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Autonomia, ricorso al Tar contro il voto

Due cittadini chiedono l’annullamento: «Leso il principio di leale collaborazione». Da Roma segnali di pace

VENEZIA. Rifiuto da parte della Regione del Veneto rispetto alla disponibilità del Governo ad attivare una trattativa per il riconoscimento di ulteriori forme di autonomia e mancanza dei caratteri di omogeneità e chiarezza del quesito referendario. Lunedì scorso è stato depositato al Tar del Veneto e ieri al Tribunale di Venezia il primo ricorso contro il referendum sull’autonomia del Veneto, in programma il 22 ottobre prossimo. I due ricorrenti sono il coordinatore del Gruppo 7 luglio Marcello Degni e Dino Bertocco, che si sono affidati allo studio AdLaw Avvocati Amministrativisti di Roma. Chiedono ai giudici l’annullamento e/o la dichiarazione di nullità, previa sospensione, e, ove occorra, anche previa rimessione alla Corte Costituzionale, del Referendum consultivo sull’autonomia del Veneto.

Secondo i legali verrebbe violato il principio di leale collaborazione e della legge regionale 15 del 2014, relativo al mancato riconoscimento di ulteriori forme di autonomia. Il quesito referendario sarebbe inoltre mancante dei caratteri di omogeneità e chiarezza, in contrasto con gli articoli 24 e 25 dello Statuto del Veneto. I due ricorrenti fanno presente che all'elettore «si chiede di pronunciarsi su un quesito a oggetto indeterminato». E su questo la Corte non si è pronunciata, perché interrogata su altri punti di vista, anche se ha affermato che «manca nel quesito qualsiasi precisazione in merito agli ambiti di ampliamento dell'autonomia regionale su cui si intende interrogare gli elettori».

«Sotto il profilo politico il referendum è una farsa costosa e inutile – commenta Marcello Degni, docente di Economia Pubblica a Ca’ Foscari - L'autonomia differenziata è prevista dalla Costituzione dal 2001 e la Regione Veneto non l'ha mai richiesta in 16 anni. Il governatore Zaia ripete spesso che il Veneto ha un residuo fiscale attivo, ma come il Veneto ci sono altre 10 regioni in Italia, cosa succederebbe se tutte chiedessero l’autonomia? Dimentica poi che abbiamo il terzo debito pubblico del mondo, che non può essere regionalizzato. A meno che non si voglia spaccare il paese».

Il Gruppo 7 luglio si dice favorevole all'autonomia sostenibile, ma non all’asserito «raggiro» dei cittadini veneti. «La Repubblica è una e indivisibile e l'autonomia è già prevista abbondantemente – ha concluso Degni -. Pensare di modificare i rapporti tra Stato e territori in modo conflittuale, da nipotini del Tanko, non porta a nulla. Il cosiddetto residuo fiscale da trattenere nel territorio è una colossale stupidaggine».

Intanto il ministro dell’Interno Marco Minniti ha scritto a Luca Zaia: «Le competenti articolazioni centrali e periferiche dello Stato assicureranno la propria collaborazione in ordine agli adempimenti da compiere al fine di contribuire all’ordinato e corretto svolgimento del referendum consultivo sull’autonomia del Veneto di cui alla legge regionale nr. 15 del 19 giugno 2014». Così nella lettera inviata lo scorso 21 luglio, che invita il Prefetto di Venezia a collaborare con la Regione. «I dirigenti regionali, assieme al Prefetto di Venezia e ai funzionari della Prefettura – commenta dal canto suo il governatore Luca Zaia – sono già all’opera per analizzare
i diversi aspetti del protocollo al fine di verificare se siano soddisfatte tutte le necessità evidenziate dalla Regione in ordine alle procedure indispensabili per il corretto svolgimento della consultazione referendaria, sulla base delle disposizioni e delle normative vigenti».

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