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Migranti, il sì di Zaia ai Cie I sindaci: hub subito chiusi

Il governatore: «Chi non ha lo status di profugo non vada per la strada in libertà» E i sindaci chiedono lo svuotamento di Conetta, San Siro e della caserma Serena

PADOVA. Ora che ci sono gli accordi con la Libia e i profughi arrivano sempre meno numerosi, che i picchi di assegnazione al territorio sono un lontano ricordo e che Matteo Salvini e le sue posizioni anti-sbarchi sono al governo, ora dai sindaci veneti parte verso Roma una richiesta unitaria e corale: la chiusura dei maxi centri di accoglienza. Lo vogliono Alberto Panfilio per Conetta nel Veneziano, Roberto Milan per Bagnoli nel Padovano, Giovanni Manildo per le caserma Serena a Treviso. Tut ...

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PADOVA. Ora che ci sono gli accordi con la Libia e i profughi arrivano sempre meno numerosi, che i picchi di assegnazione al territorio sono un lontano ricordo e che Matteo Salvini e le sue posizioni anti-sbarchi sono al governo, ora dai sindaci veneti parte verso Roma una richiesta unitaria e corale: la chiusura dei maxi centri di accoglienza. Lo vogliono Alberto Panfilio per Conetta nel Veneziano, Roberto Milan per Bagnoli nel Padovano, Giovanni Manildo per le caserma Serena a Treviso. Tutti d’accordo i primi cittadini, indipendentemente dallo schieramento politico. I distinguo sono solo sui tempi: c’è chi vorrebbe il provvedimento subito e chi prevede una exit-strategy più diluita, di 5 anni.

Zaia e i Cie. Intanto il governatore Luca Zaia pensa ai Cie (Centri di identificazione ed espulsione): «Ci sta che chi non ha diritto a stare in Italia perché non profugo, non possa andarsene per strada in assoluta libertà», ha dichiarato ieri, «Per cui strutture con un centinaio di posti e non oltre possono essere utili in attesa che si decida se un extracomunitario ha diritto al riconoscimento di profugo oppure no». Un argomento, ha spiegato il governatore, di cui ha già parlato col vicepremier Salvini: «Approfondiremo la questione quanto prima». Quindi: «Dopo sei anni di accoglienza indiscriminata, con porte aperte a chiunque, finalmente si sente un ministro parlare di un progetto organico per rimettere ordine nel settore dell'immigrazione: controllo dei confini, rimpatri, accordi coi Paesi da cui partono i barconi, inasprimento delle pene».

Quota 11 mila. Nel frattempo non tranquillizza i sindaci il fatto che il Veneto sia sotto quota quanto a migranti. La soglia assegnata è di 12.944 persone e il 24 aprile scorso i profughi erano 11.323 nei Cas (Centri di Accoglienza straordinari) e circa 600 negli Sprar (l’accoglienza diffusa). Stando ai dati ministeriali del primo giugno - che però sono parziali perché non aggiornati per alcune province - i numeri sono ancora più contenuti: 11.066 nei Cas e 579 negli Spar, per un totale di 11.645 migranti nel territorio. Le cifre, va sottolineato, cambiano di giorno in giorno: domenica mattina sono arrivate in Veneto 23 persone, provenienti dallo sbarco a Trapani.

Un fallimento. «Quei maxi centri sono stati un fallimento, un depauperamento di denaro pubblico in cambio di niente», riassume il sindaco di Cona Alberto Panfilio, uno che in questi anni è sempre stato in prima linea per trovare una via d’uscita, «I centri sono stati sofferenza per tutti, dentro e fuori il campo. Conetta è stata scelta solo per incapacità, senza che ci fosse un piano strategico». Il cambio del governo, fa intendere Panfilio, autorizza ad aspettarsi un cambiamento: «Non voglio proclami, ci deve essere il rispetto degli impegni presi con i cittadini». Oggi Conetta conta circa 550 migranti; a luglio ne ospitava 1.400. Le cose sono migliorate, ma non abbastanza: «Non vogliano un centro ridimensionato, lo vogliamo chiuso», precisa il sindaco. Chiusura invocata anche dal sindaco della vicina Agna, Gianluca Piva.

Il lucchetto. Sulla stessa lunghezza d’onda c’è Roberto Milan, primo cittadino di Bagnoli; nel Centro di San Siro oggi si contano 230 migranti contro gli oltre mille dell’estate 2017. Poche ore dopo l’insediamento del nuovo governo, il sindaco ha invocato lucchetto e catena. «Ho il lucchetto e la catena pronti, il nuovo ministro dell’Interno l’indirizzo lo conosce bene, visto che ci è già stato due volte», ha sostenuto, «Lo aspetto a San Siro d per la chiusura definitiva. I profughi potrebbero essere distribuiti nel giro di pochi giorni nella rete dell’accoglienza diffusa e la base potrebbe essere chiusa entro il mese».

Cinque anni. Più possibilista sui tempi è il sindaco di Treviso Giovanni Manildo che si è trovato a gestire l’emergenza delle caserme Serena, 900 presenze nei periodi più bui e oggi sotto le 400. Ma proprio perché i numeri sono ridotti rispetto al passato, la chiusura si presenta più agevole. «Chiusura entro 5 anni», lancia il primo cittadino affermando la necessità di puntare sugli Sprar, «Le presenze stanno scendendo e questo rende più facile la soluzione dell’accoglienza diffusa». Il tema a Treviso è caldissimo, considerata la campagna elettorale in corso. E infatti il candidato leghista Mario Conte ne ha parlato l’altra sera in piazza, poco prima dell’arrivo di Salvini: «Mi chiedete di chiudere il centro di accoglienza alla Serena?», ha detto agli elettori, «Ne parlerò col ministro». Impegno accolto con un boato.