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Sonia come Meriem sotto inchiesta per sostegno all’Isis

Venezia, via al processo alla “foreign fighter” del Padovano Emerge che si sta indagando anche sulla ragazza di Fonte

Il papà di Meriem: "Torna a casa, tutti ti vogliamo bene, non avere paura" Roudani Rehaily, il padre di Meriem, la ragazza scappata per andare a combattere con l'Is, fa un appello alla figlia: "Meriem torna a casa, tutti vogliamo bene, la mamma sta male per te, non avere paura, non ha fatto niente di male, torna" (video Piran)

VENEZIA. Meriem Rehaily è ancora viva, probabilmente intrappolata nell’inferno siriano. L’ultimo contatto noto risale 15 novembre dello scorso anno e suona come un’invocazione d’aiuto: «Papà voglio tornare a casa», il suo messaggio al padre.

Meriem è viva. È quanto emerso ieri nel corso della prima udienza (a porte chiuse, per motivi di sicurezza) del processo per terrorismo internazionale a carico della ventiduenne marocchina partita due anni fa da Arzergrande prima per Istanbul e poi per Raqqa, per arruolarsi con l’esercito di Allah. La notizia stampa dello scorso luglio secondo cui Sorella Rim (come si faceva chiamare sui social) era morta, lapidata dopo un tradimento sessuale, non ha trovato riscontri. Lo hanno detto i carabinieri del Ros di Padova che hanno condotto le indagini sulla foreign fighter veneta e che ieri sono stati sentiti come testi; lo ha confermato il pm Francesca Crupi, titolare dell’inchiesta, spiegando che gli accertamenti condotti in tal senso hanno dato esito negativo: «Non era lei la donna lapidata», ha affermato.

Il toccante appello del papà di Meriem Rehaily racconta la storia della sua famiglia e spiega che è su internet, e non nell'ambiente che la circondava, che la figlia può aver trovato chi l'ha fuorviata


Un’inchiesta su Sonia. E viva risulta anche la tunisina Sonia Khediri di 22 anni, l’altra giovane partita dal Veneto, da Fonte nel Trevigiano, per la Siria nell’agosto 2014 e - stando ad alcune testimonianze - diventata moglie del numero due del Califfato, Abu Hamza. Su di lei la Procura di Venezia, sempre con il pm Crupi, ha aperto un’inchiesta per verificare la sua eventuale adesione all’Isis e accertare se sia diventata a sua volta una foreign fighters o se invece è vittima di qualche reato. Gli accertamenti sono scattati a seguito della segnalazione di scomparsa dei familiari.

Il diario di Meriem come prova. Per il momento la contestazione di terrorismo internazionale riguarda Meriem che tra il 2014 e il 2015 inizia ad avvicinarsi all’Isis, come documentano i temi in classe dell’epoca, i messaggi inviati alle compagne di classe e le frasi inneggianti alla Jihad scritte nel suo diario scolastico, prodotto ieri dall’accusa e acquisito dal giudice Claudia Ardita.

Il “lavoro” in Siria. Il 10 luglio 2015 la giovane preleva 500 euro dal conto della mamma e tre giorni dopo entra nell’agenzia viaggi Esmeralda di Piove di Sacco per comprare un biglietto aereo per Istanbul. Lo vuole di sola andata, la dipendente dell’agenzia - come emerso in udienza - insiste affinché compri anche il ritorno. Il giorno 14 Sorella Rim prende il treno per Bologna e da qui il volo della Turkish per Instabul dove, all’aeroporto trova un contatto ad attenderla per andare in Siria. Stando alle ricostruzioni in aula, la giovane si stabilisce a Raqqa e, vista la sua conoscenza delle lingue straniere, viene usata dall’Isis per il “servizio di accoglienza”, per ricevere i combattenti in arrivo da altri Paesi. Meriem è in contatto costante con i genitori, dice loro che sta bene e che studia il Corano. Poi però il tono cambia, l’orrore della guerra comincia a segnarla. E - come riferito dal padre - la giovane chiede aiuto: vuole tornare a casa, ma le frontiere sono chiuse, la Turchia non fa passare più nessuno. Il 15 novembre 2016 l’ultimo contatto con il padre.

"Noi siamo musulmani, ma quel che è successo è un crimine e non c'entra con Allah" Alla manifestazione contro il terrorismo di lunedì sera ad Arzergrande c'era anche Roudani Rehaily, papà di Meriem, la diciannovenne che sarebbe scappata di casa per andare a combattere in Siria tra le file dello Stato Islamico. "Noi siamo musulmani ma quello che è successo a Parigi è un crimine che non c'entra nulla con Allah". (video di Piran)


Vittima della tratta. «Non c’è alcuna prova che Meriem sia una foreign fighter, che si sia arruolata con l’Isis», ha sostenuto il legale della giovane, l’avvocato Andrea Niero, «C’è la prova che è partita per Istanbul, ma dopo quel momento non ci sono certezze, non c’è nulla che dimostri il suo arruolamento. Come si fa ad escludere altre possibilità come per esempio che sia vittima di una tratta di donne e sia stata portata da qualche parte a fare la prostituta?». Prossima udienza il 31 ottobre.


 

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