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«Forza Italia crollata al 4% Ghedini ora licenzi Paroli»

Amidei: «Pesa la sconfitta di Bitonci a Padova, il partito è asservito alla Lega» Piccoli: «Il referendum sull’autonomia del 22 ottobre è un’occasione storica»

PADOVA. Ricostruire il centrodestra per conquistare il governo nel 2018 e battere il Pd e il M5S. La strategia di Berlusconi e Salvini, che si sfidano per la leadership di Palazzo Chigi, nel Lombardo-Veneto rischia di avere un solo protagonista: la Lega, che vola nei sondaggi trascinata dai governatori Zaia e Maroni. E Forza Italia? Non esiste più. Si è dissolta, travolta dallo scandalo Galan-Mose e dall’eclissi di Berlusconi dopo la sentenza Severino con la decadenza da Palazzo Madama.

L’analisi è impietosa e arriva da due senatori, Bartolomeo Amidei e Giovanni Piccoli: «Non prendiamoci in giro, Forza Italia rischia di sparire, alle amministrative di giugno è crollata al 3,8% a Padova e al 3,4% a Verona. Manca una linea politica, il partito è totalmente subalterno alla Lega e non ha candidati credibili».

Il “caso-Padova” e Paroli. Un dissenso che ha convinto Amidei a dimettersi da coordinatore provinciale di FI a Rovigo: «Le responsabilità del tracollo vanno attribuite al senatore Niccolò Ghedini che ha scelto il bresciano Adriano Paroli come commissario regionale: FI è scesa da 25 al 4% e si sono invertiti gli equilibri con la Lega. Ci vuole una svolta perché è finita la stagione in cui papà Berlusconi garantiva a tutti i suoi figli eterno benessere. Partiamo dal caso-Padova: FI ha sbagliato a non scavare nei motivi del dissenso che hanno portato alla crisi di giunta con le dimissioni del sindaco Bitonci. Paroli ha poi espulso i dissidenti senza capire le loro ragioni e le defezioni sono state fatali perché hanno regalato la vittoria al centro-sinistra. Sono passati tre mesi e invece di fare autocritica a Roma è partita la campagna acquisti per arruolare professionisti della politica, estranei alla nostra storia», spiega il senatore Amidei.

Chi sta inquietando i sogni?

«Girano i nomi più disparati. Si parte con Antonio De Poli dell’Udc, poi c’è Andrea Causin, un transfuga che arriva dal Pd e da Scelta civica di Monti. Poi ritorna a casa Cinzia Bonfrisco che si era messa nel gruppo di Fitto e infine stanno per arruolare la pattuglia dei tosiani. Si tratta delle senatrici Patrizia Bisinella, Emanuela Munerato e Raffaella Bellot e del deputato Roberto Caon. L’ultimo nome è quello di Enrico Zanetti ex viceministro all’Economia che si era unito a Verdini. Chiedo: Ghedini e Paroli vogliono guidare un esercito di Giannizzeri o un partito che punta al governo ? Fino a quando il senatore Marco Marin ha coordinato il Veneto, la nostra presenza sul territorio era chiara, oggi invece abbiamo perso la bussola», conclude Amidei.

Piccoli e la sfida dell’autonomia. Giovanni Piccoli, senatore di Belluno dal 2013, ex sindaco di Sedico per 8 anni, va subito all’attacco della “campagna acquisti” per rifare un partito moderato di centro. «Come è possibile arruolare Andrea Causin, cresciuto nel Pd? E con lui tutti gli altri professionisti della politica? Qui bisogna invece mettersi in collegamento con la società civile, le professioni del lavoro e dell’impresa per tornare alle origini Forza Italia. Ciò che manca è una linea in grado di far sentire la nostra voce in Veneto, sul referendum per l’autonomia l’unico protagonista è il presidente Luca Zaia. Eppure ci sono molte questioni aperte: manca un piano per le infrastrutture con cui far camminare il sistema delle imprese e siamo in ritardo nella gestione dei fondi europei. Il dossier industria 4.0 di Calenda crea un sacco di problemi alle piccole aziende. Quindi Forza Italia può dare il suo contributo senza essere subalterna alla Lega», spiega il senatore Piccoli.

L’analisi si sposta poi sulla “madre di tutte le battaglie”: il referendum sull’autonomia del 22 ottobre di Veneto e Lombardia che per Belluno assume un significato del tutto particolare perché la Provincia chiede alla Regione di ottenere i “poteri speciali”. Il libro del federalismo è una storia infinita e il primo capitolo inizia con il via libera al passaggio di Sappada al Friuli: stasera si vota in Senato. «Il Pd si è convinto a dare il via libera e la Serracchiani potrà così mantenere le promesse», spiega Piccoli. «La battaglia l’abbiamo fatta noi di FI, qui non si tratta di dare un po’ di soldi a Sappada perché sia competitiva negli sport invernali con le altre località sciistiche. Il vero problema si chiama spopolamento. Se nemmeno la Val Agordina con un’azienda leader come Luxottica, il turismo al top con il Civetta e la Val Biois riesce a frenare l’esodo dei 20 mila abitanti distribuiti in 18 comuni, vuol dire che l’unica soluzione è quella di Trento e Bolzano. Le due Province autonome infatti garantiscono un modello economico anche a chi resta nei masi a coltivare la terra. Insomma ci vogliono risorse aggiuntive per salvare le nostre valli», afferma il senatore Piccoli.

E il referendum del 22 ottobre? «È un’occasione storica: per la prima volta i veneti si possono
pronunciare su ulteriori forme di autonomia. Zaia sa che la partita vera comincia il giorno dopo con la trattativa col governo Gentiloni. Abbiamo un’occasione clamorosa per ottenere importanti strumenti di autogoverno: è il primo caso in Italia, ne dobbiamo approfittare».




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