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Benetton: «Autonomia, referendum stupidaggine: io non voto»

Anche Marzotto è scettico: «Il quesito è troppo generico e rischia di creare confusione. Ma ho stima di Zaia»

Referendum, Zaia ribatte a Benetton: "Il suo voto non vale più di quello dei suoi operai" TREVISO. «Se andrò a votare al referedum del 22 ottobre? Assolutamente no». Così Luciano Benetton dopo aver consegnato alla città di Treviso la chiesa di San Teonisto, trasformata dall’architetto Tobia Scarpa in un centro culturale per dibattiti e mostre. Il sior Luciano ha cassato il referendum Veneto. A stretto giro la risposta di Luca Zaia: "Il referendum una stupidaggine? Il voto di Benetton non vale di più di quello dei suoi operai". L'ARTICOLO (VIDEO MACCA)

PADOVA. «Se andrò a votare al referedum del 22 ottobre? Assolutamente no». Luciano Benetton ha appena finito di consegnare alla città di Treviso la chiesa di San Teonisto, trasformata dall’architetto Tobia Scarpa in un centro culturale per dibattiti e mostre, e non si sottrae all’ interrogativo che agita il Nordest: cosa farà il “sior Luciano”? Voterà o diserterà i seggi? La risposta non lascia spazio ad equivoci: «Autonomia di cosa? Mi sembra una stupidaggine, una battuta. Con le campagne Benetton abbiamo cercato di sentirci europei ben prima del Duemila, quando sono stati introdotti un unico passaporto e un’unica moneta».



Certo, chi potrà mai dimenticare quei manifesti di Oliviero Toscani con l’arcobaleno multietnico di bimbi, una finestra spalancata sul mondo globalizzato negli anni Ottanta?

E della rivolta secessionista repressa in Catalogna, cosa ne pensa Benetton? Più che di una «rivoluzione si tratta di un dibattito su un tema che i catalani discutono da moltissimo tempo. Pure in quel caso, tuttavia» ha concluso Benetton, «mi sembra un argomento privo di senso».

La notizia fa il giro del web e partono i commenti. E Roberto Ciambetti, presidente del consiglio regionale veneto, ribatte con tono polemico: «Le élite che guidano questo Paese credono di essere depositarie della verità anche quando non sanno nulla di ciò di cui stanno parlando».

Zaia con i presidenti di Provincia: adesione al referendum Incontro in Regione fra il governatore Zaia e i presidenti delle province del Veneto: supporto pieno al referendum sull'autonomia del 22 ottobre


Ma cosa ne pensa Matteo Marzotto, simbolo di un’altra grande dinastia di imprenditori che da metà Ottocento segna il destino d’Italia? «Penso che il dottor Luciano Benetton abbia perfettamente ragione, il referendum del 22 ottobre è inutile sia in Veneto che in Lombardia ma con una differenza però: nella nostra regione il quesito è generico e rischia di confondere le idee. E con l’aria che tira meglio essere molto cauti, dopo la Brexit in Gran Bretagna e gli scontri di piazza a Barcellona bisogna pesare molto bene le parole».

Marzotto sta pedalando in Piemonte nel “bike tour” benefico con il team a sostegno della Fondazione per la ricerca sulla fibrosi cistica e risponde al cellulare con cortesia. Cosa non la convince del referendum, dottor Marzotto?

«La politica deve risolvere i problemi e non ingarbugliarli e mi chiedo cosa voglia dire scrivere nella scheda elettorale il quesito: “Vuoi tu maggiore autonomia?”. Certo, ma di cosa si tratta? Quali maggiori funzioni si possono ottenere? E con quali soldi verranno garantiti i servizi? Ecco, sono domande senza risposta. Il quesito referendario della Lombardia è formulato in maniera più organica e rispettosa dei dettami costituzionali. La mia critica vale in linea di principio. Vi ricordate quando ci fu il referendum sulle staminali con un quesito così complesso e su una materia così delicata che nessuno ci ha capito nulla? Insisto: cosa vuol dire maggiore autonomia? Se mi porti alle urne pretendo di capire quale prospettiva si apre».

Dottor Marzotto, è una critica a Zaia? «No. Non mi faccia litigare con una persona che stimo. Nei confronti del governatore Luca Zaia nutro sentimenti di simpatia e anche di riconoscenza personale, l’ho conosciuto con l’attività della mia fondazione di ricerca contro la fibrosi cistica. Zaia ha svolto un lavoro eccellente, il Veneto è amministrato bene e proprio per questo credo sia necessario avere le idee chiare sui quesito referendario».

Cosa farà lei il 22 ottobre?

«Non penso proprio di andare a votare. Il referendum per come è formulato mi sembra inutile e pericoloso, c’è il rischio di mettere le ali alle posizioni più estreme. Non abbiamo bisogno di tanti piccoli staterelli, l’ondata di populismo che attraversa l’Europa rischia di frantumare la convivenza civile e lo sviluppo economico. La questione riguarda anche l’Italia: abbiamo fatto tanta fatica e sacrifici per diventare un Paese unito e non possiamo correre il rischio di rovinare tutto. Mi permetto di dire che gli italiani sono animati da buone intenzioni. Nei dieci anni di crisi il Pil è sceso del 12% e le donazioni alla mia associazione sono triplicate. Questa è l’Italia che sa essere generosa da Bolzano a Palermo per aiutare la ricerca e salvare chi soffre».


 

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