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patrizia D’Addario, non luogo a procedere 

Sesso con Berlusconi, nessuna diffamazione

PADOVA. Quella del 4 novembre 2008 è stata la notte di cui tutto il mondo ha parlato, seppur ora già diluita nella memoria collettiva. Una notte a Palazzo Grazioli (dimora romana di Berlusconi),...

PADOVA. Quella del 4 novembre 2008 è stata la notte di cui tutto il mondo ha parlato, seppur ora già diluita nella memoria collettiva. Una notte a Palazzo Grazioli (dimora romana di Berlusconi), narrata nel libro «Gradisca signor presidente. Tutta la verità della escort più famosa al mondo», finita al centro di un processo nel tribunale di Padova. Sul banco degli imputati lei, la donna di quella chiacchieratissimo rendez-vous romano organizzato dall’imprenditore Giampaolo Tarantini ovvero l’escort barese Patrizia D’Addario, accusata di diffamazione a mezzo stampa con la giornalista Maddalena Tulanti di Ostuni, in quanto autrici del volumetto (231 pagine, Aliberti editore) stampato dalle Grafiche Venete di Trebaseleghe (da qui la competenza del tribunale padovano). Quattro anni spesi tra l’indagine e il rinvio a giudizio. Ieri la chiusura del capitolo giudiziario con una sentenza di non luogo a procedere pronunciata dal giudice Marina Ventura: è caduta ogni accusa per remissione della querela, presentata da Nicola De Marzo di Bari, descritto come «il pusher del gruppo, nell'inchiesta su droga e sanità», uno che con Giampaolo Tarantini era di casa in Costa Smeralda e a Villa Certosa, dimora estiva di Berlusconi, tra star e starlette. Il motivo? Un accordo transattivo tra De Marzo e una delle imputate (la Tulanti). «La mia assistita non aveva responsabilità» chiarisce il penalista barese Fabio Campese, difensore della d’Addario, «Aveva scritto un libro “Così è la mia vita” stravolto nel titolo e nel contenuto, piegato con l’obiettivo di colpire Berlusconi. D’Addario ha sempre negato il ruolo dell’escort più famosa al mondo: la verità è che è stata costretta a prostituirsi da Giuseppe Barba, prima compagno poi sfruttatore». Sul presidente, nessun commento. Ma oggi si tornerà alla vecchia memoria di feste, festini e cene eleganti. Davanti alla terza sezione della Corte d’appello di Bari
prima udienza del processo contro Tarantini (e altri), condannato in primo grado a 7 anni e 10 mesi per i reati di reclutamento e favoreggiamento della prostituzione a favore di “mister B.”. E D’Addario, con il suo legale, sarà in aula come parte civile.

Cristina Genesin

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