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Franceschi: livore e rivalsa contro i politici di prima

LA POLEMICAPADOVA. «Qualcuno ha detto che sarebbe stato meglio se si fosse votato a luglio, cioè se non si faceva il governo e si ritornava al voto. Non so, e non sappiamo quale sarebbe stato il...

LA POLEMICA

PADOVA. «Qualcuno ha detto che sarebbe stato meglio se si fosse votato a luglio, cioè se non si faceva il governo e si ritornava al voto. Non so, e non sappiamo quale sarebbe stato il risultato, ma quel che è certo è che alcuni provvedimenti presi o annunciati da alcuni ministri grillini mettono preoccupazione». Lo afferma Fabio Franceschi, presidente della Grafica Veneta di Trebaseleghe, impresa attiva nel settore editoriale con più di metà fatturato nell'export. «Si ha l'impress ...

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PADOVA. «Qualcuno ha detto che sarebbe stato meglio se si fosse votato a luglio, cioè se non si faceva il governo e si ritornava al voto. Non so, e non sappiamo quale sarebbe stato il risultato, ma quel che è certo è che alcuni provvedimenti presi o annunciati da alcuni ministri grillini mettono preoccupazione». Lo afferma Fabio Franceschi, presidente della Grafica Veneta di Trebaseleghe, impresa attiva nel settore editoriale con più di metà fatturato nell'export. «Si ha l'impressione - continua Franceschi - che ci sia una smania punitiva nei confronti del “prima”, di livore e di rivalsa nei confronti delle persone e delle scelte fatte dagli amministratori precedenti. Come si possono mettere in discussione le grandi opere, non solo già progettate ma addirittura avviate come la Tav, il gasdotto pugliese, l'Ilva oppure la Pedemontana in Veneto, l'alta velocità Brescia-Padova, la Valdastico Nord, tanto per citarne alcune. Senza ritornare poi sul Decreto Di Maio, un vicepresidente che sta fomentando con i suoi quotidiani proclami una nuova lotta sociale sessantottina mettendo i cittadini gli uni contro gli altri. Bene ha fatto Zaia a intervenire a sostegno delle infrastrutture che si stanno realizzando in Veneto e ancora di più, facendosi portavoce degli imprenditori, sulla necessità di modificare il tanto discusso disegno di legge, che non tutela i lavoratori ma crea disoccupazione. Ricordo che quelli come me, pochi o tanti dipende da chi conta - conclude - difendono le loro aziende e di conseguenza i posti di lavoro di tutti i loro collaboratori, che non vogliono essere degli assistiti percettori del reddito di cittadinanza ma degli artefici importanti della rinascita di questo nostro Paese». —