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Carica dei sottosegretari il M5S fa la voce grossa

Salvini a Da Re: «Decisi tra 10 giorni». La Lega punta su Bitonci, Tosato e Manzato I grillini in corsa per rappresentare il Veneto: Businarolo, D’Incà, Endrizzi e Fantinati

PADOVA. I sottosegretari? «Li decideremo tra 8-10 giorni» dice Matteo Salvini a Toni Da Re, segretario del Carroccio veneto, soddisfatto per aver ottenuto due ministri nella squadra “gialloverde”: Erika Stefani agli Affari regionali e Lorenzo Fontana alla Famiglia.

Lo scambio di battute è velocissimo, a Vicenza, prima del comizio per lanciare la volata a sindaco di Francesco Rucco. A decidere i sottosegretari saranno Salvini e Di Maio, d’intesa con il premier Giuseppe Conte e se Da Re ha già ...

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PADOVA. I sottosegretari? «Li decideremo tra 8-10 giorni» dice Matteo Salvini a Toni Da Re, segretario del Carroccio veneto, soddisfatto per aver ottenuto due ministri nella squadra “gialloverde”: Erika Stefani agli Affari regionali e Lorenzo Fontana alla Famiglia.

Lo scambio di battute è velocissimo, a Vicenza, prima del comizio per lanciare la volata a sindaco di Francesco Rucco. A decidere i sottosegretari saranno Salvini e Di Maio, d’intesa con il premier Giuseppe Conte e se Da Re ha già vinto la prima sfida con due poltrone di ministro per il Veneto, il vero gap da colmare nella geografia territoriale riguarda il M5S: Riccardo Fraccaro sarà anche cresciuto a Riese Pio X, ma vive da 17 anni a Trento dove è stato eletto. E l’altro ministro del nord grillino è Danilo Tinelli, 43 anni, milanese, chiamato a guidare le Infrastrutture con tutti i dossier delle grandi opere avviate da Graziano Delrio. Quindi il M5S in Veneto è rimasto a “zero tituli”. Grande è la delusione.

E se Salvini ha promesso che la Tav e la Pedemontana Veneta e quella lombarda verranno completate, è evidente che toccherà alla Lega indicare una figura autorevole per bilanciare lo strapotere del ministro grillino, assai più tiepido con le ruspe.

Il curriculum più autorevole è quello di Massimo Bitonci, ex sindaco di Padova, rieletto alla Camera dopo aver guidato il gruppo della Lega al Senato e presidente del partito in Veneto. Un big che a Montecitorio può puntare sia alla poltrona di vicepresidente, appena il ministro Fontana la libererà, sia alla presidenza del gruppo al posto di Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri. Bitonci, commercialista, è anche un candidato “politico” autorevole per una poltrona al Mef, per affiancare il ministro “tecnico” Giovanni Tria.

Gli altri in corsa? C’è l’imbarazzo della scelta perché la Lega ha eletto 33 parlamentari in Veneto ma l’ampio rinnovamento voluto da Salvini rende di fatto complicata la scelta, con il rischio che la parte del leone la faccia come sempre la Lombardia. Al rialzo le quotazioni di Paolo Tosato, senatore veronese, anche lui impegnato sul sostegno alla famiglia, e poi Franco Manzato, trevigiano, ex assessore regionale all’Agricoltura, che ha fondato la scuola di formazione dei dirigenti del partito. E infine le deputate: da Silvia Covolo, ex sindaco i Breganze e quindi super-interessata al completamento della Pedemontana. E poi Giorgia Andreuzza, architetto d’interni, ex assessore al Turismo della provincia di Venezia. Per finire con Arianna Lazzarini, sindaco di Pozzonovo, con grande esperienza nei servizi sociali.

E ora il M5S, che spera in un vero riequilibrio. Il Veneto con il 24,5% è una delle regioni dove il successo è stato netto, alle spalle della Lega e prima del Pd ma la corsa ai sottosegretari premierà certamente la Campania e la Sicilia la cui rappresentanza controlla di fatto i gruppi parlamentari.

E se Luigi Di Maio è riuscito nel miracolo di raddrizzare la barca riportando Matteo Salvini al governo quando tutto sembrava pronto per votare il 29 luglio, non c’è dubbio che per i veneti sarà difficile entrare nella stanza dei bottoni. Ma ci sono 4-5 nomi che emergono, a giudicare dai curricula e si tratta di parlamentari alla seconda legislatura: Francesca Businarolo, Federico D’Incà, Gianni Di Rocco, Giovanni Endrizzi, Mattia Fantinati e Arianna Spessotto, cui va aggiunto Alv ise Maniero, ex sindaco di Mira. La Businarolo, tenace avversaria della Tav Brescia-Verona, ha fatto approvare il “Whistleblowing” legge anticorruzione dei grillini, importata dagli Usa: dopo 4 anni di lavoro, è passato un provvedimento che prevede un risarcimento fino a 50 mila euro per chi subisce “punizioni” dopo aver segnalato abusi e casi di corruzione: con le nuove regole, sono previste tutele più forti per i dipendenti pubblici e garanzie per chi lavora in aziende private e partecipate. E quindi ha le carte in regola per occuparsi di Giustizia o di pubblica amministrazione con il ministro Giulia Buongiorno.

Altrettanto autorevole è il curriculum di Giovanni Endrizzi, ex presidente dei senatori del M5S, padovano: è uno dei massimi esperti di ludopatia e in Italia il gioco d’azzardo divora 100 miliardi di euro l’anno con “gratta e vinci” e lotterie create fin dai tempi del ministro Veltroni. Il M5S vuole mettere un semaforo rosso alle sale da gioco, chiuderle e salvare le famiglie, anche se la Lega su questa materia ha idee diverse. Per il sociale o la famiglia, Endrizzi può dare certamente un contributo.

In rampa di lancio c’è pure Federico D’Incà, che esce vincitore per il passaggio di Sappada al Friuli, una battaglia storica e un incarico agli Affari regionali gli spetterebbe di diritto per collaborare con il ministro Stefani all’autonomia del Veneto. Il deputato bellunese, nella scorsa legislatura, ha fatto parte della Commissione Bilancio e della bicamerale per il federalismo fiscale, con i decreti attuativi che non sono mai entrati in vigore. Vicecapogruppo del M5S alla Camera, è uno dei deputati più tenaci, con proteste clamorose. In corsa anche il veronese Mattia Fantinati, con particolari competenze per il turismo, brand forte della sua città e del Veneto. Sui nomi si accettano scommesse, stile tombola in famiglia, altrimenti con quelle vere Endrizzi si arrabbia.

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