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Moretti pronta a correre: «Per il Veneto io ci sono»

L’europarlamentare vicentina candidata governatore del Veneto alle prossime elezioni: «Con l’inchiesta e gli arresti finisce l’epoca del centrodestra, serve aria nuova»

VENEZIA. Alessandra Moretti, avvocato vicentina di 41 anni, «figlia - come recita il suo profilo - di uno storico militante del Partito Comunista e nipote di un partigiano democristiano», sarà il candidato del centrosinistra alle Regionali del 2015. «Io ci sono, per il Veneto» dichiara al nostro giornale: «Farò questa battaglia con il mio partito in ogni modo: da europarlamentare, da candidata, da donna di partito, in prima o in seconda linea, l'importante è il risultato, le energie e la voglia di cambiare verso al Veneto non ci mancano. E mai come ora la partita è aperta».

Alessandra Moretti, cosa pensa del Veneto?
«Penso che chi lo ha amministrato finora lo abbia isolato dal resto d’Italia e d’Europa. Occorre tracciare un altro racconto: esportare la capacità dei veneti di creare e di darsi da fare. Promuovere la bellezza artistica delle nostre città e del nostro paesaggio. Un Veneto un po’ meno lamentoso e più europeo. Il Veneto non vince se si isola, le sue imprese vincono se stanno in Europa».

Il governo fa di tutto per deprimere l’entusiasmo: tasse alte, poche risorse , una burocrazia borbonica.
«Questo è stato l’alibi agitato dalla Lega negli ultimi vent’anni: sbagliando, perché poi i leghisti sono andati a Roma a braccetto della peggiore burocrazia, senza cambiare le cose. Questo alibi ora non c’è più: a Roma c’è un governo che ascolta i territori».

Questa Finanziaria è severamente criticata dalle Regioni: toglie a tutti in maniera lineare, non premia i virtuosi.
«Questa è la prima finanziaria a misura del Veneto. Per la prima volta abbassa le tasse, alleggerisce il peso della tassazione sul lavoro, toglie parte dell’Irap alle imprese, rende strutturali gli 80 euro»

Il Veneto non ha gli sprechi della Calabria.
«Il governo sta chiedendo a tutti di fare la propria parte, anche le Regioni taglino gli sprechi. Il Veneto non è la Calabria, ma siamo proprio sicuri non si possa fare di meglio? Ci sono 22 aziende sanitarie, c’è una foresta di società partecipate: si può fare di più».

Alle Europee lei ha preso 230 mila preferenze, più di centomila nel Veneto: quale Pd sarà nei prossimi anni?
«Il centrosinistra è entrato in sintonia con il Veneto. La classe dirigente del Pd ha dimostrato di saper intercettare e tradurre le istanze di questa regione. Matteo Renzi ci tiene moltissimo: la sua prima uscita da premier è stata qui».

Il Veneto è segnato da un’inchiesta epocale, che ha decapitato una classe politica: che impressione si è fatta?
«Stiamo assistendo alla fine di un sistema di potere. L’inchiesta segna l’uscita di scena di una classe dirigente che ha patteggiato ammettendo le proprie colpe, o forse solo parte di esse. Si chiude un ciclo. Ora c’è bisogno di aprire le finestre e di cambiare aria».

La Lega non ha un solo indagato in questa inchiesta.
«La Lega non può chiamarsi fuori, ha governato questa regione insieme al Pdl, bene ha fatto Roger De Menech a ricordarlo. Zaia era il numero due di Galan: o non si è accorto di niente oppure ha fatto finta di non vedere. Chisso lo ha nominato lui. Nella migliore delle ipotesi, non è stato capace di cambiare le cose».

Anche il Pd è coinvolto: il consigliere regionale Giampiero Marchese è stato arrestato e ha patteggiato per finanziamento illecito.
«Non mi tiro indietro, chi sbaglia paghi e non coinvolga il partito. Abbiamo chiesto subito un passo indietro a Marchese. Etica e moralità sono principi assoluti. La nuova generazione metterà un punto chiaro anche su questo».

Lei ha partecipato a una cena promossa dalla Maltauro, indagata all’Expo. Ha mai ricevuto contributi da questa impresa o da suoi manager?
«Il commercialista Gianfranco Simonetto, a titolo personale, ha promosso prima delle Europee un incontro con una trentina di imprenditori, davanti ai quali ho esposto le mie idee. Ma non era una colletta e né Simonetto né la Maltauro hanno contribuito alla mia campagna: le spese sono pubblicate sul mio sito».

Cosa pensa del movimento per la separazione dall’Italia?
«Un obiettivo illusorio, che prende in giro i veneti. Del resto mi sembra che anche i leghisti ci credano poco, visto il flop della raccolta fondi».

Cosa pensa di un Veneto a statuto speciale?
«Noi andremo ad abolire le regioni a statuto speciale. Sono piuttosto per dare maggiore autonomia e risorse alle Regioni, riducendo la distanza tra dove si pagano le tasse e dove vengono spese».

In che modo?
«La Regione ha gli strumenti per farlo. Zaia è stato eletto dai veneti

per fare questo, non per lamentarsi e basta: apra un tavolo con il governo, difenda gli interessi dei veneti, porti a casa di più usando gli strumenti che ci sono. E la smetta di urlare contro Roma. Io sono a disposizione, per dare una mano al Veneto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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