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OCCASIONE DA NON PERDERE PER RESTARE COMPETITIVI

Fra meno di un mese quattro milioni di elettori saranno chiamati a esprimere il loro voto sull’autonomia del Veneto. Le opinioni, come sappiamo, non sono tanto divise tra favorevoli e contrari all’aut...

Fra meno di un mese quattro milioni di elettori saranno chiamati a esprimere il loro voto sull’autonomia del Veneto. Le opinioni, come sappiamo, non sono tanto divise tra favorevoli e contrari all’autonomia, ma fra chi andrà convinto a votare Sì e chi, invece, ritenendolo un referendum inutile e strumentale, opterà per l’astensione.

In realtà, tutto si può dire, tranne che questo referendum sarà inutile. Sono infatti tre le opzioni in campo. Se non si raggiungerà il quorum, il valore politico del referendum sarà altissimo, perché cancellerà in via definitiva il federalismo dall’agenda politica italiana, bloccando ogni ridisegno dei poteri all’interno del più centralista Stato d’Europa dopo la Francia (che non soffre, però, tutte le inefficienze del nostro). Se invece l’affluenza supererà di poco il 50%, sarà solo Zaia a capitalizzare il risultato politico, fornendogli l’ennesimo pretesto per strillare contro Roma e non fare nulla di importante in Veneto. Tuttavia, se la vittoria sarà più ampia e condivisa, costruita con coraggio e lungimiranza da forze politiche diverse, lo Stato centrale non potrà più far finta di niente. E forse una seria riforma federalista potrà allora essere riavviata in Italia, creando un assetto istituzionale più funzionale di quello attuale. I veneti hanno dunque una grande responsabilità, su cui non si può giocare in modo strumentale per alimentare, a destra come a sinistra, le rendite politiche.

Le ragioni a sostegno di una maggiore autonomia regionale sono numerose, e vengono oggi accentuate proprio dalla globalizzazione. La prima è che più autonomia serve alla competitività del territorio, intesa come capacità di un sistema di incentivare la produttività delle imprese, favorendo sviluppo e buona occupazione. Le esperienze di Stati federali come Germania e Svizzera, ma anche di due province autonome come Trento e Bolzano, mostrano chiaramente come efficaci politiche industriali, che oggi implicano relazioni sempre più intense fra scuola e impresa, si possono realizzare solo avvicinando le decisioni al territorio.

L’autonomia serve anche ad aumentare la responsabilità delle istituzioni di fronte ai cittadini, incentivando un uso più efficiente e solidale delle risorse create dal territorio. Gli intollerabili sprechi di molte regioni non sono il prodotto dell’autonomia, bensì di un centralismo che distribuisce risorse dall’alto in base a criteri opachi, alimentando così un sistema di spesa pubblica irresponsabile. Pensiamo alla frammentazione amministrativa che contraddistingue anche il Veneto, causa non solo di gravi inefficienze nei servizi, ma anche di spreco di territorio. Una delle ragioni della difficoltà di aggregare i piccoli Comuni è oggi la consapevolezza che mentre i costi politici sono pagati localmente, i benefici economici sfuggano al territorio. Una maggiore autonomia regionale aiuterebbe a superare questo ostacolo, spingendo con più convinzione le fusioni comunali.

Più autonomia per il Veneto significa anche maggiore equità con le confinanti regioni a statuto speciale, oltre che con le regioni dei principali paesi europei, come i Länder tedeschi che possono contare sul 50% del proprio gettito fiscale, contro il 20% di quelle italiane. Permanendo questo squilibrio è difficile credere potrà mai prendere corpo il sogno di Giorgio Lago di un Nordest quale regione integrata al suo interno e leader in Europa.

Volenti o nolenti, il referendum sull’autonomia costituisce un passaggio chiave non solo per la politica del Veneto, ma anche per quella italiana. Di fronte a questa responsabilità è dunque sbagliato sia il tentativo di minimizzarne il significato, sia di strumentalizzarne
gli esiti, accentuando divisioni che vanno in direzione opposta al federalismo democratico e responsabile che, a parole, tutti professano. Di tale federalismo hanno bisogno il Veneto e l’Italia. L’occasione è adesso. Passata questa, difficile credere ce ne sarà un’altra.



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