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Migranti e appalti pilotati tra onlus indagato il prefetto vicario Aversa

L’inchiesta della procura: nei guai pure la funzionaria Quintario e poi Borile e Battocchio, fondatore e presidente della Edeco

PADOVA

È il 7 ottobre 2015 quando Simone Borile, il vero padrone della coop sociale “pigliatutto” Edeco (ex Ecofficina Educational), si lamenta al telefono con Loredana Borghesan, sindaco di Montagnana. Lui è abituato a bussare alla porta dei suoi “amici” nella prefettura di Padova e a ottenere quello che vuole: dagli appalti sulla gestione dei migranti, alle anticipazioni sui controlli e, ancora, alle liquidazioni delle parcelle senza penali pur dovute. Quel giorno Borile è nervoso e ammett ...

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PADOVA

È il 7 ottobre 2015 quando Simone Borile, il vero padrone della coop sociale “pigliatutto” Edeco (ex Ecofficina Educational), si lamenta al telefono con Loredana Borghesan, sindaco di Montagnana. Lui è abituato a bussare alla porta dei suoi “amici” nella prefettura di Padova e a ottenere quello che vuole: dagli appalti sulla gestione dei migranti, alle anticipazioni sui controlli e, ancora, alle liquidazioni delle parcelle senza penali pur dovute. Quel giorno Borile è nervoso e ammette di non vedere via d’uscita da un problema « ...perché non ho trovato la mia donna quella che mi dà informazioni, hai capito? Ho parlato direttamente con il vicario ma il vicario non ti dice niente».



È l’intercettazione che segna la svolta nell’inchiesta coordinata dal pm Federica Baccaglini. Inchiesta che rifila uno smacco alle istituzioni con il coinvolgimento diretto di un prefetto vicario e di una funzionaria della prefettura di Padova negli affari sporchi intorno alla gestione dei migranti. Affari sporchi perché consumati sulla pelle di chi scappa da miseria e guerre, messi in piedi da onlus orientate solo al massimo profitto calpestando norme e regole. Con la connivenzadi chi dovrebbe rappresentare Stato e legalità. L’indagine è conclusa e rischiano il processo in sette: quattro esponenti di Edeco, due dipendenti della prefettura e (episodio marginale) un consulente del lavoro della coop.



Sotto accusa il prefetto vicario di Padova Pasquale Aversa, 63 anni originario di Torre Annunziata, con delega alla gestione dei migranti nella prefettura di Padova (già commissario ad Abano Terme dopo l’arresto del sindaco Luca Claudio per corruzione) e la funzionaria (ora nella prefettura di Bologna in seguito a un’altra grana giudiziaria) Tiziana Quintario, 58enne di Monselice; per Edeco il gestore di fatto Simone Borile, 49enne di Battaglia Terme con la moglie Sara Felpati, 44, il presidente Gaetano Battocchio, 44enne di San Martino di Venezze (Rovigo), e il dipendente Simone Costa, 54 anni di Camporovere di Roana (Vicenza); infine il consulente del lavoro Marco Zangrossi, 53 di Sant’Elena.



Al centro del malaffare Quintario e Borile con il determinante supporto – secondo la procura – del prefetto vicario Aversa e degli altri esponenti di Edeco, onlus che ha avuto di fatto il monopolio nel business dei migranti stipati nei tre centri di accoglienza veneti: l’ex caserma Prandina in centro a Padova, l’ex base a San Siro di Bagnoli e l’ex base a Cona (Venezia). Le accuse? Concorso in turbativa d’asta; in frode nelle forniture pubbliche; in truffa; in concussione per induzione, rivelazione di segreti d’ufficio e falso ideologico, tutti reati aggravati.



Si contesta (a Quintario, Borile, Felpati e Battocchio) di aver pilotato due appalti prefettizi per la gestione di 1700 posti (valore 16.362.500 euro) e di 500 posti (valore 4.537.000 euro). Quintario avrebbe fornito informazioni a Borile sui concorrenti, arrivando a creare un bando di taglio sartoriale per Edeco quanto alla seconda gara con l’inserimento di un requisito in possesso solo della coop .



La frode sarebbe avvenuta perché Aversa e Quintario avrebbero permesso a Edeco (Borile, Battocchio e Felpati) di non adempiere agli obblighi assunti per contratto nell’accoglienza dei migranti sia alla Prandina che a San Siro. Per gestire i due centri Edeco avrebbe impiegato meno personale del dovuto con il risultato di registrare costi inferiori e incassare guadagni maggiori. In più avrebbe acquistato materiale di scarsa qualità (coperte non ignifughe), sempre invisibile ai controlli. Semplice il motivo: i due dipendenti della Prefettura «violavano volontariamente e consapevolmente l’obbligo di verifica» si legge nel capo d’imputazione, «... o consentivano i controlli dopo aver avvertito il personale della coop».



In un caso Aversa avrebbe fatto figurare la presenza a Bagnoli di 44 ospiti contro i 77 reali. E la truffa? Grazie a quelle informazioni anticipate, per nascondere le carenze Edeco spostava il personale da un centro all’altro e ripuliva le strutture alla vigilia di un’ispezione. Come quella chiesta dal sindaco di Bagnoli, Roberto Milan, prevista il 29 settembre 2016 e rinviata al 24 ottobre da Aversa che informa Borile. Soffiata che costa l’accusa di rivelazione di segreto d’ufficio, rivolta pure per l’episodio del 12 luglio quando, tramite il viceprefetto Alessandro Sallusto (non indagato), Aversa rende nota un’ispezione dell’Usl per le 15 dell’indomani. —