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I pm: «Popolare Vicenza banca deviata»

La Procura adesso ipotizza l’associazione per delinquere. L’istituto ha presentato domanda di ammissione in Borsa

VICENZA. Si fa sempre più rovente il clima in vista dell'assemblea della Popolare di Vicenza, che sabato 5 marzo dovrà tirare i conti con i soci sulla quotazione in Borsa. Soci imbufaliti non solo per il crollo del valore delle azioni, e i capitali andati in fumo, ma anche per ciò che i pm stanno scoprendo sulla passata gestione dell'istituto. Associazione a delinquere e falso in bilancio: sono i due nuovi filoni su quali sta lavorando la Procura vicentina, come si apprende da fonti vicine al dossier. Non più solo aggiotaggio e ostacolo agli organi di vigilanza, ipotesi per le quali sono stati indagati l'ex presidente Gianni Zonin e altri cinque manager. «Ci troviamo di fronte ad un’organizzazione strutturata, la banca, all'interno della quale alcune persone avrebbero operato, con una struttura gerarchica e ben organizzata, per mettere a segno un numero indefinito di reati», ha spiegato il Procuratore capo di Vicenza, Antonino Cappelleri.

Tutto questo mentre la Popolare di Vicenza ha depositato presso Borsa Italiana la domanda di ammissione alla quotazione delle proprie azioni sul Mercato telematico azionario e alla Consob la richiesta di approvazione del prospetto relativo all'offerta pubblica di sottoscrizione e quotazione. Il fascicolo giudiziario è affidato ai sostituti procuratori Luigi Salvadori e Gianni Pipeschi. Le iniziali contestazioni di aggiotaggio e ostacolo agli organi di vigilanza - Banca d'Italia e Bce - erano state rivolte nei confronti di sei persone: l'ex presidente Gianni Zonin, l'ex dg Samuele Sorato, gli ex vicepresidenti Emanuele Giustini e Andrea Piazzetta, e i due membri del cda Giovanna Dossena e Giuseppe Zigliotto.

«Ci troviamo - ha detto Cappelleri - con almeno 500 casi di azionisti che lamentano di essere stati truffati, e a questi numeri bisognerà aggiungere gli altri 100 depositati alla Procura di Udine». Nel 2015 il valore dei titoli, per i vertici della Popolare, è cresciuto del 9%. Dal bilancio 2015 emerge che la Bpvi ha pagato ai propri dirigenti strategici

16,7 milioni di euro a fronte degli 11 milioni corrisposti nel 2014 (+52%). A spingere i compensi sono stati i 4,8 milioni di indennità per tfr, costi legati alle buonuscite dei manager che hanno lasciato la banca. I compensi per il vertice sono saliti da 10,65 a 11,62 milioni (+9,1%).

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