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Il referendum sui voucher non piace al Nordest

Il nuovo Centro Studi del Terziario-Rumater ha messo sotto la lente i due quesiti referendari proposti dalla Cgil, ecco cosa è emerso

VENEZIA. Lo strumento referendario per abolire i voucher non piace a Nordest. Il nuovo Centro Studi del Terziario-Rumater ha messo sotto la lente i due quesiti referendari proposti dalla Cgil, che hanno passato il vaglio della Corte Costituzionale.

Dalla ricerca realizzata su cittadini e imprese del terziario di Veneto e Friuli Venezia Giulia, solo una piccolissima parte di cittadini e imprese vuole cancellare i voucher attraverso il referendum (il 17% dei cittadini e il 10% delle imprese).

«Per oltre il 50% degli intervistati è molto meglio correggere alcuni elementi della normativa per evitare gli abusi, mentre per altri non serve fare nulla e lasciare le cose come stanno», ha spiegato Edi Sommariva, project manager della rete Rumater - Voucher promossi, quindi, perché utili e funzionali per i nuovi lavoratori e imprese per recuperare flessibilità».

Il terziario in particolare ha modelli di business improntati alla soddisfazione di una domanda che deve essere soddisfatta nel momento in cui si palesa. Ma non si nascondono gli abusi dello strumento voucher.

«Se ci sono distorsioni sull’utilizzo, dobbiamo colpirle, ma l’istituto va conservato apportando alcune modifiche - ha proseguito Sommariva - E lanciamo alcune proposte: togliere il loro utilizzo da parte della pubblica amministrazione, impedire che venga utilizzato per pagare i propri dipendenti, non abbassare il tetto del reddito e far funzionare le regole che ci sono».

Più in generale, in base al sondaggio realizzato da Format Research di Roma e EconLab Research di Treviso, la riforma del lavoro fatta dal Governo Renzi non piace a cittadini e imprese. Non c’è però una bocciatura definitiva: è talmente complessa e inattuata che non ha consentito fino ad oggi di apprezzarne fino in fondo i vantaggi che comporta (per il 22,4% dei cittadini e 45% delle imprese).

La ricerca è stata promossa da tre Confcommercio del Nord Est (Venezia, Treviso e Pordenone), cui presto si aggiungeranno anche Udine e Trento per «condividere un percorso comune di studi e riflessioni per interpretare mercati, economie e società con la lente del Terziario di Mercato».

L’altro quesito referendario è relativo alla responsabilità solidale negli appalti. Qui cittadini e commerciati ritengono «sia utile ripristinare la responsabilità solidale tra appaltante e appaltatore, ritenendo in tal modo più facile tutelare i diritti della parte più debole della catena del lavoro, cioè il lavoratore».

Anche qui sarebbe più opportuno e veloce un intervento legislativo ad hoc.

«Quest’ultima percezione, sostanzialmente condivisa tra cittadini e imprese - ha concluso Massimo Zanon, presidente di Confcommercio Venezia e Veneto - mette in luce un senso di cittadinanza comune. Lo stretto contatto con i cittadini ci fa conoscere meglio di altri la situazione che vivono quotidianamente». In molti quesiti emerge chiara da parte dei cittadini una richiesta alla politica di occuparsi di questi problemi.

«Bisogna che chi si è assunto il ruolo di rappresentarci pensi meno alla forma e più alla sostanza delle cose - ha spiegato Renato Salvadori, presidente di Confcommercio Treviso - il mercato è mercato e le imprese conoscono bene

quello reale e diffidano di quello immaginario della politica».

Il sondaggio ha poi registrato un sentimento negativo per l’inizio del 2017. Si respira un clima di fiducia diminuito, pesantezza del debito dello Stato, pericolo di aumento delle accise. E dunque calo dei consumi.

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