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Simic, affare da 300 milioni

L’azienda di Marghera collabora al prototipo di Cadarache

VENEZIA. Un progetto di ricerca da 15 miliardi di euro, intorno a cui ballano commesse da centinaia di milioni: la costruzione del primo reattore a fusione, Iter, non è solo un investimento sulle risorse energetiche del futuro, ma anche una mano santa per l’economia italiana. Il prototipo è in via di costruzione a Cadarache, in Francia, ma l’Italia è uno dei paesi che stanno beneficiando maggiormente del progetto cui partecipano, con le forniture, numerose aziende del territorio. Una di queste è la Simic di Cuneo con filiale a Marghera, nata negli anni '70 come piccola carpenteria artigiana. Poi, grazie alla dinamicità e alla passione dei due soci fondatori, è riuscita ad affacciarsi su progetti via via più ambiziosi, passando alla fabbricazione di apparecchi a pressione, apparecchiature per criogenia e alto vuoto.

«La partecipazione al progetto Iter» spiega l'ingegner Paolo Barbero, dirigente del polo veneto dell'azienda «è iniziata con la realizzazione dei prototipi di componenti per la definizione del design finale del reattore. Una volta lanciata la fase di costruzione, Simic si è aggiudicata due importanti commesse: per la realizzazione di settanta Radial Plates e per la fornitura di dieci Toroidal Field Coils».

Si parla di apparecchiature molto sofisticate, con costi da capogiro: i contratti valgono 160 e 140 milioni di euro (nel primo, però, sono coinvolte altre aziende consorziate). Anche le dimensioni sono impressionanti: «Le Radial Plates» spiega ancora Barbero «sono piastre in acciaio inossidabile a forma di D, che misurano 14x9 metri. I Toroidal Field Coils sono invece i magneti superconduttori più grandi al mondo mai costruiti. Il peso, per dare un’idea, è di oltre 340 tonnellate: circa sei aerei Boeing 737-800». Strumentazioni di questo tipo non possono essere trasportate via terra, perché con le loro dimensioni non passerebbero dalle gallerie. L’unica via è il mare. Per questo, già nel 2009, Simic ha inaugurato uno stabilimento a Porto Marghera.

«Il porto di Venezia» dice l’ingegner Barbero «è uno degli scali meglio serviti e più trafficati d'Italia, con evidenti vantaggi dal punto di vista della logistica. E siamo riusciti a reperire manodopera specializzata, per la presenza di un buon tessuto industriale».

Silvia Quaranta

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