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Il Veneto spezza il monopolio del plasma

La prima gara europea per la produzione di emoderivati “salvavita” ha fruttato 50 milioni di risparmi

VENEZIA. Una gara europea, per eludere l’oligopolio vigente nel mercato nazionale nella produzione di medicinali plasmaderivati - albumina, immunoglobuline endovena aspecifiche, fattore VIII - utilizzati in varie situazioni cliniche e considerati farmaci “salvavita”. È la prima in Italia e l’ha condotta a termine la sanità del Veneto, capofila - attraverso il direttore generale Domenico Mantoan - di una cordata interregionale comprendente Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta, Liguria, Umbria e Abruzzo. Ad aggiudicarsi l’appalto (che avrà la durata massima di sette anni e mezzo) è stata l’azienda tedesca CSL Behring - leader mondiale nella produzione di proteine plasmatiche - che ha battuto la concorrenza offrendo condizioni giudicate «obiettivamente vantaggiose» dai vertici di Palazzo Balbi: rispetto alla spesa precedente, il risparmio complessivo per la cordata ammonterà a 120 milioni e quello del solo Veneto supererà i 50.

Ma di che si tratta nel concreto? E perché all’iniziativa ha aderito soltanto una parte delle regioni italiane? A liberalizzare il mercato “protetto” della lavorazione di emoderivati - superando il monopolio sancito dalla precedente normativa che limitava la partecipazione alle gare alle ditte dotate di impianti in Italia - è stato l’Accordo Stato-Regioni del 2012, fortemente innovativo ma condizionato a un vincolo tassativo, però: la facoltà di bandire le gare internazionali è limitata alle regioni provviste di centri trasfusionali e di raccolta del sangue accreditati presso il ministero della Salute, cioè rispettose degli standard internazionali di qualità e tracciabilità dei prodotti ematici. Il sistema veneto - dove la donazione permane su livelli elevati tanto da destinare il 10% della raccolta ad altre regioni - ha fornito le garanzie richieste, al pari dei partner della cordata; non così le altre regioni, escluse perciò dal mercato internazionale.

Non si è trattato di un traguardo indolore: a bloccare la gara europea, impugnando il provvedimento al Tar, ci ha provato Kedrion, il colosso toscano degli emoderivati - finora attore incontrastato del business - che ha quale amministratore delegato Andrea Marcucci, senatore del Pd di provata fede renziana. I giudici amministrativi, tuttavia, hanno respinto il suo ricorso.

Digressione finale. In tema di riduzione di spesa, stavolta relativa al parco diagnostico ospedaliero, il dipartimento sanità della Regione ha approvato il piano triennale di dismissione

delle apparecchiature obsolete e di acquisto di nuove unità; l’investimento - che riguarda soprattutto Tac, risonanze magnetiche e acceleratori nucleari - oltre a soddisfare le esigenze cliniche consentirà un risparmio stimato in 9 milioni nella manutenzione straordinaria.

Filippo Tosatto

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