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Mense ospedaliere, tagli in vista a rischio da 100 a 300 dipendenti

Serenissima ristorazione ha vinto il maxi bando da 303 milioni e i sindacati temono licenziamenti Nessuna risposta dal gruppo vicentino, oggi l’assessore Coletto dà i primi chiarimenti della Regione

MESTRE. Mense ospedaliere, dipendenti in allarme dopo l’annuncio dei tagli. Da mesi chiedono delucidazioni, ma la Regione non ha mai risposto, né tantomeno Azienda Zero ha spiegato cosa accadrà. Da fine giugno partirà la rivoluzione dei pasti negli ospedali che vede coinvolti 850 lavoratori, per la maggior parte donne, sulla scorta del subentro di Serenissima Ristorazione - la quale già deteneva una quota importante del mercato dei pasti in ospedale e che adesso avrà il monopolio sfiorando i ...

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MESTRE. Mense ospedaliere, dipendenti in allarme dopo l’annuncio dei tagli. Da mesi chiedono delucidazioni, ma la Regione non ha mai risposto, né tantomeno Azienda Zero ha spiegato cosa accadrà. Da fine giugno partirà la rivoluzione dei pasti negli ospedali che vede coinvolti 850 lavoratori, per la maggior parte donne, sulla scorta del subentro di Serenissima Ristorazione - la quale già deteneva una quota importante del mercato dei pasti in ospedale e che adesso avrà il monopolio sfiorando il 95 per cento – che si è giudicata il maxi appalto da 303 milioni di euro per gestire il servizio di ristorazione nei nosocomi.

Taglio del personale. Le voci che si rincorrono senza una conferma ufficiale, sono che il passaggio in vigore da fine giugno preveda un taglio di 300 dipendenti – secondo i sindacati il 35-40 per cento in alcune mense – oltre che uno spostamento di parte del personale. La controparte pubblica, invece, ipotizzerebbe un centinaio di persone in meno. I pasti verranno confezionati nel grande centro cottura di Boara Pisani e grazie al metodo cook and chill (dopo la preparazione gli alimenti vengono refrigerati per conservare le proprietà organolettiche), saranno trasportati negli ospedali della Regione. Da qui il grido di allarme dei sindacati in difesa delle lavoratrici delle mense interne degli ospedali, che in questi giorni vedono girare il personale di Serenissima senza sapere cosa ne sarà di loro.

L’allarme. Serenissima Ristorazione, che fa capo al vicentino Mario Putin, si è aggiudicata l’appalto per sette anni di contratto e dovrà produrre 18 mila pasti e 9 mila colazioni. Nel bando non esiste una clausola sociale vincolante circa la riassunzione di tutti gli 850 lavoratori nell’azienda subentrante, che invece è vincolata al piano industriale presentato. Il timore dei sindacati – Fisascat, Uiltucs e Filcams Cgil - è che il conto del risparmio derivato da un unico bando di gara con sei lotti, lo debbano pagare centinaia di lavoratrici e lavoratori del settore, in gran parte donne, part time, a basso reddito, spesso con famiglie a carico.

Presidio. I sindacati hanno annunciato un presidio di lavoratori per domani, che in questo momento è in stand-by. Dopo mesi di richieste di spiegazioni, di rimpalli e tavoli mai convocati, questa mattina l’assessore alla Sanità Luca Coletto ha convocato i sindacati di categoria a Palazzo Balbi. «Oggi», spiega il segretario regionale Uiltucs Luigino Boscaro, «finalmente cercheremo di capire cosa Serenissima Ristorazione vuole fare, come organizzerà il lavoro, ma dalla risposta che abbiamo sentito da Azienda Zero, sembra sia fisiologico che un numero di persone da quantificare verranno licenziate e noi non ci stiamo. I responsabili di Serenissima da giorni girano per le cucine degli ospedali senza rivelare il prossimo futuro. Vogliamo capire cosa ci dice la regione, cosa prevede l’offerta tecnica, come intendono rioccupare il personale. Quando è stato lanciato il bando avevamo preventivato una situazione simile, nessuno ci ha ascoltato, si è voluto risparmiare senza pensare alla qualità, agli effetti sui lavoratori e all’impatto ambientale.

Pasti a domicilio. «18 mila pasti al giorno verranno caricati sulle autostrade del Veneto quotidianamente. E se ci sono problemi a Boara con i pasti che vanno a Belluno?». Prosegue Maurizia Rizzo (Fisascat): «Stiamo ricevendo tante telefonate dal personale che ci dice che al di là della produzione a Boara, ci sono già servizi che saltano, ad esempio le colazioni al mattino. Sembra addirittura che le Usl dovranno organizzarsi con macchinette distributrici, come negli alberghi di ultima generazione. Come verrà applicato questo piano industriale? Non si tratta solo di produrre fuori dagli ospedali». E ancora: «È la Regione che ci deve risposte», sottolinea Margherita Grigolato (Filcams) «avevamo altre garanzie, che riguardavano occupazione e qualità del servizio offerto: i dipendenti hanno diritto di sapere cosa accadrà loro e noi pretendiamo che non perdano il lavoro».

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