VENEZIA. Maria Luisa «Isi» Coppola non è più un consigliere della Regione Veneto ma resta nella giunta Zaia in veste di assessore esterno, mantenendo le deleghe all’Economia e alle Infrastrutture. A fronte dell’ultima sentenza civile della Corte d’Appello di Venezia, che l’ha dichiarata decaduta dal mandato per violazione della legge sulle spese elettorali, l’assemblea di palazzo Ferro-Fini ha votato la sua immediata surroga con il polesano Renzo Marangon, acerrimo nemico dell’esclusa.
Zaia, invece, ha scelto di abbozzare, trincerandosi nei distinguo: «Non sta a me dare giudizi, sono il primo a voler chiarezza anche se, per quel che mi riguarda, confermo la fiducia all'assessore, invitandola a continuare a lavorare. Del resto, qui non c'entra la legge Severino, non c'è alcuna interdizione dai pubblici uffici. E poi la decadenza è legata solo ad un eventuale superamento del doppio del tetto dei 40 mila euro di spese elettorali: le cifre in ballo sono tutt'altro che chiare, essendo state modificate più volte, per cui non entro nel merito». Più tardi, Palazzo Balbi diffonderà un parere «pro veritate» del giurista Mario Bertolissi, convinto che allo stato degli atti «sia opportuno soprassedere alla revoca degli incarichi».
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A tanta cautela, ha fatto da contraltare la fermezza del presidente del Consiglio Clodovaldo Ruffato che, resistendo alle molteplici pressioni della sua maggioranza, ha scelto di applicare la sentenza, ponendo in voto la surroga. In aula, così, la maggioranza di centrodestra si è sfaldata. Piergiorgio Cortelazzo ed Elena Donazzan (gli ex aennini di Pdl-Forza Italia) hanno difeso la collega di gruppo: «Estrometterla senza attendere l’esito del suo ricorso è un atto indegno, come ci comporteremo se la Cassazione le darà ragione? La reintegreremo?», la tesi che li ha spinti a uscire per protesta al momento del voto. Divisa Forza Italia tout court - alla quale Marangon ha aderito - con Moreno Teso («L’assessore Coppola deve avere la possibilità di difendersi») che non ha votato ma è rimasto in aula, consentendo così il numero legale, mentre il capogruppo Leo Padrin ha scelto il sì. Imbarazzatissima, a dir poco, la Lega: «Ho molte perplessità perché vorrei essere in presenza di un iter giudiziario ben definito», le parole dello speaker Caner, imitato nell’esodo da quasi tutti i suoi, con l’eccezione del polesano (sarà un caso) Stefano Falconi, favorevole.
Compatti nella surroga i sei consiglieri Ncd (il partito di Ruffato) mentre l’opposizione ha colto l’occasione per un duro attacco a Zaia: «Il suo è un atto di codardia istituzionale che non tiene conto di ciò che sta accadendo e dello scatto etico che in questo momento sarebbe richiesto a chi ha l'onere e l'onore di governare», l’accusa di Graziano Azzolin (Pd) « Coppola ha ripetutamente mentito sull'utilizzo dei soldi, l’avesse fatto un assessore della Lega, il governatore l’avrebbe licenziato all’istante ma qui ha le mani legate... ». Severo anche Antonino Pipitone (Idv): «La scelta di Zaia allontana sempre di più la politica dai cittadini e lascia intendere che la casta non si tocca». Tant’è. Alla fine 28 dei 29 presenti hanno dato il via libera a Marangon: «Esprimo tutto il mio ringraziamento ai presenti e tutta la mia disistima agli assenti», ha esordito trionfante, acclamato da una ventina di supporter. «Grazie consigliere, la prossima volta ricordi di indossare una giacca», l’impagabile chiosa di Ruffato.