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Ospedali, c’è il cuoco unico pasti a spasso per il Veneto

Pietanze preparate a Boara Pisani, poi i camion per portarle a destinazione le vecchie cucine dovranno solo scaldare i piatti, riconversione a spese delle Usl

VENEZIA. L’Azienda Zero alla prova del cuoco. Possiamo ribattezzare così la fornitura dei pasti negli ospedali veneti, vicenda che tiene banco dall’inizio dell’anno, cioè da quando il servizio è stato assegnato per la durata di cinque anni (più due rinnovabili) a Serenissima Ristorazione spa, al costo per i contribuenti veneti di 303,5 milioni di euro più Iva. La società vicentina ha sbaragliato i concorrenti diventando monopolista nella regione: solo l’ospedale di San Donà oggi ha un fornit ...

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VENEZIA. L’Azienda Zero alla prova del cuoco. Possiamo ribattezzare così la fornitura dei pasti negli ospedali veneti, vicenda che tiene banco dall’inizio dell’anno, cioè da quando il servizio è stato assegnato per la durata di cinque anni (più due rinnovabili) a Serenissima Ristorazione spa, al costo per i contribuenti veneti di 303,5 milioni di euro più Iva. La società vicentina ha sbaragliato i concorrenti diventando monopolista nella regione: solo l’ospedale di San Donà oggi ha un fornitore diverso. Si tratta di Dussmann spa, uno dei concorrenti battuti da Serenissima, che ha fatto ricorso al Tar. Ricorso respinto qualche settimana fa, ma Dussman non molla e si appella al Consiglio di Stato. La società chiede l’annullamento della gara per scorretta valutazione di anomalia nell’offerta di Serenissima. La quale, interpellata da noi, tace.

La gara era stata bandita da Azienda Zero, nome dietro il quale non c’è James Bond ma la direzione generale della sanità veneta, il che vuol dire il dottor Domenico Mantoan, al servizio non certo della corona inglese ma di Luca Zaia, se proprio vogliamo dargli un riferimento. Magari anche lui con licenza di uccidere, per stare al parallelo: l’accusa viene dai sindacati, che vedono messi in pericolo dalle conseguenze non valutate, in sede di predisposizione della gara, la bellezza di 800 posti di lavoro. Una dozzina di persone sono già licenziate nell’Usl Dolo-Mirano. Raccomandata consegnata, ultimo giorno di lavoro il 30 giugno.

La prova del fuoco. Insomma la prova del cuoco torna ad essere una prova del fuoco. Anche perché il M5S rilancia queste preoccupazioni in una interrogazione alla giunta regionale firmata dal capogruppo Jacopo Berti, il quale parla di «inevitabili licenziamenti del personale impiegato dagli appaltatori uscenti», che Serenissima non intende utilizzare. Cosa peraltro già prevista nel capitolato d’appalto: nell’attesa di essere ricollocato questo personale dovrà essere sostenuto da indennità di disoccupazione, ma se l’Azienda Zero lo sapeva prima della gara come pensava di fronteggiare questa emergenza?

Non è l’unico costo che si scarica sul pubblico: sono messe in capo alle Usl e non al nuovo gestore anche le spese di riadattamento delle cucine degli ospedali, che d’ora in avanti dovranno solo riscaldare i pasti precotti, in arrivo dall’unico centro di cottura di Serenissima Ristorazione, situato a Boara Pisani. Un impianto mastodontico, uno stabilimento alimentare più che un centro di cottura. Da qui ogni mattina partiranno a raggera ondate di camion diretti verso gli ospedali della regione. Un bel traffico, anche se è esclusa San Donà.

Ammenda milionaria. La storia di questo centro di cottura, di proprietà di Serenissima ma pagato dalla Regione Veneto, ha riempito pagine di giornali, è stata oggetto di un’indagine della Corte dei Conti per danno erariale, sanata dal titolare di Serenissima Mario Putin con un’ammenda milionaria. Averlo inserito nel capitolato d’appalto è «una norma vessatoria che ha avvantaggiato il vincitore nei confronti degli altri concorrenti», sostiene Jacopo Berti. «Tutti punti del ricorso di Dussmann che il Tar Veneto ha bocciato», liquida la questione il James Bond della situazione, Domenico Mantoan, dando una scorsa all’interrogazione di Berti. «Gli faremo avere la sentenza».

Ma forse non basterà, visto che non è definitiva e Dussmann l’ha impugnata, per riavere almeno i tre lotti in cui gestiva il servizio: sono gli ospedali di Dolo, Mirano, Adria, Pieve di Soligo, Asolo e Belluno. I dirigenti della società con l’avvocato Isabella Magistrati spiegano le motivazioni del ricorso. Due in particolare colpiscono: 1) è in corso una rivoluzione nel servizio, le cucine verranno smantellate in tutti gli ospedali, la scelta è senza possibilità di ritorno e sembra fatta apposta per ridurre la concorrenza e favorire il monopolio. 2) A fronte di un’offerta tecnica che ha stracciato la concorrenza, Serenissima ha presentato un’offerta economica estremamente allettante. «Le due cose non stanno assieme, devi spiegare come mai la tua alta qualità costa così poco», dicono alla Dussmann. «Ma la commissione appaltatrice non ha chiesto nessun giustificativo, è mancata un’analisi approfondita sulla congruità dell’offerta, che secondo noi è sicuramente in perdita».

Poco appetito. Ohibò, significa che la Regione, ovvero il contribuente, potrebbe pagare anche di più? «No, significa che nell’ipotesi di costi maggiori il vincitore andrebbe a pescare l’utile da altre parti». Dove? «Sul costo del lavoro o sulla qualità del prodotto al cliente, non c’è scampo».

Ma in ospedale hanno poco appetito. Chissà se i pazienti se ne accorgerebbero.

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