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Intesa Veneto-Lombardia: referendum il 22 ottobre

Zaia e Maroni: «Meritiamo la stessa autonomia delle Regioni a statuto speciale». Bossi: frutto di una lunga lotta. Salvini: dopo 30 anni di parole voto per la libertà

PADOVA. Segnatevi la data sull’agenda: 22 ottobre 2017. Perché può essere l’inizio della «devolution» del Nord da Roma, così almeno la intende Umberto Bossi, il padre di tutte le Leghe. Un po’ come la Brexit con l’Ue o la Catalogna con la Spagna. Lombardia e Veneto, le due regioni che da sole valgono il 30 per cento del Pil italiano e lasciano a Roma un residuo fiscale di 70 miliardi l’anno, hanno deciso di votare un referendum consultivo per ottenere maggiore autonomia da negoziare con il governo, sulla base di quanto previsto dall’articolo 116, terzo comma della Costituzione.

IL BLOG / AUTONOMIE, PROVE DI FORZA

Si chiama “federalismo a geometria variabile” , in realtà l’obiettivo è quello di ottenere gli stessi poteri delle cinque regioni a statuto speciale. A indicare la strada è stato Luca Zaia, che il 17 marzo 2016 ha inviato una lettera all’allora premier Matteo Renzi in cui proponeva il referendum e chiedeva la stessa autonomia e i poteri speciali delle Province autonome di Trento e Bolzano, che trattengono il 90% delle tasse. Scontato il «no» del consiglio dei ministri, ma palazzo Chigi ha aperto la porta per trattare una “devolution morbida” che Zaia fino ad oggi ha rifiutato.

Zaia: in ottobre lo storico referendum per l'autonomia, tutti a votare per il Sì Il governatore della Regione Veneto, Luca Zaia: "Lo faremo in contemporanea con la Lombardia, andrà a votare più o meno un quarto della popolazione italiana, 151 anni dopo il Plebiscito. Questo è il referendum dei veneti, fondamentale che vina il sì e che l'affluenza alle urne sia importante" - Vai alla pagina facebook

L’asse Maroni-Zaia. Ieri, alle 9,36 con un lancio di agenzia Italpress, Luca Zaia e Roberto Maroni hanno rotto gli indugi e spiegato che «domenica 22 ottobre Veneto e Lombardia celebreranno il loro referendum per poter così amministrare maggiori risorse. Io dico che la Lombardia merita di essere una Regione a statuto speciale, meritiamo di tenerci tutte le tasse pagate che oggi vanno disperse in mille rivoli», ha aggiunto Maroni.

A spiegare il significato politico della sfida a Roma ci ha pensato Umberto Bossi: «Era ora, il voto è la conseguenza di una lunga lotta, andremo a trattare con Roma, con lo Stato: non si poteva più aspettare. I lombardi per essere italiani pagano 100 miliardi di euro di residuo fiscale all’anno: tutti gli stati centralisti e fascisti come l’Italia, cercano di fare il colpo di mano mettendo in galera chi lotta per la libertà. Ma è l’ultima cosa che fanno, perché poi scatta la lotta contro l’oppressione», ha concluso Bossi con un sussulto da secessione padana e marcia con le ampolle sugli argini del “dio-Po”.

Salvini tira la volata. Dopo Bossi, Matteo Salvini ha rincarato la dose. «Dopo 30 anni di parole per la prima volta nella storia, grazie ad una Lega forte, ci sarà la possibilità per milioni di cittadini di esprimersi sull’autonomia, sulla libertà di scelta e sui soldi. Spero che questa possibilità venga estesa anche ad altre regioni», ha detto Salvini parlando con i giornalisti a “Tempo di Libri” a Milano. «Sono orgoglioso di essere il segretario della Lega che fa, nel Dna del partito ci sono autonomia e federalismo. Chiunque si voglia alleare con noi sa che l’Italia sta insieme se riconosce le sue diversità». Il messaggio a Berlusconi è chiaro: il centrodestra tenterà la scalata al governo dopo la “mini-scissione” del Pd sulle ali del voto referendario nel lombardo-veneto. L’assalto a Gentiloni e Renzi parte da Milano e Venezia, con Grillo già pronto a cavalcare la tigre del doppio test: è una grande occasione, ma non ci fidiamo dei due governatori della Lega, ha detto il consigliere regionale del M5S lombardo Dario Violi.

Voto 151 anni dopo l’annesisone. E Zaia? Il vero artefice della “devolution” ieri ha abbassato i toni. «Il 22 ottobre 2017 il popolo veneto e quello lombardo scriveranno insieme una pagina di storia. Questa data ha un’importanza del tutto particolare, in quanto andremo al voto esattamente 151 anni dopo il plebiscito con cui la nostra regione fu annessa al Regno d'Italia. Noi speriamo che il referendum si trasformi nella risposta corale dei veneti a quel plebiscito del 1866 e che il Veneto voti compatto, dichiarando la propria autonomia e la sua storica e genetica voglia di autodeterminazione». Tutti d’accordo? Pare di sì, anche se con toni diversi.

Gli altri partiti. Oltre a Lega e Forza Italia, anche il M5S è per il sì. Jacopo Berti propone di utilizzare i soldi dei vitalizi per coprire i 14 milioni di euro di costi referendari, mentre il Pd Stefano Fracasso invita Zaia ad avviare la trattativa con il governo. «Votare con la Lombardia è solo un regalo a Maroni. C’è il rischio di prendere in giro i cittadini raccontando loro che saremo come l’Alto Adige, dove in realtà la sanità costa il 20% in più che da noi: prima di votare Zaia spieghi quali sono le materie che il Veneto vuole farsi affidare dallo Stato», conclude Fracasso.

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