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Mense ospedaliere, la rabbia dei lavoratori

Presidio a pochi passi dal palazzo Ferro Fini. «La fine di un appalto non può lasciarci senza lavoro»

VENEZIA. Battono i mestoli di legno sui coperchi delle pentole perché, scandiscono, “la fine di un appalto non può essere la fine del nostro lavoro”. Sono una cinquantina i lavoratori delle mense ospedaliere del Veneto che ieri mattina, dalle 10.30 in poi, si sono ritrovati in via XXII marzo a Venezia, due passi dal Consiglio Regionale. Arrivano da Verona, Belluno, Treviso, Padova Vicenza e Venezia.

«E siamo qui in una piccola minoranza – dicono - perché gli altri lavoratori erano impegnati ...

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VENEZIA. Battono i mestoli di legno sui coperchi delle pentole perché, scandiscono, “la fine di un appalto non può essere la fine del nostro lavoro”. Sono una cinquantina i lavoratori delle mense ospedaliere del Veneto che ieri mattina, dalle 10.30 in poi, si sono ritrovati in via XXII marzo a Venezia, due passi dal Consiglio Regionale. Arrivano da Verona, Belluno, Treviso, Padova Vicenza e Venezia.

«E siamo qui in una piccola minoranza – dicono - perché gli altri lavoratori erano impegnati a fornire un servizio per la cittadinanza». Il loro bersaglio è il “maxi appalto” da 303 milioni di euro, vinto da Serenissima Ristorazione. Sarà l’azienda di Mario Putin, adesso, a dover fornire 18 mila pasti e 9 mila colazioni nelle corsie degli ospedali ogni giorno. Un numero che raggiunge il 95% dei pasti ospedalieri. Tutti, da fine giugno, prodotti all’interno del centro di cottura di Boara Pisani. La conseguenza è che le cucine delle Usl dovranno chiudere. La nuova formula, infatti, è quella del “cook and chill”: dopo la preparazione gli alimenti sono refrigerati per conservare le proprietà organolettiche. Le colazioni, poi, saranno fornite da distributori automatici all’interno degli ospedali. Ma quale sarà il destino degli 850 dipendenti? Ancora non è dato sapersi. Qualcuno sarà riassorbito in Serenissima Ristorazione, a qualcun altro sarà accorciato l’orario lavorativo. C’è, però, anche chi teme il licenziamento.

«Tra il 25 e il 40% dei lavoratori rischia di perdere il posto – denuncia Maurizia Rizzo, Fisascat Cisl – ma non lo sappiamo di preciso. Il numero potrebbe anche essere più alto. Siamo davvero amareggiati, non ci si rende conto del danno procurato. Più che una vertenza, è un dramma causato dalla Regione». E poi c’è la questione ambientale perché, come dice Luigino Boscaro (Uiltucs Uil), i pasti saranno distribuiti su gomma. «Inoltre – spiega Margherita Grigolato Filcams Cgil – sarà al ribasso anche la qualità dei pasti». In alcuni casi, come a Marzano di Verona, le distribuzioni sono due alla settimana. Dopo l’incontro di lunedì con l’assessore alla sanità Luca Coletto, conclusosi con un nulla di fatto, ieri i rappresentanti dei tre sindacati sono stati ricevuti dai capogruppo del Consiglio regionale.

«Abbiamo avuto rassicurazioni – continua Rizzo – le nostre difficoltà sono state ascoltate. Abbiamo ottenuto l’impegno ad approfondire con Azienda Zero l’appalto. Chiederanno anche quale sia, nei dettagli, il piano industriale. Restiamo in attesa di una convocazione del tavolo tecnico. Sappiamo solo che all’interno degli ospedali so vocifera e si alimentano ansie: non sappiamo quale sarà il nostro futuro». (e.p.)

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