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Coletto: «Il riparto sanitario non si tocca»

L’assessore veneto: Belluno, Venezia e il Polesine hanno una quota pro capite più alta rispetto alla media. Pesano i tagli di Roma

VENEZIA. Assessore Luca Coletto, il riparto del fondo regionale alle Usl venete ha scatenato polemiche e la Cgil annuncia rivolte negli ospedali. Come pensa di correre ai ripari?

«Il sindacato fa il suo mestiere ma le proteste sono ingiustificate. Il riparto dei fondi alle Usl verrà portato in giunta nel giro di 15 giorni e non subirà variazioni perché abbiamo utilizzato i criteri nazionali e la sanità veneta, che con quella dell’Emilia e delle Marche fa da bencmark sul piano nazionale, potrà contare su 7 miliardi e 827 milioni nel 2017».

C’è polemica su come è stata divisa la torta, la fetta più grossa a Padova e quella più piccola a Belluno: come mai?

«Abbiamo deciso di eliminare le vecchie stratificazioni e siamo passati ai finanziamenti a funzione con l’aggiustamento per le tre zone disagiate: la montagna bellunese, il Polesine e la laguna veneziana. Il criterio base è quello del “procapite pesato”: una quota fissa che aumenta in rapporto all’età della popolazione. La provincia con più anziani riceve più risorse, poi abbiamo corretto i parametri con i finanziamenti a funzione per le tre aree più difficili: infatti le Usl Dolomiti, Serenissima e Polesana godono di una quota procapite più elevata rispetto alla media veneta. Le loro difficoltà oggettive sono riconosciute».

Difficile però che lei convinca i sindacati. O no?

«La Cgil fa il suo mestiere ma dimentica che noi distribuiamo i soldi che ci assegna il governo. Sbagliano obiettivo, vadano a Roma. Il Mef ha confermato che abbiamo soddisfatto la griglia Lea e siamo a posto: tutti i 41 parametri sono stati superati».

Assessore, lei afferma che abbiamo la migliore sanità d’Italia con appena il 15% di strutture private convenzionate: è proprio così?

«Certo, non lo dico io ma il ministero della Salute che purtroppo ci ha tagliato altri 250 milioni di euro, ma siccome i nostri ospedali garantiscono eccellenza assoluta possiamo contare su 130 milioni di “ricavi” grazie alla mobilità attiva: si tratta di quei pazienti da fuori regione che scelgono in primis Padova e Verona per i loro interventi specialistici. In pochi anni abbiamo raddoppiato gli introiti della mobilità perché il Veneto può contare su una sanità pubblica eccellente. Qui ogni sala operatoria è perfetta».

Insomma, fate i miracoli a dispetto di Roma: è il solito refrain della Lega...

«Ma quale Lega, sulla sanità non ci si divide mai tra partiti. Il governo ogni anno taglia 2 miliardi nel riparto sanitario nazionale, noi pesiamo per l’8% e il ministero della Salute ha introdotto dei nuovi Lea valutati 800 milioni a fronte di un costo reale di 2 miliardi. Tirate le somme, il Veneto ha subito tagli per 250 milioni di euro e ha incrementato le prestazioni grazie all’innovazione e al taglio dei costi».

Assessore, i medici di base scioperano e vi accusano di non ascoltare le loro richieste, come finirà?

«Nessuno ci può accusare di voler distruggere la sanità veneta, rispetto la protesta dei medici di base ma c’è un limite a tutto. Mi pare uno sciopero assai atipico e prima di lanciare accuse farebbero bene e dare un’occhiata al resto d’Italia. Penso che presto troveremo un accordo sulla sanità del territorio».

Su 7,8 miliardi quanto investite nell’edilizia sanitaria?

«Ogni anno investiamo 70 milioni nella parte edilizia e nelle apparecchiature, a Negrar sorgerà un nuovo ospedale finanziato da un privato accreditato: fanno tutto da soli. Poi c’è l’ospedale di Montecchio Maggiore, finanziato con 50 milioni dallo Stato con l’ex articolo 20. Resta Padova; noi siamo pronti,
aspettiamo solo che il sindaco Giordani ci dica cosa vuole fare».

Restano i vaccini...

«Aspettiamo l’udienza di metà novembre alla Corte costituzionale ma la campagna di vaccinazione va avanti. Non ci piace l’obbligatorietà, ma applichiamo la legge Lorenzin».

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