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«Noi, pionieri come Galilei nello studio dell’universo»

Gabriele Vedovato dell’Infn rilancia le prospettive del progetto Virgo «Ora abbiamo gli elementi per verificare la teoria della relatività di Einstein»

PADOVA. La rilevazione è a tutti gli effetti americana. Ma la scoperta, di fatto, è italiana. Anzi, padovana: perché i primi occhi a posarsi su quella breve informazione, destinata a spalancare le porte di un nuovo mondo nel campo della scienza, furono quelli dello studioso padovano Marco Drago. E gli scienziati del gruppo Virgo (a cui collaborano studiosi di Padova e di Trento) sono stati gli autori, poi, dell’analisi dati che ha confermato il valore della scoperta. Oggi Virgo, nato nel 2007, conta dodici ricercatori (di cui otto afferenti all’Istituto nazionale di Fisica nucleare di Padova), quattro dottorandi, un post-doc e tre studenti.

Sfruttando molteplici competenze, il gruppo collabora alla ricerca delle onde gravitazionali sia per l’analisi dei dati sia per la parte più strettamente sperimentale e la modellazione astrofisica. Virgo ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’analisi dati che è considerata il metodo di riferimento generale nonché la più efficace per ricercare segnali emessi da processi sconosciuti o per i quali ancora manca un modello completo. Il gruppo dispone anche di uno strumento di rilevazione (interferometro): il primo che hanno puntato al cielo risale agli anni Novanta, ed era a Legnaro; oggi ne utilizzano uno più nuovo, che invece si trova in Toscana. Nel febbraio 2016, al tempo della prima rilevazione, non era in funzione: aveva bisogno di un ammodernamento, che negli Stati Uniti era già stato completato e in Italia ancora no.

Questioni economiche, anche. «Ma il nostro ruolo» assicura orgogliosamente Gabriele Vedovato, dell’Infn di Padova, «è stato comunque di primo piano. Oltre a dare l’avviso iniziale, abbiamo potuto confermare anche l’origine dell’onda gravitazionale, che non proveniva da un rumore ambientale ma aveva effettivamente un’origine astrofisica. Dopo la prima rilevazione, poi, ce ne sono state altre: l’ultima, la quarta, è stata avvertita una settimana fa grazie all’interferometro italo-francese». E adesso? «Adesso gli studi continuano» dice Vedovato, «siamo come Galileo quando per primo ha osservato il cosmo con il telescopio. Ogni cosa era una scoperta, e per noi è la stessa cosa. Le onde gravitazionali conservano “memoria” degli eventi che le hanno generate e questo significa che quando registriamo il segnale, dato che la teoria della relatività generale predice cosa dobbiamo aspettarci, possiamo interpretarlo. Quindi dal segnale possiamo risalire a che cosa è successo, anche oltre un miliardo di anni fa. Un aspetto importante del nostro lavoro è infine proprio verificare
la teoria della relatività generale, annunciata da Einstein più di un secolo fa. Se quello che verifichiamo non rientra nella teoria, se qualcosa non torna, questa è un’ulteriore scoperta. Finora, però, tutto sembra confermarla. Einstein» conclude Vedovato «è ancora al sicuro».

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