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Papa Albino Luciani diventa venerabile

Martedì il Congresso dei cardinali decreterà le “virtù eroiche”. Per la beatificazione si vagliano due guarigioni miracolose

CANALE D’AGORDO. Il 7 novembre, martedì prossimo, il Congresso dei cardinali e dei vescovi coinvolti nel processo di beatificazione di Papa Luciani voterà il decreto per il riconoscimento delle virtù eroiche di “don Albino”, come lo chiamano ancora al suo paese natale. Spetterà, quindi, a Papa Francesco l’attesa firma. I teologi, come è noto, hanno già proceduto in questo senso, ancora lo scorso giugno. Dopo l’atto del pontefice, Luciani diventerà venerabile. Il che potrebbe accadere, come ha auspicato anche il vescovo di Belluno monsignor Renato Marangoni, entro l’anno.

Bisognerà, invece, attendere per la conclusione della causa di beatificazione. È infatti necessario un miracolo, e che sia accertato come tale. Quindi ci vuole un altro processo. Sono due i casi di guarigione straordinaria sotto esame. Uno già sottoposto a causa diocesana ad Altamura, in Puglia; un altro in via di conclusione. Siccome, però, la postulazione ha a disposizione altre segnalazioni, potrebbero maturare ulteriori indagini. A Canale d’Agordo, l’intera comunità si augura che anche questo capitolo possa concludersi entro il 40° anniversario dell’elezione di Albino Luciani al soglio pontificio.

Intanto la vicepostulatrice, Stefania Falasca (il postulatore è il cardinale Beniamino Stella di Pieve di Soligo, che ha avuto Luciani come vescovo a Vittorio Veneto) ha dato alle stampe un libro intitolato “Papa Luciani, cronaca di una morte”, (edizione Piemme), con prefazione del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, che certifica, sulla base della documentazione autentica e dei riscontri, le circostanze naturali della morte del pontefice. Ovvero, Luciani è morto d’infarto nella tarda serata del 28 settembre 1978. Il suo decesso venne certificato dal medico Renato Buzzonetti, la mattina del 29. Il 12 maggio 2009, a Trento, la Postulazione raccolse la testimonianza di suor Margherita Marin, che è stata fra le prime a vedere il papa morto.

Ecco il suo racconto così come lo raccolse Stefania Falasca. «Verso le 5.15 di quel mattino, come ogni mattino, suor Vincenza aveva lasciato una tazzina di caffè per il santo Padre in sacrestia, subito fuori dell’appartamento del Papa, davanti alla cappella. Il santo padre uscendo dalla sua stanza era solito prendere il caffè in sacrestia prima di entrare nella cappella a pregare. Quella mattina, però, il caffè rimase lì. Passati circa 10 minuti, suor Vincenza (Taffarel, ndr.) disse: “Non è ancor uscito? Ma come mai?” Io ero lì in corridoio. Così ho visto che ha bussato una volta, ha bussato di nuovo, non ha risposto… Ancora silenzio, allora ha aperto la porta e poi è entrata. Io ero lì, mentre lei entrava rimasi fuori. Sentii che disse: santità, lei non dovrebbe fare di questi scherzi con me. Poi mi chiamò uscendo scioccata, entrai allora subito anch’io insieme a lei e lo vidi. Il santo padre era nel suo letto, la luce per leggere sopra la spalliera accesa. Stava con i suoi due cuscini dietro la schiena che lo tenevano un po’ sollevato, le gambe distese, le braccia sopra le lenzuola, in pigiama, e tra le mani, appoggiate sul petto, stringeva alcuni fogli dattiloscritti, la testa era girata un po’ verso destra con un leggero sorriso, gli occhiali messi sul naso, gli occhi semichiusi… sembrava proprio che dormisse. Toccai le sue mani, erano fredde, vidi e mi colpirono le unghie un po’ scure».

Alla domanda se avesse visto qualcosa fuori posto, suor Margherita ha risposto di no. «Niente di caduto a terra, niente di scomposto che potesse far pensare a un malore di cui si fosse accorto». Le due suore chiamarono i segretari personali di Luciani e questi fecero arrivare i più stretti collaboratori, primo fra tutti il medico Pietro Buzzonetti. A vestire Luciani provvide, tra l’altro, l’aiutante di camera Angelo Gugel, di Miane, che in questi 40 anni non ha mai detto neppure una virgola su Luciani e sugli altri papi di cui è stato a servizio. «Ricordo l’andirivieni dei prelati, ricordo che andavano avanti e indietro nel corridoio e sentii che non sapevano come fare a dare al mondo la notizia – si legge ancora nell’interrogatorio – che il Papa, che in poco tempo aveva conquistato tutti, era morto così, tanto che solo due ore dopo, da quando noi suore l’avevamo rinvenuto, diedero la notizia ufficiale».

Suor Margherita accenna alla visita di una nipote di Luciani. «Una ragazza giovane, si fermò in disparte e pianse con suor Vincenza». Padre Magee «ci disse di prendere alcuni effetti personali del santo padre. A suor Vincenza diede gli occhiali, le pianelle ed altri oggetti, io tenni con me la sua radiolina che conservo come una reliquia».

Gli occhiali si trovano oggi al museo di Canale. Uno dei breviari di Luciani, come si ricorderà, è stato trasformato, in occasione dell’apertura della causa diocesana di beatificazione in reliquia. L’allora vescovo Vincenzo Savio volle donare una pagina del breviario a ciascun prete della diocesi. Alla domanda di Falasca se qualcuno avesse intimato alle suore di dire questo o quello in merito alla morte del papa, Marin ha fatto sapere che padre Magee invitò le suore a non dire che erano state loro a trovarlo morto, «perché avevano deciso di dire che erano stati i segretari a trovarlo per primo».

Quanto ai fogli che Luciani aveva in mano, suor Marin non li lesse, ma ha riferito di aver sentito che erano di preparazione dell’udienza del mercoledì. Riferendo di ricordi successivi alla permanenza in vaticano, suor Margherita ha raccontato: «Dopo che ritornai nella comunità di Vittorio Veneto, ricordo che mi chiamò al telefono il vescovo di Belluno, mons. Ducoli. Era molto addolorato e mi chiese di dirgli come veramente il papa fosse stato trovato, se era a terra, caduto in qualche modo. “No, eccellenza”, gli dissi, “guardi che il santo padre era nel suo letto, l’abbiamo visto morto, e non aveva neanche una piega”». Il volume di Stefania Falasca rende pubblici i documenti medici, finora segreti, che certificano la morte per infarto. Il dottor Renato Buzzonetti, medico vaticano e il dottor Antonio Da Ros, medico curante di Luciani a Vittorio Veneto e a Venezia, scrivono di cardiopatia ischemica da aterosclerosi coronarica. Da Ros, che ancora risiede a Vittorio Veneto, non ha mai voluto entrare
nel merito delle polemiche sulla morte. Dalla documentazione emerge che la sera del decesso, Giovanni Paolo I ebbe un dolore che è continuato per oltre 5 minuti. Un dolore che Luciani aveva già patito in precedenza e che riteneva di natura reumatica.

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