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«Campi elettromagnetici causa del tumore»: vince la causa

Verona, impiegato ottiene l’indennità professionale: aveva lavorato per dieci anni sopra a cavi elettrici ad alta potenza

VERONA. Una sentenza storica, che per la prima volta mette in relazione l’insorgere della patologia tumorale con l’esposizione a campi elettromagnetici con frequenza estremamente bassa (i Cem). Il 30 maggio scorso il giudice Cristina Angeletti del Tribunale di Verona ha dato ragione a un uomo che si era visto negare l’indennità per malattia professionale, riconoscendo al contrario la validità della richiesta. Il caso riguarda un lavoratore che, a causa della propria mansione, è stato esposto per dieci anni a campi elettromagnetici indotti da trasformatori e cavi elettrici ad alta potenza, che passavano proprio sotto la sua postazione lavorativa. In prima battuta l’Inail aveva rigettato la richiesta di indennità, non riconoscendo la qualifica di malattia professionale. Di qui il ricorso, seguito da un team di assistenti molto qualificati: il professor Angelo Levis (già Ordinario di Mutagenesi Ambientale presso l’Università di Padova e presidente di Apple, l’Associazione Per la Prevenzione e Lotta all’Elettrosmog), il dottor Vincenzo Cordiano (specialista in Ematologia e in Medicina Interna presso l’Ospedale di Valdagno) e gli avvocati Cristina Guasti e Matteo Ceruti del Foro di Rovigo, esperti di diritto ambientale. La sentenza ha dato ragione al ricorrente, condannando l’Inail a corrispondergli l’indennizzo dovuto e le spese legali. La pronuncia del giudice Angeletti fa seguito alle recenti sentenze dei tribunali di Ivrea e Firenze e a quella della Corte d’Appello di Brescia con le quali è stato riconosciuto il nesso di causa tra l’insorgenza di patologie tumorali al cervello e l’esposizione alle onde elettromagnetiche emesse dai telefoni mobili (cellulari e cordless). «Le sentenze sono arrivate tutte a pochi giorni di distanza» spiega la vicepresidente dell’Apple, Laura Masiero «e parlano di casi simili ma diversi: quelle di Ivrea e Firenze riguardano

l’uso del cellulare, quindi fanno riferimento a campi elettromagnetici ad altissima frequenza. Il caso di Verona, invece, riguarda un lavoratore che ha subito per dieci anni un’esposizione a frequenze molto basse, ma in grado di generare un campo elettromagnetico forte».

Silvia Quaranta

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