero territorio nazionale e acquista maggiore modernità. Bitonci-Zaia? Con Massimi parlo spesso, è sottosegretario all’Economia, ha deleghe pesanti e impegnative, non l’ho mai sentito ventilare altri incarichi. Certo sono due leader, risorse preziose non soltanto per la Lega ma per l’intera comunità che amministrano». –