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COMPETENZA VERO VALORE AGGIUNTO

di Francesco Peghin (*) Nei quindici anni trascorsi dalla nascita della Fondazione Nord Est il tessuto economico sociale delle nostre tre Regioni ha subito con la forza di uno tsunami accadimenti che...

di Francesco Peghin (*)

Nei quindici anni trascorsi dalla nascita della Fondazione Nord Est il tessuto economico sociale delle nostre tre Regioni ha subito con la forza di uno tsunami accadimenti che ne hanno profondamente cambiato la prospettiva. Gli effetti della globalizzazione, a partire dalla sempre maggiore interconnessione delle economie mondiali, e quelli della rivoluzione digitale stanno modificando radicalmente in pochissimo tempo gli scenari di riferimento degli operatori economici ...

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di Francesco Peghin (*)

Nei quindici anni trascorsi dalla nascita della Fondazione Nord Est il tessuto economico sociale delle nostre tre Regioni ha subito con la forza di uno tsunami accadimenti che ne hanno profondamente cambiato la prospettiva. Gli effetti della globalizzazione, a partire dalla sempre maggiore interconnessione delle economie mondiali, e quelli della rivoluzione digitale stanno modificando radicalmente in pochissimo tempo gli scenari di riferimento degli operatori economici e istituzionali oltreché il nostro modo di vivere.

Quella che, iniziata con il crack Lehman Brothers e lo scoppio delle bolle immobiliari, molti confusero con una fortissima crisi congiunturale si è rivelata invece l’inizio di una strutturale rivoluzione economico sociale che sta cambiando il mondo.

Anche dal punto di vista di chi fa impresa nel Nord Est nulla è più come prima. Le radicali evoluzioni degli scenari competitivi hanno colto impreparate moltissime imprese che non sono riuscite a leggere i segnali che già si percepivano nei primi anni 2000. E in questo contesto il sistema politico-legislativo non ha saputo cogliere la sfida dell’Euro per attuare le riforme necessarie da più di venti anni e ridurre il debito pubblico, ma anzi ha aumentato sprechi, debito e corruzione causando una consistente perdita di competitività dell’Italia che dura da oltre dieci anni.

Senza più la possibilità di avvalersi delle svalutazioni competitive il Nordest vincente degli anni novanta si è trovato in grande difficoltà. Con molte imprese rimaste sul campo, multinazionali che stanno lasciando il territorio a favore di altri Paesi e crescente difficoltà a generare opportunità di lavoro per i giovani.

Di contro si vede però anche una non piccola serie di PMI manifatturiere che sta andando meglio che negli anni precedenti al 2008. Hanno saputo adattarsi e cogliere le opportunità dei veloci cambiamenti in maniera vincente, molto spesso fuori dall’Italia. Stanno crescendo, aumentando le esportazioni e radicandosi sempre più nei Paesi con maggiore crescita. Sono “Campioni del Mondo” nelle nicchie dei settori più confacenti al Made in Italy: moda, design, arredamento, agroalimentare, automazione e meccanica strumentale ecc.

Ciò che rese vincente nel mondo il Nordest negli anni ottanta e novanta fu un capitalismo familiare con innovazioni che erano molto basate sulla flessibilità dei processi produttivi. Oggi quel modello non funziona più e la sfida per le imprese sta nel riuscire a mettere in atto differenti processi di innovazione a tutto campo derivanti dall’adattamento alle nuove tecnologie e alla globalizzazione: piccole serie ad alto valore aggiunto e creatività, personalizzazione dei prodotti con alto contenuto di servizio, enfasi su logistica, marketing e distribuzione ad hoc per ogni singolo mercato.

Una sfida certamente non facile da vincere a livello di sistema, con un’Italia in queste condizioni. Ma non dobbiamo dimenticare che le competenze professionali e la capacità e determinazione imprenditoriale d. iffuse nel nostro territorio sono tuttora uniche e ammirate in tutto il mondo. Da qui stiamo ripartendo e se, alla luce di questo scenario, gli attori decisionali politici sapranno finalmente capire l’importanza e il valore dell’impresa manifatturiera come principale motore di sviluppo e innovazione tecnologica, mettendo velocemente in campo azioni di politica economica che la riportino al centro e sfoltendo quelle zavorre che hanno reso l’Italia un Paese poco competitivo per attrarre nuovi investimenti, potremo vedere cominciare proprio dal Nordest quel nuovo rinascimento economico di cui tanto abbiamo bisogno per dare speranza di lavoro e creare crescenti possibilità di realizzazione ai nostri giovani.

Il Rapporto Nord Est di quest’anno entra proprio nel vivo di queste dinamiche e dei cambiamenti che stanno rivoluzionando il mondo e i nostri territori.

(*) Presidente

della Fondazione Nordest